lunedì 8 dicembre 2014

joan thiele - crazy thought (2014)

joan thiele è una giovanissima chitarrista e cantautrice. 
madre italiana, padre di origini argentine. è particolarmente legata alla colombia, dove spesso ritorna, in quanto vi risiede una buona parte della sua famiglia. si è avvicinata alla chitarra un po’ per gioco nell’adolescenza. poi le cose sono cambiate, suonare è diventata un’esigenza. oggi passa gran parte del suo tempo viaggiando ed organizzando date per esibirsi. sale sul palco per condividere la parte di sé riflessa in ciò che scrive e allo stesso tempo si nutre dello scambio bidirezionale che avviene col pubblico, al quale trasmette con naturalezza il suo approccio “leggero” alla vita. interpreta in versione acustica e in modo del tutto personale, brani di artisti quali joni mitchell, jimi hendrix, jim morrison, ma anche e soprattutto canzoni scritte e composte da lei. 
adora la bossa nova e i beatles sono stati il suo primo grande amore. le culture musicali latina e britannica hanno notevolmente influenzato il suo percorso. si esprime in inglese e nei suoi testi racconta con semplicità e spensieratezza piccoli aspetti della vita quotidiana. attualmente sta registrando il suo primo album, del quale è prevista la pubblicazione nella primavera 2015. 
mi è capitato di ascoltarla qualche settimana fa ad un concerto privato milanese, organizzato da la cartografia. la sua performance acustica (poco più di una manciata di pezzi), mi ha davvero colpito: ad un’immagine fresca e raffinata, joan abbina una voce che di certo non passa inosservata: tecnicamente ineccepibile, cristallina, ma anche dolcemente sensuale.
lo scorso ottobre la thiele è stata ospite negli studi del programma radio2 social club, dove si è esibita per quattro puntate, dopo che i conduttori avevano visionato alcuni suoi video su youtube. 
crazy thought è stata registrata in quell’occasione, accompagnata da una band che joan si è "trascinata" con sé, poiché ha fermato i fratelli caruso (batteria, basso e tastiere) dopo averli sentiti suonare per strada, nella zona dei navigli milanesi. è davvero un piacere lasciarsi avvolgere dall'ascolto di questo giovane talento...


*[grazie a strayonfree per le foto e a ellebi per il grande aiuto]

domenica 16 novembre 2014

cumino - pocket (2014)

luca vicenzi, chitarrista ed esploratore musicale, hellzapop (ovvero davide cappelletti) musicista e producer di musica elettronica: insieme, nel 2010, hanno formato i cumino, un duo che già nel nome rimanda ai ricordi di una terra affascinante, l’india, nella quale entrambi i musicisti hanno viaggiato. dopo il disco d'esordio, tomorrow in the battle think on me del 2012 e due successivi ep (inner voice e just melt), è appena uscito il loro nuovo album: pocket. gli autori lo hanno definito "l'istantanea di una stagione, un paesaggio che scorre davanti, ma anche dentro". 
si tratta di un progetto di elettronica-ambient strumentale in cui coesistono l’analogico e i beat sintetici. un suono fluido e avvolgente, costruito su sperimentazioni cinematografiche ed ambienti dilatati. nove brani frutto di una ricerca in cui la parola d’ordine è mettere in secondo piano la ragione, rimanendo totalmente aperti a ricevere le suggestioni, magari anche confuse, delle cose che ci accadono. 
her è il primo singolo estratto, il cui video è diretto da woodstock & selenis, una misteriosa coppia di fotografi con base a lisbona.
immagini rarefatte in bianco e nero, accompagnate da una delicata melodia electroacustica, mettono a confronto due universi: da una parte quello urbano, dominato da ansie e frenesie, dall’altro quello calmo della natura con i suoi spazi infiniti. a stabilire un contatto fra i due mondi c’è lei (her) che, in punta di piedi, o coi tacchi a spillo si muove sinuosa e leggera. è un viaggio dolce, intenso e avvolgente quello che ci offrono i cumino in cui ognuno, anche solo per qualche minuto, può ritrovare una piccola dose di serenità…



  • tutti gli album si trovano nella sezione download del sito ufficiale di cumino.
  • la foto è di lorenzo pennati.
  • grazie ad ellebi per il grande aiuto.

lunedì 10 novembre 2014

letlo vin - rusty world's seeds (2014)

è un cantautore che viene dalla provincia, che ha scelto di non rivelare la propria identità ricorrendo ad un nickname, letlo vin, dal quale già trapela un animo sensibile. infatti, con un gioco di parole che richiama la lingua inglese, questo appellativo si può leggere “let love in”, ovvero “lascia entrare l’amore”. folgorato a 13 anni dal rock’n’ roll, letlo ha iniziato a suonare la chitarra elettrica e ad esibirsi facendo parte di innumerevoli gruppi. il passaggio da un’adolescenza tardiva all'età adulta è avvenuto in modo molto brusco: una persona che suonava con lui da dieci anni, con la quale condivideva la vita oltre alla musica, ha “fatto… quel che ha fatto”: si è suicidato.
dopo questo episodio letlo si è ammutolito e non ha più suonato per quattro anni. nel contempo, però, ha sentito l’urgenza di scrivere cose che “gli uscivano da dentro”, suo malgrado. lo ha fatto nella solitudine della propria casa, accompagnato da una chitarra acustica, mascherando il dolore e le sensazioni molto intense che provoca grazie al “filtro” della lingua inglese, che conosce fin dalla più tenera età. è nato così, in modo del tutto viscerale e spontaneo, il disco songs for takeda (il compagno di musica scomparso era un grande appassionato della cultura giapponese e takeda, appunto, era il soprannome con cui veniva chiamato dagli amici). 

si tratta di un concept album in cui le canzoni si susseguono narrando la vicenda umana di takeda come fossero i capitoli di un libro. per quanto riguarda la parte musicale letlo ha “semplicemente suonato ciò che è anche il frutto di quello che ha ascoltato”, vale a dire artisti come johnny cash, leonard cohen, bruce springsteen, nick cave, van morrison, fino ai più recenti mumford & sons, the decemberists, bon iver, wilco e iron & wine. 
il primo singolo e video estratto dall'album è rusty world’s seeds. una struggente ballata resa ancora più intensa dalle immagini contrapposte che la raccontano: da una parte un “piccolo uomo” di cinque anni, dallo sguardo profondo e malinconico che in una luminosa giornata estiva esplora in solitudine, con innocente curiosità, la natura di campagna e una cascina abbandonata. dall’altra, il suo alter ego, diventato grande, vaga, altrettanto solo, in un paesaggio invernale innevato in cui la luce del sole, a tratti, perde di luminosità. nel finale, quel volgersi indietro del bambino fissando qualcosa d’ignoto e la corsa che ne segue, sembra quasi essere il tentativo di sottrarsi alla consapevolezza che il passaggio all'età adulta non potrà essere indolore…
rusty world’s seeds 
rusty world’s seeds 
i cannot blame you 
rusty world’s seeds 
i won’t forgive you 
i feel like fire 
extinguished by a liar 
like a flat tyre 
exploded in the sahara 
mother earth 
have you ever bothered me? 
mother earth 
have you ever seen me? 
rusty world’s seeds 
i won’t forget you 
i say bye bye
i suddenly kill you
like a black friar
walking on a wire
like a twin tower
the fourth floor’s on fire
mother earth 
have you ever bothered me? 
mother earth 
have you ever seen me? 
mother earth 
have you ever bothered me? 
mother earth 
have you ever seen me?           





foto di andrea furlan
grazie ad ellebi per il grande aiuto

martedì 4 novembre 2014

orfeo - sangue (2014)

federico reale si è avvicinato alla musica grazie ai genitori grandi appassionati, in particolar modo, dei cantautori italiani. autodidatta, ha però imparato a suonare relativamente tardi smettendo, nel contempo, praticamente di studiare: passava tutti i pomeriggi tra chitarre, tastiere e batterie. ha intrapreso diversi progetti musicali spaziando in altrettanti generi, fino al momento in cui è scaturita in lui l’esigenza di esprimersi con testi e musiche composti in prima persona.
il progetto orfeo è nato una sera di novembre del 2013 dall'incontro con l’energia e lo spirito musicale di guido bertazzoni. prendendo sempre più forma, si è concretizzato con la realizzazione del suo primo ep sangue, uscito a fine ottobre, con la splendida copertina di luca quagliato. il disco ha visto la determinante partecipazione, nelle fasi di arrangiamento e produzione, di federico bortoletto (basso e tastiere) e filippo corbella (chitarra elettrica); la batteria è suonata da marco chrappan.

il cd è composto da una manciata di brani - cantati da una voce magnetica - che parlano principalmente di sentimenti e amori, raccontati nella complessità delle loro infinite sfumature, in modo delicato, intimo, spesso velato di malinconia. orfeo si è sicuramente ispirato ai classici - battisti e de gregori su tutti - per arrivare all'attualità di dente, riuscendo però ad elaborare il tutto in modo molto personale, sia dal punto di vista musicale che interpretativo. ascoltando con attenzione vi ho trovato anche alcune chitarre (quasi) post rock ed echi di umberto maria giardini. insomma un "dischetto" che è un piacere ascoltare e riascoltare (5 brani finiscono in fretta).
il video di neve, primo singolo estratto, è diretto da marco carlos cordaro. nelle immagini, una ragazza in bicicletta pedala per raggiungere un parco in riva al fiume in cui orfeo sta suonando in solitudine. una volta arrivata a destinazione, si siede ad ascoltarlo. un clip che, semplice ed essenziale, impreziosisce le atmosfere coinvolgenti del brano. il testo poetico e malinconico arriva come una brezza leggera, grazie ad un recitato lento e delicato, raccontando la ricerca di qualcosa che non necessariamente si può avere…





  *grazie ad ellebi per il grande aiuto
**la foto è di gianluca bennati

giovedì 30 ottobre 2014

lucio corsi - le api (2014)

“sbucato fuori come un fungo dopo che ha piovuto” dalla sua maremma toscana che ha lasciato lo scorso anno per raggiungere milano, lucio corsi è un giovanissimo (ventun’anni appena compiuti) e promettente cantautore. ha iniziato a suonare la chitarra a 13-14 anni e da lì non ha più smesso. vetulonia dakar è il suo ep d’esordio che, nel titolo, propone un’inedita associazione fra le sue grandi passioni: i motori e la musica. parafrasando la famosa “parigi-dakar” infatti, lucio, identifica così l’inizio della sua avventura discografica partita dalla provincia di grosseto (vetulonia appunto). un disco composto da 5 cinque canzoni che durano in tutto solo 12 minuti, arrangiamenti essenziali e chitarra acustica sempre in primo piano. quello che colpisce è l’originalità dei testi, in cui anche la metrica viene utilizzata in modo del tutto personale. con linguaggio verace, poetico, ironico e surreale raccontano un mondo rurale, che è poi quello delle origini di lucio, popolato da animali e creature che sembrano uscite da una fiaba (come l‘uomo con le gambe di cocomero protagonista del pezzo omonimo). 
nell'attesa, a breve, dell’uscita del primo album, prodotto da federico dragogna dei ministri, facciamo un giro sulla "macchina gialla" di lucio, nel video del brano le api. un approccio classico all'ascolto di questa canzone potrebbe lasciare perplessi, in quanto non offre una forma narrativa che racconti una storia. la forza del pezzo, in effetti, accanto alla maturità interpretativa non usuale in un ragazzo di questa età, risiede nella scelta di rappresentare, in musica, istantanee fotografiche di vita apparentemente scollegate fra loro. lasciarsi andare all'ascolto di un pezzo solo in apparenza “senza capo né coda”, tornando così in contatto con la parte più istintiva e sbarazzina di noi, potrebbe anche rivelarsi un ottimo esercizio per rimanere “diversamente giovani”…