domenica 16 novembre 2014

cumino - pocket (2014)

luca vicenzi, chitarrista ed esploratore musicale, hellzapop (ovvero davide cappelletti) musicista e producer di musica elettronica: insieme, nel 2010, hanno formato i cumino, un duo che già nel nome rimanda ai ricordi di una terra affascinante, l’india, nella quale entrambi i musicisti hanno viaggiato. dopo il disco d'esordio, tomorrow in the battle think on me del 2012 e due successivi ep (inner voice e just melt), è appena uscito il loro nuovo album: pocket. gli autori lo hanno definito "l'istantanea di una stagione, un paesaggio che scorre davanti, ma anche dentro". 
si tratta di un progetto di elettronica-ambient strumentale in cui coesistono l’analogico e i beat sintetici. un suono fluido e avvolgente, costruito su sperimentazioni cinematografiche ed ambienti dilatati. nove brani frutto di una ricerca in cui la parola d’ordine è mettere in secondo piano la ragione, rimanendo totalmente aperti a ricevere le suggestioni, magari anche confuse, delle cose che ci accadono. 
her è il primo singolo estratto, il cui video è diretto da woodstock & selenis, una misteriosa coppia di fotografi con base a lisbona.
immagini rarefatte in bianco e nero, accompagnate da una delicata melodia electroacustica, mettono a confronto due universi: da una parte quello urbano, dominato da ansie e frenesie, dall’altro quello calmo della natura con i suoi spazi infiniti. a stabilire un contatto fra i due mondi c’è lei (her) che, in punta di piedi, o coi tacchi a spillo si muove sinuosa e leggera. è un viaggio dolce, intenso e avvolgente quello che ci offrono i cumino in cui ognuno, anche solo per qualche minuto, può ritrovare una piccola dose di serenità…



  • tutti gli album si trovano nella sezione download del sito ufficiale di cumino.
  • la foto è di lorenzo pennati.
  • grazie ad ellebi per il grande aiuto.

lunedì 10 novembre 2014

letlo vin - rusty world's seeds (2014)

è un cantautore che viene dalla provincia, che ha scelto di non rivelare la propria identità ricorrendo ad un nickname, letlo vin, dal quale già trapela un animo sensibile. infatti, con un gioco di parole che richiama la lingua inglese, questo appellativo si può leggere “let love in”, ovvero “lascia entrare l’amore”. folgorato a 13 anni dal rock’n’ roll, letlo ha iniziato a suonare la chitarra elettrica e ad esibirsi facendo parte di innumerevoli gruppi. il passaggio da un’adolescenza tardiva all'età adulta è avvenuto in modo molto brusco: una persona che suonava con lui da dieci anni, con la quale condivideva la vita oltre alla musica, ha “fatto… quel che ha fatto”: si è suicidato.
dopo questo episodio letlo si è ammutolito e non ha più suonato per quattro anni. nel contempo, però, ha sentito l’urgenza di scrivere cose che “gli uscivano da dentro”, suo malgrado. lo ha fatto nella solitudine della propria casa, accompagnato da una chitarra acustica, mascherando il dolore e le sensazioni molto intense che provoca grazie al “filtro” della lingua inglese, che conosce fin dalla più tenera età. è nato così, in modo del tutto viscerale e spontaneo, il disco songs for takeda (il compagno di musica scomparso era un grande appassionato della cultura giapponese e takeda, appunto, era il soprannome con cui veniva chiamato dagli amici). 

si tratta di un concept album in cui le canzoni si susseguono narrando la vicenda umana di takeda come fossero i capitoli di un libro. per quanto riguarda la parte musicale letlo ha “semplicemente suonato ciò che è anche il frutto di quello che ha ascoltato”, vale a dire artisti come johnny cash, leonard cohen, bruce springsteen, nick cave, van morrison, fino ai più recenti mumford & sons, the decemberists, bon iver, wilco e iron & wine. 
il primo singolo e video estratto dall'album è rusty world’s seeds. una struggente ballata resa ancora più intensa dalle immagini contrapposte che la raccontano: da una parte un “piccolo uomo” di cinque anni, dallo sguardo profondo e malinconico che in una luminosa giornata estiva esplora in solitudine, con innocente curiosità, la natura di campagna e una cascina abbandonata. dall’altra, il suo alter ego, diventato grande, vaga, altrettanto solo, in un paesaggio invernale innevato in cui la luce del sole, a tratti, perde di luminosità. nel finale, quel volgersi indietro del bambino fissando qualcosa d’ignoto e la corsa che ne segue, sembra quasi essere il tentativo di sottrarsi alla consapevolezza che il passaggio all'età adulta non potrà essere indolore…
rusty world’s seeds 
rusty world’s seeds 
i cannot blame you 
rusty world’s seeds 
i won’t forgive you 
i feel like fire 
extinguished by a liar 
like a flat tyre 
exploded in the sahara 
mother earth 
have you ever bothered me? 
mother earth 
have you ever seen me? 
rusty world’s seeds 
i won’t forget you 
i say bye bye
i suddenly kill you
like a black friar
walking on a wire
like a twin tower
the fourth floor’s on fire
mother earth 
have you ever bothered me? 
mother earth 
have you ever seen me? 
mother earth 
have you ever bothered me? 
mother earth 
have you ever seen me?           





foto di andrea furlan
grazie ad ellebi per il grande aiuto

martedì 4 novembre 2014

orfeo - sangue (2014)

federico reale si è avvicinato alla musica grazie ai genitori grandi appassionati, in particolar modo, dei cantautori italiani. autodidatta, ha però imparato a suonare relativamente tardi smettendo, nel contempo, praticamente di studiare: passava tutti i pomeriggi tra chitarre, tastiere e batterie. ha intrapreso diversi progetti musicali spaziando in altrettanti generi, fino al momento in cui è scaturita in lui l’esigenza di esprimersi con testi e musiche composti in prima persona.
il progetto orfeo è nato una sera di novembre del 2013 dall'incontro con l’energia e lo spirito musicale di guido bertazzoni. prendendo sempre più forma, si è concretizzato con la realizzazione del suo primo ep sangue, uscito a fine ottobre, con la splendida copertina di luca quagliato. il disco ha visto la determinante partecipazione, nelle fasi di arrangiamento e produzione, di federico bortoletto (basso e tastiere) e filippo corbella (chitarra elettrica); la batteria è suonata da marco chrappan.

il cd è composto da una manciata di brani - cantati da una voce magnetica - che parlano principalmente di sentimenti e amori, raccontati nella complessità delle loro infinite sfumature, in modo delicato, intimo, spesso velato di malinconia. orfeo si è sicuramente ispirato ai classici - battisti e de gregori su tutti - per arrivare all'attualità di dente, riuscendo però ad elaborare il tutto in modo molto personale, sia dal punto di vista musicale che interpretativo. ascoltando con attenzione vi ho trovato anche alcune chitarre (quasi) post rock ed echi di umberto maria giardini. insomma un "dischetto" che è un piacere ascoltare e riascoltare (5 brani finiscono in fretta).
il video di neve, primo singolo estratto, è diretto da marco carlos cordaro. nelle immagini, una ragazza in bicicletta pedala per raggiungere un parco in riva al fiume in cui orfeo sta suonando in solitudine. una volta arrivata a destinazione, si siede ad ascoltarlo. un clip che, semplice ed essenziale, impreziosisce le atmosfere coinvolgenti del brano. il testo poetico e malinconico arriva come una brezza leggera, grazie ad un recitato lento e delicato, raccontando la ricerca di qualcosa che non necessariamente si può avere…





  *grazie ad ellebi per il grande aiuto
**la foto è di gianluca bennati

giovedì 30 ottobre 2014

lucio corsi - le api (2014)

“sbucato fuori come un fungo dopo che ha piovuto” dalla sua maremma toscana che ha lasciato lo scorso anno per raggiungere milano, lucio corsi è un giovanissimo (ventun’anni appena compiuti) e promettente cantautore. ha iniziato a suonare la chitarra a 13-14 anni e da lì non ha più smesso. vetulonia dakar è il suo ep d’esordio che, nel titolo, propone un’inedita associazione fra le sue grandi passioni: i motori e la musica. parafrasando la famosa “parigi-dakar” infatti, lucio, identifica così l’inizio della sua avventura discografica partita dalla provincia di grosseto (vetulonia appunto). un disco composto da 5 cinque canzoni che durano in tutto solo 12 minuti, arrangiamenti essenziali e chitarra acustica sempre in primo piano. quello che colpisce è l’originalità dei testi, in cui anche la metrica viene utilizzata in modo del tutto personale. con linguaggio verace, poetico, ironico e surreale raccontano un mondo rurale, che è poi quello delle origini di lucio, popolato da animali e creature che sembrano uscite da una fiaba (come l‘uomo con le gambe di cocomero protagonista del pezzo omonimo). 
nell'attesa, a breve, dell’uscita del primo album, prodotto da federico dragogna dei ministri, facciamo un giro sulla "macchina gialla" di lucio, nel video del brano le api. un approccio classico all'ascolto di questa canzone potrebbe lasciare perplessi, in quanto non offre una forma narrativa che racconti una storia. la forza del pezzo, in effetti, accanto alla maturità interpretativa non usuale in un ragazzo di questa età, risiede nella scelta di rappresentare, in musica, istantanee fotografiche di vita apparentemente scollegate fra loro. lasciarsi andare all'ascolto di un pezzo solo in apparenza “senza capo né coda”, tornando così in contatto con la parte più istintiva e sbarazzina di noi, potrebbe anche rivelarsi un ottimo esercizio per rimanere “diversamente giovani”…

venerdì 24 ottobre 2014

soap trip - perdo (2014)

soap trip è un duo di origini pugliesi con base a parigi, nato nella primavera del 2012. si esibisce ininterrottamente fra italia, francia, germania, spagna, olanda e, a fine 2013 ha impressionato anche la platea del palco sanremese del prestigioso premio tenco. a comporlo sono marta dell’anno (violino elettrico, viola, voce e loop station) e natale la riccia (batteria, percussioni e glockenspiel).
le sonorità proposte rimandano ai suoni “trip-hop”, un genere poco frequentato dalla musica italiana. la melodia intrigante e sensuale e le radici prettamente elettroniche, si contaminano con influenze world, jazz, pop e dub.
loop trip, primo disco autoprodotto dal duo, si compone di dieci tracce cantate in italiano, francese, spagnolo e inglese. i testi raccontano di luoghi conosciuti, ma anche immaginati, di sentimenti ed emozioni forti quali la passione o la paura, mentre non mancano anche piccole storie grottesche. 

del singolo “perdo”, per la regia di niki dell’anno, è stato girato un videoclip ambientato fra germania, olanda e francia, che è diventato il riassunto di “un viaggio fra concerti e follia” come l’hanno definito i due stessi artisti. la voce calda di marta ci accompagna all’ascolto di una cantilena rappata i cui ritmi dilatati, scanditi da violino batteria e glockenspiel, entrano subito in testa. descrivendo una “lotta” che è sempre con se stessi, le parole semplici, dirette, a tratti ironiche, esprimono un senso di perdita totale che, allo stesso tempo diviene l’unico modo di “ritrovarsi”, di reagire ad un immobilismo incombente e incosciente …
perdo
perdo le chiavi, il telefono, le chiamate
perdo le dita, la manualità, io perdo la testa
perdo i capelli, le unghie, i miei vestiti
perdo, e dico, voglio perdermi dentro il tuo impermeabile blu
io perdo la testa per niente,
terrore di perdere il lume della ragione
io perdo la testa per niente, 
un immobilismo incosciente mi porta via
da me, da te.
perdo la strada, il lavoro, io perdo gli amici
perdo la voglia, il divano, la tazza da the
perdo le forze, l’udito, io perdo la vista
perdo, e dico, voglio perdermi dentro il tuo impermeabile blu
io perdo la testa per niente,
terrore di perdere il lume della ragione
io perdo la testa per niente, 
un immobilismo incosciente mi porta via
da me, da te.
perdo l’infanzia, i miei giochi, la casa di Barbie
perdo gli ormoni, sto c…o, scappo di qui
perdo le ore, i minuti, un sacco di tempo
perdo, e dico, voglio perdermi dentro il tuo impermeabile blu.
io perdo la testa per niente,
terrore di perdere il lume della ragione
io perdo la testa per niente, 
un immobilismo incosciente mi porta via
da me, da te.