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giovedì 24 ottobre 2013

balmorhea - pyrakantha (2013)

i balmorhea sono un sestetto di austin, che prende il nome da un paesino del texas abitato da 500 anime. la band nasce dall’incontro, nel 2006, tra il chitarrista dilettante michael muller ed il pianista classico rob lowe. nella loro musica si trovano immagini derivate da suggestioni tipiche del sudovest americano: il folklore texano, i paesaggi montuosi, la natura, la notte, il senso di solitudine.
il sound strumentale dei balmorhea è elegante e suggestivo, spazia dal folk, al post-rock, all'avanguardia. durante gli anni il gruppo ha accolto nuovi membri, tra cui una sezione d'archi e percussioni, che hanno contribuito a rendere la loro musica ricca e stratificata, completandone ulteriormente lo spettro sonoro. la discografia della band comprende 5 album, di cui l’ultimo, stranger, pubblicato nell’ottobre 2012.


il disco rappresenta un’evoluzione dall’iniziale “musica cameristica” verso progressioni elettriche. le stesse, insieme all’introduzione delle percussioni, stabiliscono un equilibrato punto d’incontro fra la natura acustica e quella attuale, più pronunciatamente rock-prog, della band.

lo splendido video relativo al brano pyrakantha è stato girato da colin kennedy alla luce del crepuscolo, nel corso di 42 giorni da novembre 2012 a febbraio 2013. il protagonista è lo skateboarder professionista danny garcia, filmato mentre attraversa los angeles. pensando alle immagini da associare alla loro musica, michael e rob avevano in mente la fisicità umana, associata allo stile ed alla grazia. così hanno deciso che lo skate era lo sport giusto, la perfetta rappresentazione del corpo in movimento e colin il regista ideale, come aveva già dimostrato nel clip intitolato quik (che potete vedere più in basso...)

altro interessante video dei balmorhea, sempre in tema di sport e fisicità (in questo caso si tratta di surf), diretto da jack coleman per il brano days, completa lo scenario visivo relativo a stranger.

ecco quik, di colin Kennedy. lo skater protagonista è austyn gillette e la musica chambray dei we barbarians.

lunedì 14 ottobre 2013

scott matthew - i wanna dance with somebody (2013)

nato nel queensland, in australia ma newyorkese d’adozione, scott matthew è un cantautore che si distingue per la timbrica di voce particolare, abbinata ad una spiccata sensibilità interpretativa. fondatore, insieme a spencer cobrin, ex-batterista di morrissey, della band alternative-pop degli elva snow, ha anche contribuito a svariate colonne sonore per la tv ed il cinema. il debutto come solista avviene nel 2008 con un disco che porta il suo nome. dopo tre album di brani originali, ad inizio estate ha pubblicato unlearned, raccolta di quattordici cover. 
la realizzazione di questo progetto era un sogno di scott da anni. la sua speranza è che questi pezzi possano generare in chi ascolta una risposta emotiva senza il preconcetto legato agli originali. gli piacerebbe aiutare a disimpararne - to unlearn - il significato di partenza, offrendone una nuova prospettiva, in qualche caso cambiandola, in altri semplicemente omaggiandola. spaziando fra gli altri dai radiohead a rod stewart, ai bee gees, a jesus and mary chain, neil young, roberta flack, john denver, scott ha riproposto canzoni che hanno influenzato diversi periodi della sua vita, mostrando come ciò sia avvenuto attraverso la sua personalissima interpretazione. le ha fatte quindi sue, soprattutto si è “appropriato” dei testi, sottolineandone le intenzioni.
i wanna dance with somebody, hit di whitney houston conosciuta in tutto il mondo, è diventata così una ballad malinconica, dolcissima, quasi straziante, arricchita di un nuovo, intenso, tasso emotivo. nel video che vi presentiamo la canzone accompagna le immagini tratte dal film five dances del regista alan brown, delicato racconto di formazione che ha per oggetto la passione viscerale di un ragazzo per il mondo della danza. fin dalle prime parole la voce di scott, così emozionante, invita a ri-trovare, anche solo con gli occhi del cuore, un’anima affine con cui “ballare”…
i wanna dance with somebody
the clocks strikes upon the hour
and the sun begins to fade
enough time to figure out
how to chase my blues away
i've done alright up until now
it's the light of day that shows me how
and when the night falls
oh! i wanna dance with somebod
i wanna feel the heat with somebody
yeah! i wanna dance with somebody
with somebody who loves me 
i've been in love and i lost my senses 
spinning through the town. 
sooner or later the fever ends 
and i wind up feeling down 
i need a man who will take a chance 
on a love that burns enough to last 
my lonely heart calls. 
oh! i wanna dance with somebody 
i wanna feel the heat with somebody 
yeah! i wanna dance with somebody 
with somebody who loves me 
oh! i wanna dance with somebody 
i wanna feel the heat with somebody 
yeah! i wanna dance with somebody 
with somebody who loves me 
don't you wanna dance with me baby 
don't you wanna dance with me boy 
don't you wanna dance with me baby



*foto di starfooker

sabato 12 ottobre 2013

campetty - lungofiume (2013)

dopo 3 dischi in inglese come edwood e due in italiano come intercity, lo scorso maggio, i fratelli fabio e michele campetti (in questo caso con la collaborazione di paolo comini e gian nicola maccarinelli), hanno pubblicato la raccolta dei singoli, primo album a loro nome. un progetto quello dei campetty fresco, brillante e variegato in cui, rispetto al passato, l’elettronica lascia maggior spazio alla melodia. lungofiume è il terzo singolo estratto, del quale è stato diffuso il video relativo, diretto da paul mellory. 
lo stesso fabio spiega che questa canzone ha preso spunto da un fatto reale, un gruppo di amici che ogni lunedì si ritrova in riva ad un argine, sul quale lui ha iniziato a fantasticare e, com’è nel suo approccio anticonvenzionale, a degenerare…
“le lucidatrici stile anni ’50, in primo piano nel clip - ha proseguito – m’ispirano parecchia calma, niente a che vedere con la frenesia dei nostri tempi in cui, probabilmente, ci sarebbe tanto da ‘lucidare’…”.
e, ascoltando questa melodia decisamente accattivante, come non dargli clamorosamente ragione?

lungofiume
cento discorsi facili, scacciapensieri anonimi

canti con vino e armonica, soffermarsi su un tramonto, urrà!
ore di sonno al limite, piove
il fiume diventa litio, si muove
un filo di voce come lei, un lampo, un tuono, raffiche
canti con stile e armonica, soffermarsi su un disco dei pulp
ore di sonno al limite, piove
un fiume diventa litio, si muove

martedì 8 ottobre 2013

jocelyn pulsar - io ti amo tu invece no (2013)

francesco pizzinelli da forlì, in arte jocelyn pulsar, dopo 5 album – il più recente dei quali è aiuole spartitraffico coltivate a grano del 2012 - ha da poco pubblicato l’ep sperando di aver fatto cosa gradita. 
si tratta di quattro canzoni, di cui ha curato la scrittura e la produzione, disponibili solo in digitale, che anticipano l’uscita di un nuovo disco, prevista entro fine anno. 
con uno stile inconfondibile, fatto di semplicità, disarmante sincerità, poesia ed agrodolce ironia, pulsar torna ad affrontare il tema che gli è più caro, quello dell’amore a due, facendone anche un’occasione per una riflessione più ad ampio raggio sulla vita. questo in particolare accade nel brano boccetta in cui, una dolcissima melodia sostenuta da piano e chitarra, accompagna un racconto che, con toccante verità, affronta il tema della ricerca–spreco della felicità, nella speranza che, comunque - come jocelyn dice a fine canzone - “i buoni rimarranno vivi”. francesco ha un modo tutto suo di fare musica che coniuga con estrema naturalezza, profondità e leggerezza: condivide stati d’animo e situazioni da perdente che prima o poi, almeno una volta nella vita, ognuno di noi può aver vissuto, ma magari ha rimosso. 
la sua abilità, grazie all’inesauribile arma del sorriso, sta proprio nel permettere a chi l’ascolta di ritrovare e fare pace anche con queste inevitabili sconfitte. una personalissima filosofia, evidente anche nel video relativo al singolo io ti amo tu invece no, girato a forlì da luca coralli, un sabato mattina di settembre. rigorosamente contro corrente dal punto di vista musicale, pulsar ha scelto come primo estratto un valzer romagnolo scacciapensieri, che vede la collaborazione di sig. solo (già pianista con dente) e del settantenne rossano gentili, primo clarino della banda del paese di bagno di romagna (fc), qui alla sua prima registrazione in assoluto. immagini in bianco e nero che riportano ai tempi delle comiche e del muto. jocelyn nascosto dietro una maschera da scimmione (che lo ha "conquistato al primo sguardo", quando è entrato in un negozio di giocattoli). una signora si ferma e comincia a ballare in libertà. tutto questo, partendo dalla storia di un amore non corrisposto, diventa un’ipotesi surreale e divertente di un inevitabile futuro prossimo solo da amico, in cui sapere che le “cose dell’amata vanno male” è già una bella soddisfazione...

io ti amo tu invece no
io ti amo tu invece no 
e la canzone potrebbe finire qua 
ma c'è un minimo sindacale nel minutaggio da rispettare 
e allora vado avanti e vi potrei parlare 
della cassiera al supermarket che questa mattina 
non mi ha fatto lo scontrino 
ma l'anziano dietro a me 
gliel ha fatto notare 
ed io ho pensato "quando avrò i suoi anni 
anch'io passerò il tempo 
dietro le cassiere dei supermercati 
e sarò la mascotte del punto vendita vicino a casa mia 
e quando pioverà sarò contento che metereopatico non sono stato mai aspetterò che tornino i piccioni nel piazzale coi carrelli della crai".
io ti amo tu invece no 
e questa cosa no non cambierà 
ma intanto canto e così passa il tempo 
e poi ho un appuntamento tra mezz'ora dal veterinario 
la mia tartaruga forst, le è ritornata la congiuntivite 
io invece ho un pò di otite 
quasi quasi ne approfitto e chiedo se ha qualcosa anche per me 
e mentre la città si sta svuotando 
mentre l'altra estate si sta impossessando delle nostre teste 
ci fa fare quello che le pare dire quello che le va 
ci rivediamo cinema all aperto sai ti trovo bene 
e mi sei mancato un pò 
mi raccomando mi hai tenuto il posto, 
il solito giù in fondo a sinistra quello dietro l'albero. 
non fare caso a quello che ti dico 
si ti voglio bene si sono un tuo amico 
se mi vuoi parlare dei problemi col ragazzo nuovo 
chi capisce più di me 
e lascia stare se ogni tanto 
mentre mi racconti che le cose vanno male 
io stringo il pugno dietro la schiena 
in un gesto trionfale.

domenica 6 ottobre 2013

calvino - l'amore in aria (2013)

niccolò lavelli è un cantautore indipendente milanese, nato alla fine degli anni 80. fin da piccolo i suoi ascolti si rivolgono a gino paoli, lucio dalla, fabrizio de andrè ed enzo jannacci. a 20 anni inizia ad esibirsi pianoforte e voce in molti locali milanesi. nel 2010 dall'incontro con silvio centamore (già batterista con davide van de sfroos, e tonino carotone) e alessandro rigamonti (al basso), comincia un percorso prima di sperimentazione dal vivo e successivamente in studio, che porta alla registrazione nel novembre 2011 del primo ep giuda.
nel marzo 2012 niccolò inizia a collaborare con blend noise studio. questo incontro segna un punto di svolta: parte una graduale metamorfosi che prenderà forma in calvino, un nuovo progetto musicale che fonde eleganza cantautorale e volontà di spingersi oltre i confini della tradizione. un’idea che nasce dalla ricerca su sonorità sperimentali ed elettroniche, da combinare alla voce di niccolò. il primo ep di calvino, dal titolo occhi pieni occhi vuoti uscirà il prossimo 5 novembre, ed il video che lo introduce, l’amore in aria è diretto da federico fred cangianiello. 
una melodia in apparenza giocosa e leggera, fra chitarra, batteria ed innesti elettronici, accompagna la voce calda di calvino in una riflessione amara sull'amore. si parla della paura di confrontarsi in modo generoso con questo sentimento, della difficoltà di staccarsi dal proprio egocentrismo. il viaggio da intraprendere per conoscere la persona amata appare così denso di pericoli e cattivi presagi. per la mente del protagonista, "ostaggio" di questi pensieri negativi, la terra sembra smettere di ruotare, dando una sensazione di vertigine. il video è stato girato in una palude proprio per accentuare le difficoltà a stabilire un rapporto equilibrato e dinamico con le emozioni che scaturiscono dal cuore. è bello a questo punto continuare a credere che, come scriveva calvino (italo, in questo caso) nel marcovaldo, “chi ha occhio, trova quel che cerca anche ad occhi chiusi”. 


l'amore in aria
le mongolfiere come bandiere in cielo
se vuoi partire ci sarà pure un altro modo 
io ho paura di volare alto 
e l'aria fresca mi mangia lo spirito 
e se poi guarderemo giù 
camminiamo sopra un filo rosso 
e se poi la terra smette di girar 
non importa per me è sempre rimasta ferma 
è sempre rimasta ferma 
ad un'altezza che non è l'età 
con una brezza di quotidianità 
e nuvole nere 
le nere nuvole su noi 
e mari amari amore 
amari mari ed avvoltoi 
e se poi guarderemo giù 
camminiamo sopra un filo rosso 
e se poi la terra smette di girar 
non importa per me è sempre rimasta ferma 
è sempre rimasta ferma

venerdì 4 ottobre 2013

edoardo cremonese - siamo il remix dei nostri genitori (2013)

edoardo cremonese (già edo) si avvicina alla musica a tredici anni per superare la sua timidezza. padovano doc, dal 2009 vive a milano. a 19 anni viene ingaggiato da mtv per buttarsi col paracadute sul palco di trl durante l'esibizione live dei muse, sotto lo sguardo allibito del pubblico. nel 2004 forma gli isterica, la sua prima band, ma è dal 2007 che comincia ad esibirsi come solista con lo pseudonimo di edo. 
all’ep naso a tramezzino, pubblicato nel 2009 segue per vedere lost, primo disco totalmente autoprodotto nel 2011, in cui edo fa tutto da se: scrive, canta e suona. segue un’intensa attività live, con oltre cento concerti, alcune volte da solo con la sua chitarra acustica, altre volte accompagnato dai bucanieri, band di amici storici che vengono coinvolti anche nelle registrazioni del nuovo album. abbandonato lo pseudonimo edo per tornare al proprio nome e cognome, il cantautore inizia nel 2012 a lavorare a siamo il remix dei nostri genitori, che uscirà l’11 ottobre. un titolo che fa riferimento ad un tema molto intimo, vale a dire il rapporto con i propri “vecchi”, il confronto fra generazioni, nella convinzione che – come dice cremonese - “cambiano i periodi storici, gli scenari, i problemi, ma la storia si ripete, si 'remixa' e... cambia, ovvio”…
come l’album precedente, anche il nuovo lavoro è stato registrato attrezzando a studio una stanzina nella mansarda dove ora vive edoardo. si tratta di dieci tracce che condividono storie e descrivono personaggi. per dare più spessore a questi soggetti o racconti sono state inserite collaborazioni importanti quali lodo guenzi (lo stato sociale), nicolò carnesi, alberto pernazza (ex otago, magellano). ne è uscito un disco dallo stile fresco, ironico, diretto, personale sia nella scrittura dei testi che nel mix di melodie proposte. il video relativo alla title-track del disco, realizzato da stefano poletti, è stato girato nell’ex ospedale psichiatrico paolo pini di milano, oggi museo di arte contemporanea. edoardo ha lavorato un anno nel centro dove si fa arte contemporanea in ambito psichiatrico, uscendone umanamente arricchito. per lui è stato importante girare proprio lì, poiché pensa che il museo sia un esempio del positivo passaggio di testimone fra generazioni. una deliziosa musica scanzonata dona leggerezza ad un testo che, in realtà, è una riflessione profonda e disincantata sul rapporto figli-genitori…

siamo il remix dei nostri genitori
alla mia età i miei avevano già due figli, 

e una casa in via dei martiri. 
alla loro età io non ho fatto quasi niente di speciale, 
ma ho due lauree e sono andato ad mtv. 
dio quanto invidio i loro anni ottanta, 
sentivo tutte le hit da dentro la pancia, 
i duran duran (wild boyz) pompavano, 
dall’autoradio della panda. 
ora tu non le resisti, 
ma è meglio se state un po’ più attenti
avrei bisogno di una vacanza, 
ahi, guai a voi brutti dei. 
i nostri genitori eran come due deejay, 
e a furia di spippolare siamo venuti fuori noi.
che come la musica siamo universali, 
noi siamo remix dei nostri genitori, 
nascere è una corsa vinta 
e ha il suo caro prezzo, 
io quella volta li ad esempio, 
sono nato stanco, molto stanco e adesso…
avrò bisogno di una vacanza.
 [p] “ho prenotato, andremo in salento.” 
dalla vacanza che faremo con i tuoi. 
[p] “organizzati!” 
[e] “ma no che palle anche quest’anno in salento no.” 
[p] “e sempre a lamentarvi, 
con quei calzini spaiati e i capelli spettinati.” 
[e] “ma lei non capisce! non è vero...” 
[p] “quelle canzoni tristi a citare battisti.” 
[e] “no tra l’altro a me battisti non è mai piaciuto.” 
[p] “ora basta! 
se continui a frequentare mia figlia ti faccio il culo!” 
si che sono guai…
avrei bisogno di una vacanza, 
ahi, guai a voi brutti dei. 
i nostri genitori eran come due deejay, 
e a furia di spippolare siamo venuti fuori noi.
avrei bisogno di una vacanza,
......

*[p] = pernazza
  [e] = edo

mercoledì 2 ottobre 2013

marrone quando fugge - il prefagiolismo (2013)

massimo lepre è un cantautore astigiano, trentenne. il nome d’arte, marrone quando fugge, delinea il suo rapporto con la madre terra, l’attaccamento alle radici famigliari e la fuga che da sempre lo riguarda. “nella mia vita – racconta massimo - ho iniziato a fare strada da molto giovane e in qualunque posto mi sono trovato ho promesso di ricordarmi sempre da dove son venuto, chi sono e perché sono lì”. in giovanissima età infatti se ne andò di casa inseguendo la passione della cucina. il grande impegno gli ha consentito di raggiungere importanti risultati a numerosi concorsi, anche internazionali, ed ha aperto anche un ristorante, in sardegna. pian piano, però, si è accorto che passare tutto il suo tempo dentro una cucina non è quello a cui aspirava veramente. il cambio di vita era nell'aria: mollare tutto per andare a vivere in una casetta nel bosco, allontanandosi dal denaro, ma avendo a disposizione tutto il tempo libero.
proprio nella casetta massimo e zibba si sono conosciuti due anni fa, al fagiolo, raccontata anche nel brano del cantautore genovese asti est. in quelle sere d’inverno, mangiando, bevendo e suonando, zibba ha iniziato ad interessarsi ai brani scritti da marrone, fino a proporgli di produrre il suo disco d’esordio. nel maggio di quest’anno ha così visto la luce il prefagiolismo. il titolo si riferisce al un progetto di vita basato sulla riscoperta delle piccole cose, sull'abbandono delle ricchezze, per ritrovarne altre che non hanno nulla a che vedere con la materialità quotidiana. fare quindi della situazione di personale disagio nel sistema attuale un punto di forza, ritrovando così il tempo di vivere con un'intelligenza aperta e sana. iniziare a ricercare il proprio essere in armonia con la terra, riscoprendone i valori che, di conseguenza, contageranno il nostro vero io...
le nove canzoni raccontano un mondo di valori semplici, lo scambio, il reciproco sostegno e sono praticamente un inno alla povertà. dopo la vittoria del premio l'artista che non c'era 2013, è arrivata anche la nomination alle targhe tenco 2013 nella sezione “opera prima”.
il video della title track è stato realizzato in meno di dodici ore a costo zero, ad ennesima testimonianza della filosofia “povera” di marrone quando fugge. è un canto dolce e avvolgente, una dichiarazione d'intenti liberatoria, che esprime tutta la possibile serenità riconquistabile solo tornando in contatto con l'essenza delle cose...
il prefagiolismo
pedalerò incontro a quella carta filigrana 
che per poco mi farà sentire ancora uno di voi
sorriderò guardando l'automobilista con i lombi atrofizzati 
e gli occhi tristi di una ragazza ricca
di una ragazza ricca...
ma quanto è ricca la mia vita per tre ore al giorno di lavoro
povera nuova vita mia sei il mio tesoro
mi nutrirò non inquinando l'intestino con sostanze care morte
e tanta chimica e finzione
poi piangerò per tutto quello che si è perso nella fretta 
e nel lavoro a tempo pieno e malattia e veleno
e malattia e veleno...
ma quanto è ricca la mia vita per tre ore al giorno di lavoro
povera intelligenza mia ora sei mia
mi leverò di dosso quello che per tempo mi ha vestito 
ed annodato snaturando ogni mio respiro
e poi vivrò come una favola in un bosco
dove regna povertà e felicità, disobbedienza verso chi
disobbedienza verso chi...
ma quanto è ricca la mia vita riscoprendo le piccole cose
mia odiata carta filigrana regnerai altrove
ma quanto è ricca la mia vita riscoprendo le piccole cose
mia odiata carta filigrana regnerai altrove



*foto di claudia fresu

mercoledì 18 settembre 2013

hjaltalin - crack in a stone (2013)

gli hjaltalín sono sette musicisti provenienti da reykjavík che suonano insieme dal 2004 ed hanno all’attivo tre album. l’ultimo lavoro, pubblicato in islanda nel 2012 e distribuito nel resto del mondo in questi giorni, s’intitola enter 4. 
il numero indicato nel titolo sembra stia a rappresentare una “dimensione parallela”, raggiunta dal frontman högni egilsson a causa di un disturbo bipolare che lo ha costretto al ricovero in un istituto psichiatrico. proprio in ospedale, insieme alla band, sono stati registrati alcuni demo di canzoni inserite successivamente nel disco. complessivamente si tratta di nove brani che, incentrati su un nuovo sound, più evoluto e minimalista, propongono un pop raffinato a due voci, arricchito dalla presenza di strumenti eleganti e suggestivi quali il violino, il fagotto, il clarinetto e il violoncello. i testi esprimono tutti il desiderio di fuga, alla ricerca in un sogno che permetta di continuare a sperare, superando così i momenti dolorosi che appartengono alla nostra “condizione umana”. il primo singolo estratto è crack in a stone.
il video relativo è diretto da yoonha park, che ha ripreso i membri della band in diverse fasi dell’esecuzione della canzone presso il sundlaugin studio, dove è stata anche incisa la versione definitiva del brano. quattro minuti o poco più di perfetta armonia fra una melodia electro-suggestiva, gli intrecci vocali di egilsson e la controparte femminile sigríður thorlacius. ascoltarli, magari ad occhi chiusi, lasciarsi trasportare e un po’ anche sognare, sembra piacevolmente inevitabile...

crack in a stone
i'm losing sight
a stolen mind.
you're the crack in my rock.
your nose at my feet (well it is a lie).
your tongue down my neck (does it shed a light).
you're the only crack in my rock.
funniest thing is by the end you'll never ever know what I want.
never ever stop to see that i was calling your name.
throw away the signs that say that everything will be alright.
will it make you move, if i'm wiser?
leaving it to be, left to see, that things will get better.
please just follow and remember.
when all is gone, what is left to see:
you're just a crack in a stone.

lunedì 16 settembre 2013

gregory porter - liquid spirit (2013)

un “giovane cantante fantastico”, così è stato definito gregory porter da un artista del calibro di winton marsalis. nasce a los angeles ma cresce a bakersfield, california, in una famiglia di origine afro-americana. la scomparsa prematura del padre segna profondamente la vita del giovane greg. si dice che quando da ragazzo la madre lo sente cantare e nota la somiglianza della sua voce con quella di nat king cole, gregory inizia ad immaginare che il cantante sia veramente suo padre e l’amore espresso in quelle canzoni, una dedica segreta. porter inizia ad esibirsi in piccoli jazz club a san diego, dove avviene l’incontro con il suo mentore, il sassofonista kamau kenyatta, “l’uomo che – dirà successivamente - mi ha insegnato tutto ciò che mi occorreva sapere”. 
essere incluso, con uno dei ruoli più importanti, nel cast del musical it ain’t nothin’ but the blues permette alla sua voce di ricevere i primi importanti apprezzamenti. questo, però, non lo spinge a fossilizzarsi in lavori teatrali, ma, al contrario, crea il giusto stimolo per seguire il suo cuore che lo porta a new york, in cerca di una carriera solista. il tutto fatto in modo naturale, spontaneo, evitando di seguire percorsi consigliati da altri, pur consapevole che tale atteggiamento, inevitabilmente, comporterà tempi più lunghi per riuscire ad emergere definitivamente. nel 2010 arriva finalmente l’atteso debutto con l’album water, una raccolta di brani originali e standard jazz, che conquista una nomination al grammy nella categoria "best jazz vocal album". con il disco successivo be good del 2012, ottiene la seconda nomination come "best traditional r&b performance” per il brano real good hands. 
è uscito da pochi giorni liquid spirit, il terzo lavoro e primo per la prestigiosa etichetta blue note records. quattordici tracce che, oltre a brani originali, includono una versione dello standard jazz i fall in love too easily, nonché la cover di lonesome lover di abbey lincoln e di the ‘in' crowd di ramsey lewis. in questo disco gregory ha portato tutto il suo amore per il blues, il soul, e il gospel, elementi che da sempre sente appartenere al jazz. i testi riprendono temi a lui cari come l’amore, la sua gioventù, osservazioni riguardanti problematiche socio-politiche. 
sabato scorso, nell’ambito del cartellone del festival mito settembre in musica, ho avuto l’opportunità di assistere all’unica data italiana, presso il blue note milano, del suo un tour mondiale. 
segno distintivo di porter, come sempre, quando si è presentato sul palco, un copricapo stile fantino che gli avvolgeva guance e mento e che lui stesso definisce il “mio cappello jazz”. ascoltandolo, fin dalle prime note è stato facile intuire perché, in poco tempo, si sia conquistato la fama di una delle “migliori voci del jazz contemporaneo”. in lui convive con assoluta naturalezza, una tecnica sopraffina che rasenta la perfezione, unita ad un calore che arriva diretto al cuore di chi ascolta, regalando un’emozione sottile ma, contemporaneamente, ammaliante. il video che vi propongo è relativo ad una versione live della title track dell’album, registrata ai kplu-fm studios. un vivace gospel-jazz in cui porter ci trascina nel suo mondo in cui l’amore per la musica, a dispetto o forse a compensazione di un passato doloroso, coincide, contagiosamente, con quello per la vita…
liquid spirit
un re-route the river
let the dammed water be
there's some people down the way that's thirsty
let the liquid spirit free
the folk are thirsty
coz of mans unnaturel hand
watch what happens when the people catch winds
of water hitting the banks of the hard dry land
clap your hands now 
get ready for the wave
it might come like the final flood
the people haven't drank in so long
the water wont even make mud
after it comes, it might come like a steady flow
grab the roots of tree down by the river
take a cup when your spirits low
clap your hands now
get down take a drank and fill your water tank
un re-route the river
let the dammed water be
there's some people down the way that's thirsty
let the liquid spirit free
the folk are thirsty
coz of mans unnaturel hand
watch what happens when the people catch winds
of water hitting the banks of the hard dry land

domenica 8 settembre 2013

tigran - road song (2013)

tigran hamasyan, in arte tigran, è un giovane pianista armeno apprezzato da artisti del calibro di trilok gurtu, herbie hancock e brad mehldau. dall’età di tre anni, iniziando con lezione private, ha studiato musica classica nel suo paese. 
dopo il diploma ha proseguito gli studi fra los angeles e new york ma, fondamentale per la sua formazione artistica è stato l’incontro, a undici anni, col maestro vahagn hayrapetyan  che lo ha guidato alla scoperta del jazz tradizionale e del bebop. tigran è cresciuto ascoltando svariati tipi di musica, dai black sabbath, ai led zeppelin, dal rock classico, all’heavy rock. Questa curiosità, insieme ad un grande amore per la musica improvvisata, gli ha permesso di creare un “jazz aperto“ in cui le più differenti ispirazioni si contaminano. nelle sue composizioni, infatti, accanto a suggestioni folcloristiche armene, che testimoniano tutto l’amore per la terra d’origine, troviamo elementi di elettronica e sperimentazione, ma anche la rielaborazione di standard jazz. nasce così uno stile del tutto personale che sarebbe troppo riduttivo tentare di classificare entro un unico genere preciso. 
lo scorso 26 agosto, a due anni dal precedente a fable, progetto di piano solo, è stato pubblicato l’album shadow theater, ancora per la prestigiosa etichetta verve. Il disco è stato realizzato con la sua band, composta da: areni agbabian, voce, ben wendel, sax; sam minaie, basso, nate wood, batteria. a questo lavoro farà seguito l’omonimo tour che, da ottobre, spazierà fra europa (italia esclusa per ora), stati uniti e canada. road song, di cui vi propongo il video realizzato da karen mirzoyan, è il singolo che ha anticipato l’uscita del nuovo disco. una melodia che, accompagnata da voci soavi, quasi angeliche ed oniriche, spazia fra improvvisazioni pop jazz e la più classica tradizione armena, immergendoci in un mondo musicale visionario,mutevole e indefinibile, nel quale è davvero piacevole perdersi... 

lunedì 2 settembre 2013

walter marocchi - foradada (2013)

walter marocchi è un compositore, produttore e film editor milanese. mala hierba è il suo progetto musicale creato all'insegna della contaminazione fra i diversi generi, nella convinzione che gli stessi siano il frutto di incontri, migrazioni, a volte, persino, deportazioni di grandi masse di persone. marocchi pensa che la storia della musica possa insegnare di più sulla civiltà umana rispetto a grandi eventi quali guerre o conquiste. è da queste idee che prende ispirazione il suo secondo disco, pubblicato ad inizio 2013 ed intitolato alisachni, parola che in greco indica lo strato di sale che le onde del mare depositano nella cavità delle rocce. 
si tratta di undici brani strumentali dominati da una grande libertà espressiva, in cui la musica viene proposta come mezzo e luogo di spostamento e contatto. così, grazie anche all'eterogeneità dei componenti del quartetto, ognuno proveniente da esperienze diverse, le radici rock-blues si mescolano a suggestioni jazz, ma anche reggae, balcaniche ed orientali. fanno parte del progetto mala hierba, oltre a marocchi, fabrizio mocata, carlo ferrara e stefano lazzari. all'album hanno collaborato inoltre, tra gli altri, felice clemente al sax, roberto romano al clarinetto e al duduk, nonché un trio di voci femminili e un coro di otto elementi. 
per cogliere le sonorità del quartetto, vi suggerisco il video relativo all'esibizione live, avvenuta presso shareradio, del pezzo foradada. il titolo si riferisce ad un gigantesco scoglio che fuoriesce dal mare dietro il promontorio di capo caccia, in sardegna. un pezzo di roccia scavato dalle onde, l’ultimo bastione oltre il quale lo sguardo si perde nell'infinito del mare aperto. per rendere tutta la forza evocativa di questo paesaggio naturale sono stati utilizzati tre strumenti particolari: la bandurria che, suonata col plettro, appartiene alla musica folclorica di spagna e america latina, la ciaramella, classicamente associata alla zampogna a chiave e la melodica, aerofono simile all'armonica, dotato di tastiera. abbandonarsi, magari ad occhi chiusi, alla dolce intensità di queste note è davvero rasserenante. cinque minuti o poco più in cui mettere in libertà i propri sogni e desideri, prima che tornino a perdersi nei meandri della quotidianità…

venerdì 30 agosto 2013

omosumo - ci proveremo a non farci male (2013)

nati artisticamente nel 2012, gli omosumo, sono un progetto musicale dietro il quale si celano tre giovani talenti siciliani: angelo sicurella, personalità di spicco dell’elettronica siciliana (voce, sinth e drum machine), roberto cammarata, già in prima linea con i waines (chitarra) e antonio di martino, più noto come dimartino (basso). ci proveremo a non farci male è il loro ep d’esordio che vede al mix mario j. mcnulty, già al lavoro con artisti del calibro di david bowie (ha lavorato sul recentissimo the next day), nine inch nails, matmos, angelique kidjo...
il disco si compone di quattro tracce che colpiscono per l’inaspettato e potente impatto sonoro. i testi, minimali, sono in lingua italiana e si ripetono con “furiosa ossessione”, ma, protagonista indiscussa è la musica, e la “battaglia” fra le diverse anime creative che compongono il trio. l’impatto complessivo è davvero dirompente. una vera “lotta” fra synth focosi e appassionati, ai quali rispondono riff di chitarra aggressivi e acidi, creando un sound decisamente electro-internazionale. 
il videoclip della title track è diretto da manuela di pisa ed ambientato in un villaggio immerso nei boschi. racconta di una donna che ha una semplice missione da compiere, per portare al termine la quale, supererà tante difficoltà, anche quelle più irreali. una storia che diventa l’occasione per mettere in mostra l’inimmaginabile, per dare voce alle tensioni e paure che gli intrighi della mente possono creare e che la musica degli omosumo, così “selvaggia“ e tridimensionale, ci trasmette fino in fondo.

giovedì 22 agosto 2013

eterea post bong band - homo siemens (2013)

“scienziati veneti quasi famosi“ così si autodefiniscono gli eterea post bong band. attivi da fine anni ’90, esordiscono con alcuni ep autoprodotti tra il 2004 e il 2006. segue un’intensa attività live e un percorso di ricerca e sperimentazione che, nel marzo scorso, li porta alla pubblicazione di bios, secondo album in studio. 
il progetto artistico di questa band è complesso, sia dal punto di vista concettuale che di quello tecnico. parola d’ordine è provare, cambiare, ribaltare tutto, ma attenendosi ad un ordine preciso. la base musicale elettronica, ottenuta programmando con logica matematica alcuni tipi di macchine, diventa viva e calda grazie all’aggiunta di elementi acustici, strumenti vintage o amplificatori analogici. si forma così un ibrido, una sorta di math rock, dai contenuti densi di riferimenti di ogni genere passando dal cinema - sono fan sfegatati e devoti discepoli del regista david lynch - al campione di scacchi kasparov, alla sequenza di numeri interi positivi di fibonacci. è un concept album che affronta il rapporto fra uomo, macchina, dio e numeri e l’affascinante dicotomia tra scienza e spirito, fede e logica. ne emerge la convinzione che ci sia un vertice che unisce le facce di questa piramide, che approcci diversi in fondo convergano allo stesso vertice, anche se ci sono ancora molti gradini da salire prima di rendersene conto. 
michele emmer, docente di matematica all'università la sapienza di roma e autore delle animazioni di flatlandia, racconto che affronta da un punto di vista originale il concetto di un mondo a più dimensioni, ha invitato gli eterea a presentare il progetto di bios al convegno "matematica e cultura 2014". il tour che presenta il nuovo lavoro in dimensione live, viene ironicamente chiamato "tour del cavolo" (in riferimento all’ortaggio protagonista della copertina dell'album) e integra la performance musicale con un cortometraggio animato e proiezioni di visual su superfici mappate, come è evidente anche dal video, proprio relativo al tour check del brano homo siemens...

martedì 20 agosto 2013

erlend øye - la prima estate (2013)

il norvegese erlend øye, noto soprattutto per essere la metà occhialuta dei kings of convenience, duo acustico di grande successo internazionale, in realtà è musicista e produttore piuttosto eclettico. ha vissuto tra bergen, londra, manchester e berlino. ha collaborato con il duo norvegese dei röyksopp e molti altri gruppi, è stato in tour da solo come dj-cantante (pubblicando un disco nel 2003, dal titolo unrest), ed è parte del gruppo indie tedesco the whites boy alive. la sua musica ha raggiunto qualsiasi parte del mondo e, nel 2012, la città di siracusa gli ha conferito la cittadinanza onoraria. erlend così ha acquistato casa e si è trasferito, insieme alla madre. 
“per me e mia madre è sempre stato un sogno trasferirci in italia. ci piacciono le persone e siracusa è verde tutto il tempo, mentre in norvegia per sei mesi l'anno è tutto grigio. quindi per noi è incredibile vivere in un posto con così tanti colori. è fantastico…”
nella nuova città, per erlend, è stato curioso e divertente imparare la nostra lingua ascoltando la musica italiana, in particolare quella degli anni '60 e '70, alla quale ha finito per appassionarsi. lo scorso aprile aveva diffuso un video in cui i kings of convenience, nella piazza del duomo di Siracusa, interpretavano una versione live di una ragazza in due, una canzone de i giganti, del 1965.
ora è arrivato il suo primo singolo in italiano, la prima estate, una canzone che, con pronuncia esotica, ritmo fresco e brioso, racconta il giorno di laurea di lucia, un’amica di erlend. ha voluto farle una sorpresa raccontando il suo momento magico. ma è anche un brano che parla di futuro, di guardare sempre avanti verso un traguardo. 
il video, girato in un limoneto siracusano, è semplice ed ha i colori caldi e luminosi di una bella giornata estiva. la protagonista femminile è, appunto, lucia moschella e nelle immagini compare anche il padre, l’assessore fabio moschella. la regia è del siracusano gabriele galanti e di marcin öz (che con erlend gestisce la bubble records, etichetta che pubblica il brano). quattro minuti o poco più di contagiosa allegria in cui un'incontenibile gioia di vivere, di esserci in prima persona sempre con un sorriso, arriva a chi l'ascolta spazzando via le nuvole e il grigiore che a volte accompagnano il nostro quotidiano...
la prima estate
il giorno è arrivato, tu sei laureata
ti guardi allo specchio, ma sei ancora tu
tutta la famiglia ha percorso molte miglia
solo per te lucia, ci sono anch'io.
la prima estate, tutte e due laureati
nemmeno tuo padre, riuscirà a buttarti giù
e il tempo per ballare oppure di andar
alla zona balneare, lo meriti, vai...
vai vai vai vai vai.
sicuro poi il cielo è blu
l'autunno arriverà, mi cerchi e non ci sono più
allora dove sarai, sorridi dai, come non mai.
non è per rattristarti, che io ti sto cantando
io voglio ricordarti, la tua vita ce l'hai tu
se vuoi un consiglio, puoi solo festeggiare
lo sai ci sono io, la comitiva è laggiù...
giù giù giù giù giù.
si chiudono le porte e poi, il pacco è pronto per te!