lunedì 21 luglio 2014

abiku - qui non succede mai niente (2014)

gli abiku sono cinque ragazzi di grosseto che “amano il cinema di elio petri, l'ornitologia, ma soprattutto la musica pop”. nascono artisticamente nell'estate del 2009 ed hanno pubblicato il primo disco technicolor nel 2011. fondamentalmente si sentono un po’ dei peter pan e ritengono che, chi voglia rivolgere al mondo uno sguardo di tipo artistico, debba per forza conservare un po’ di innocenza infantile. non a caso il loro nome prende a prestito una parola che, nella mitologia del popolo africano degli yoruba, indica gli spiriti dei bambini trapassati prima di raggiungere la pubertà: spiriti che, ciclicamente, muoiono e rinascono, sempre sotto forma di bambini, proiettando così l’infanzia in una dimensione senza tempo. la musica degli abiku nasce dall'incontro spontaneo delle passioni dei singoli componenti del gruppo: si compone di note che partono dal cantautorato pop fino ad arrivare al jangle, allo shoegaze, al post-punk e ad accenni retrò anni 60. 
qui non succede mai niente è il primo pezzo estratto da la vita segreta, secondo album che uscirà a settembre. il titolo è lo stesso di un'iniziativa che ha visto gli abiku esibirsi per le strade della loro terra, interpretando 12 cover di celebri brani della tradizione italiana, pubblicati su youtube dallo scorso 19 marzo. 
partendo da una classica frase qualunquista sentita pronunciare dai loro coetanei, i musicisti toscani danno vita a un progetto teso a scardinare questo cliché. vogliono essere un esempio di come sia possibile fare cultura, anche e soprattutto in una zona come la maremma, terra che è fondamentale per la loro espressione artistica. da anni, infatti, fanno le prove in un cascinale in riva all'ombrone, le loro canzoni spesso e volentieri parlano della vita in provincia e del falso immobilismo legato ad essa. 
da pochi giorni, per la regia di edoardo lenzi, è uscito il lyric video che presenta il nuovo singolo. ogni fotogramma del clip è composto da una foto (ne sono state scattate 44,101) e diverse sono le persone che hanno partecipato alle riprese, ognuna con un cartellone scritto a mano che riporta una frase del testo. un brano electro-dream pop che si presenta come un racconto provocatorio, ironico e dolcemente intenso. inizialmente potrebbe sembrare quasi una dichiarazione di guerra nei confronti della loro città, in realtà, ad un ascolto più attento, si rivela una profonda dichiarazione di nostalgia per un amico che, forse partito alla ricerca di qualcosa che non riusciva a trovare nella sonnolenta vita in città, è ormai lontano da troppo tempo…
qui non succede mai niente
"farei qualsiasi cosa pur di lasciare la città 
perché mi manca qualcosa che non si può trovare qua"
se almeno avessi parlato così
avrei potuto chiederti di restare 
poi, arrendendomi all'evidenza, 
ti avrei lasciato andare 
tanto qui non succede mai niente 
qui non succede mai niente 
terremoto, dove sei? 
tromba d'aria, dove sei? 
napalm, dove sei? 
"qual'è il suo vero lavoro 
ma quand'è che crescerà?" 
qui suonare la chitarra è un crimine 
via saffi, here we come! 
vorrei finirla di parlare di te 
e ricominciare a parlare con te 
ma i desideri hanno il limite 
di non considerare il fatto che 
qui non succede mai niente 
qui non succede mai niente 
carabina, dove sei? 
barricata, dove sei? 
lanciafiamme, dove sei? 
bombardiere, dove sei? 
agente arancio, dove sei? 
bomba atomica, dove sei? 
luca, dove sei?
luca, dove sei?


gli abiku sono:
giacomo amaddii barbagli: voce chitarra
virna angelini: basso voce
edoardo lenzi: tastiere sintetizzatori samples voce glockenspiel
stefano campagna: batteria percussioni tastiere
lorenzo falomi: chitarra voce

[grazie a ellebi per il grande aiuto]

giovedì 24 aprile 2014

giuliano vozella - more to say (2014)

giuliano vozella è un giovane chitarrista e compositore barese. il suo percorso solista, iniziato nel 2011, si ispira al cantautorato americano, del quale ha “assorbito” le matrici folk blues. nel 2012 ha pubblicato notes through the years, primo album a cui è seguita un’intensa attività live, alternata a collaborazioni con artisti emergenti del suo territorio. nel dicembre 2013 si è laureato “con lode” in chitarra jazz presentando un progetto di tesi multimediale in forma di cortometraggio intitolato the journey, di cui è scrittore, regista, operatore video, compositore e unico musicista dell’intera colonna sonora. è appena uscito il suo secondo disco ordinary miles: dieci brani composti, scritti e arrangiati in lingua inglese da giuliano con i quali il suo percorso musicale si amplia, assumendo nel contempo contorni più definiti.
la formazione, variabile, di base prevede un trio così composto: giuliano - chitarra e voce, alessandro grasso - basso/contrabbasso, michele ciccimarra - batteria. ad arricchire il tutto archi, fiati, strumenti a percussione, pianoforte e hammond. si tratta di un disco che, come indica già il titolo, fa riferimento ad un “viaggio”, un percorso personale che ognuno di noi dovrebbe cercare costantemente di realizzare, al di la degli inevitabili ostacoli che il “cammino incerto della vita” spesso frapporre fra noi e i nostri obiettivi. more to say è il primo singolo estratto dal nuovo lavoro. la voce, ricca di sfumature e cambi di tono assolutamente naturali, rivela da subito un’innegabile attitudine ad accompagnare “oltre oceano” chi l’ascolta. guardando il video è poi un autentico piacere per gli occhi, ma ancor di più per il cuore, cogliere il sorriso radioso con cui giuliano diventa tutt’uno con la sua chitarra, che appare davvero come un‘esternazione di tutte le sfumature della sua anima…
 
more to say
emotions, happiness, and satisfaction
but oh so many disappointments and sadness.
yeah, i still have more to say
i'm only 21
and perhaps they're all words that you won't hear
but i want to tell you too
emotions, happiness, and satisfaction
but oh so many disappointments and sadness.
it takes so much strength to go on, and many times
at the end of the games played in this field
there are neither winners nor losers
but only a question remains:
am i doing the right thing?
you go on to struggle
and still talk about these notes that affect you,
and you don't tire...
you don't understand where the matter finishes,
but actually it has no end.




*foto di toshiro kureiji
** grazie a ellebi per il prezioso aiuto

lunedì 24 marzo 2014

gogol bordello - my gypsy auto pilot (2013)

"il gipsy punk? sì, l’ho inventato io. molti di quelli arrivati dopo sono band da matrimoni." così eugene hütz, frontman della band dei gogol bordello, rivendica la paternità di un genere ormai suonato nei locali e nei festival musicali di tutto il mondo. il gruppo,i cui componenti provengono per la maggior parte dall’europa orientale, si è formato nel 1993 a new york, ma il loro vero esordio musicale avviene nel 1999. hanno all’attivo sei album in studio, di cui l’ultimo pura vida conspiracy è stato pubblicato a luglio 2013.
si tratta di dodici tracce nate con l’intento di diffondere un messaggio preciso: cercare se stessi al là dei confini imposti dalla nazionalità, nella convinzione che, se si possiede un vero “spirito umano”, non ci si può fissare in uno specifico genere, cultura o nazionalità. i gogol bordello sono attualmente una formazione multietnica che unisce l’ucraino hutz alla voce e chitarra, i russi sergey ryabtsev e yuri lemeshev al violino e alla fisarmonica, l’italo-svedese oliver francis charles alla batteria, l’etiope thomas "tommy t" gobena al basso, l’equadoregno pedro erazo alle percussioni e la ballerina vocalist e percussionista elizabeth chi-wei sun, di origini cinesi. 
la loro musica nasce dal desiderio di contaminare genere diversi: si va dal punk, al folk, al rock, alla world music, al reggae, alla musica gitana e alla tradizione ucraina. il video di my gypsy auto pilot è stato registrato live negli studi di 89.3 the current, radio pubblica di saint paul, minnesota usa. 
l'obiettivo dichiarato di eugene hutz è scrivere canzoni che raccontino storie che rimangano in testa per giorni. ascoltando il ritmo frenetico di questo violino, sostenuto da una brillantissima fisarmonica, con chitarra e batteria altrettanto scatenate, sembra proprio che lo abbia totalmente centrato…

giovedì 20 marzo 2014

gabriele buonasorte 4et - anymore (2013)

musicista che fa della versatilità e dell’amore per le contaminazioni sonore il suo tratto dominante, gabriele buonasorte è sassofonista, compositore, arrangiatore e sound designer. ha collaborato con musicisti quali gabriel rivano, silvia bolognesi, carlos rojas, stelvio cipriani. nel 2012 ha formato il suo quartetto composto da angelo olivieri (tromba), mauro gavini (basso) e mattia di cretico (batteria), con cui ha registrato forward, primo progetto originale.il disco è nato dal desiderio di scrivere musica che potesse non esser racchiusa dentro una qualsiasi etichetta di stile. buonasorte da sempre interpreta il jazz come una straordinaria miscellanea di linguaggi differenti, da plasmare liberamente, attraverso l'ispirazione del momento. questo progetto, in particolare, racconta musicalmente immagini e situazioni del suo vissuto, esprimendo un pensiero critico su temi attuali politico-economici e sociali. 
per far questo ha scelto un linguaggio semplice e lineare, ma con una forma in costante evoluzione, che genera continui cambiamenti sonori. si passa dal groove intenso a ritmi sincopati, da atmosfere soft ed evocative ad improvvisazioni psichedeliche.
il video è relativo ad un versione live del brano anymore, nel quale è presente anche la violoncellista susanne hahn. le immagini sono state realizzate presso l’indiehub di milano in occasione della registrazione dell’album. un modo davvero suggestivo per dare vita, attraverso le note, a pensieri, riflessioni, ricordi che si alternano, crescono, fino ad esplodere in un energico "mai più", in cui ognuno può ritrovare la forza e volontà necessari per affrontare un quotidiano spesso complicato…





foto di alessandro sgarito.

martedì 4 marzo 2014

pipers - juliet grove (2014)

i pipers (letteralmente suonatori di strumenti a fiato) sono una band che nasce a napoli nel 2007, da un progetto del cantante e compositore stefano de stefano. il nome del gruppo è stato ispirato dal protagonista della favola del pifferaio magico (dei fratelli grimm), che con la magia delle sue note, riusciva a farsi seguire dai topolini liberando così la città di hamelin. 
la scelta della lingua inglese, così come il gusto decisamente internazionale, li ha portati a suonare diverse volte nel regno unito, riuscendo a fare “da spalla” a gruppi quali turin brakes, the charlatans, ocean colour scene, ma anche starsailor e l’ex stone roses ian brown. durante il percorso la formazione è cambiata parecchio, il background si è ampliato, spaziando dal british, al folk, fino al cantautorato americano. 
dopo il primo disco no one but us, uscito nel 2010, il trio, per il secondo lavoro, ha scelto gli studi the magic garden di wolverhampton in inghilterra ed il produttore gavin monaghan (già al lavoro con editors, paolo nutini, robert plant e numerosi altri). l'album è stato registrato in soli dodici giorni, ma è passato un anno e mezzo (arrivando a gennaio 2014) per la pubblicazione. un disco, juliet grove (dal nome della strada in cui la band soggiornava durante le registrazioni), in cui c’è una fortissima componente di determinazione, voglia di reagire e “farcela” a di là delle difficoltà da affrontare per un gruppo emergente, correlate all’attuale situazione del mercato discografico. sono nate così dieci canzoni, di cui alcune in verità scritte anni fa, che stefano riassume così: “oneste e sincere, stronze quando bisogna esserlo, serie per gran parte del resto, con musica pestata sulle corde e accarezzata sui tasti, cantate da fare entrare dentro nei momenti di scazzo, malinconia o riflessione“.
juliet grove è un album che si ascolta molto volentieri, sospeso tra il pop e il folk, rivela un gusto tipicamente british caratterizzato da melodie leggere di chitarre ed armonica, piacevoli inserti di piano e una batteria energica al punto giusto. proponendo musiche raffinate ed arrangiamenti particolarmente curati, i pipers ci accompagnano in un viaggio emozionale in cui s'incontrano tutte le sfumature dei sentimenti. in ascolto, socchiudendo gli occhi, possiamo ritrovarci nel bel mezzo di una pioggerellina primaverile, "abbandonati" da qualche parte, nelle midlands inglesi.
il lavoro è stato anticipato dal singolo ask me for a cigarette, brano che prende spunto da un episodio accaduto realmente. la ballata, sorretta da una melodia dolce, malinconica e struggente, con delicata intensità racconta come l’appuntamento con l’amore di una vita possa arrivare in un momento apparentemente banale, come quello, appunto, in cui si chiede una sigaretta. il video, realizzato da giacomo triglia, è arrivato in finale al pivi (premio italiano video indipendente) 2012 nella categoria miglior montaggio e si è anche aggiudicato la vetrina sul sito del noto magazine inglese nme.
ask me for a cigarette 
ask me for a cigarette 
i love you without knowing you 
but I do because that’s the way it goes 
ask me for a cigarette 
and trust me from the very start 
for all the rest just look into my eyes 
ask me how i used to feel 
who i really want to be 
help me reassemble all the parts 
for now you have a cigarette 
you can stay here with me if you want 
there’s no need to say anything at all 
oh, tell me you’re much more than 
anything i’ve ever had 
anything i've ever felt 
anything i wish i had 
ask me for a cigarette my love 
ask me for a cigarette my love 
oh, tell me you’re much more than 
anything i’ve ever had 
anything i've ever felt 
anything i wished i had
ask me for a cigarette my love 
ask me for a cigarette my love 
ask me for a cigarette 
i know it’s a damage for your health 
but would you say that life is always good? 
ask me for a cigarette, 
a reason to get close to me 
for all the rest just look into my eyes
nato come una lenta ballata piano e voce, safe, in pre-produzione ha acquistato più dinamicità, trasformandosi in un valzer energico, divenendo anche il brano preferito di gavin monaghan. un mix davvero ben riuscito di dolcezza ed energia, scandite in particolare da batteria, armonica e mandolino, fa da sfondo al racconto di una storia che vede protagonista la lucida, struggente consapevolezza del “senso di fine“ che si avverte quando si sta perdendo qualcuno di importante. un po' come sentirsi di appartenere ancora allo stesso fiume ma, divisi, vedersi scorrere su differenti rive...
il video è stato registrato dal vivo allo studio starlight di napoli da foley vision (diretto da giò scarberg)
safe
the marks on your face
they draw a perfect grace
but don’t know how long
i can admire them
we’re not sure about the steps
we need to take next
but surely i will stay here
and give you my help
oh i know how far you’ve gone
a new faith will grow
as the world is coming down
but you’re here on the other side 
everything thru different eyes 
oh i know how far you’ve gone 
a new faith will grow 
as the world is coming down 
but you’re here on the other side
everything thru different eyes my dear
all i want is that you don’t feel alone
that’s not your place
i’ll keep you safe my dear
i pipers sono:
stefano de stefano voce chitarra piano armonica
stefano "stoo" bruno basso mandolino voci
marco magnacca batteria voci
pedro coviello basso voci


*foto live di chiara amendola
**grazie a ellebi per il prezioso aiuto!