domenica 28 settembre 2014

dellera - ogni cosa una volta (2014)

roberto dell’era, in arte semplicemente dellera, è autore, cantante e polistrumentista. inglese d’adozione, per oltre dieci anni ha accumulato esperienze nell'ambito della scena musicale inglese e internazionale. tornato in italia nel 2006 si è unito agli afterhours come bassista. nel tempo ha coltivato anche un’attività artistica come solista, che si è concretizzata nel 2012 con la pubblicazione dell’album colonna sonora originale, finalista al premio tenco come miglior opera prima.
ogni cosa una volta, è il nuovo singolo che anticipa l’uscita del suo secondo progetto discografico, prevista entro fine 2014. il brano è stato inserito nella colonna sonora di senza nessuna pietà, pellicola d’esordio alla regia dell’attore michele alhaique e presentato nella sezione orizzonti al recente festival di venezia. prodotto e interpretato da pierfrancesco favino, è un noir all'italiana con un occhio internazionale, in cui i tempi lenti, molto calibrati, hanno dato un’ampia possibilità di sviluppare in libertà l’interpretazione musicale. totalmente innamorato del linguaggio cinematografico declinato alle note, dellera ha raccolto con entusiasmo l’invito del regista a collaborare, scegliendo di rielaborare un'idea che trae origine dai suoi anni passati in inghilterra. è nata così una canzone dalla ritmica brit, con una narrazione dallo stile semplice ma intenso, che dellera riassume così: "un ricordare, in primis a me stesso, il tempo e il luogo in cui vivo". nel film, il pezzo è inserito in modo accattivante e divertente. mimmo, cioé favino, entra in un bar dove incontra la protagonista femminile. durante la sequenza uno speaker radiofonico annuncia: "è uscito il nuovo singolo di dellera". reality e fiction s’incontrano così con simpatia. il video è stato realizzato con la regia di giorgina pi e dello stesso dellera. con note dolcemente rock, scandite dagli archi di rodrigo d’erasmo e dall’organo hammond di enrico gabrielli, il testo ci invita a “restare in silenzio” per tornare in contatto con la parte più autentica di noi, quella che ci da la possibilità di riappropriarci del senso di ciò che stiamo vivendo…








[grazie ad ellebi per il prezioso aiuto]

sabato 20 settembre 2014

saluti da saturno - baciami tanto (2014)

la pianista messicana consuelo velázquez torres, compose besame mucho nel 1941, in pieno periodo bellico, mostrando, a soli 24 anni, un’indole piuttosto ardita per quei tempi. il testo rivelava infatti tutto il desiderio e le aspettative di una giovane donna le cui labbra non erano ancora state baciate. nel tempo è diventato uno dei brani più popolari del XX secolo e la sua sensualità ha conquistato i più grandi interpreti: da nat king cole a sammy davis jr. dai beatles a placido domingo...
mirco mariani, “anima” del progetto musicale saluti da saturno se ne è innamorato quando lo ha visto cantare dal vivo da joao gilberto, “in una versione di 15 minuti volati in un baleno, ad umbria jazz 1996”. 

secondo l’artista emiliano è uno di quei "pezzi assoluti che si possono fare e rifare in mille modi e generi diversi trovando sempre il loro abito ideale". 
è nato così il desiderio di inserirlo all’interno di shaloma locomotiva, che non è solo il titolo di un nuovo disco, ma anche il nome di una collana di musica caratterizzata da un precisa connotazione sonora che cresce e si sviluppa alliinterno del labotron: uno spazio, in pieno centro storico a bologna, in cui mirco produce, ricerca, sperimenta in totale libertà, riportando a nuova vita strumenti poco utilizzati nella composizione contemporanea come la celesta o il mellotron.
baciami tanto è la versione italiana del brano originale. mariani ha scelto di cantarlo nella nostra lingua con l’intento di donargli così una veste ancor più poetica, romantica e misteriosa. l’ascolto, rivela un approccio electro con una chitarra graffiante, a tratti distorta, che potrà far storcer il naso a qualche purista o “nostalgico”, ma di sicuro ha il merito di rielaborare un classico in modo del tutto originale.



giovedì 11 settembre 2014

ólöf arnalds - patience (2014)

studi classici di violino e viola, approccio autodidatta alla chitarra e al charango, ólöf arnalds è una cantautrice islandese che fa della voce lo strumento in più che la caratterizza fin dal primo ascolto. il suo talento avrà modo di arrivare anche in italia quando, a fine mese, sarà distribuito palme, il suo quarto album. il nuovo progetto, che si discosta completamente dai precedenti, è frutto di un’intensa collaborazione con amici fidati come gunnar örn tynes dei mum e skúli sverrisson (già al lavoro con laurie anderson, ryuichi sakamoto e blonde redhead). otto tracce in cui si fondono sperimentazioni sonore e libertà creativa generando un prodotto certo non di facile ascolto, ma sicuramente suggestivo. 
patience è il primo singolo appena uscito, il cui video è diretto da máni m. migfússon. una “vocina” con precise connotazioni liriche, innocentemente sensuale, quasi “disturbante” nella sua essenza così cristallina, è ricondotta alla leggerezza da quel coretto costante che l’accompagna. del tutto particolare anche l’effetto visivo delle riprese: una stanza buia si illumina e allo stesso tempo ne rivela una trasformazione del tutto inaspettata. l’abitazione in modo graduale viene “serenamente” invasa dalla natura che con monti, foreste, campi e fiori ne sgretola le pareti rivelando un’energia vitale alla quale è impossibile resistere. totalmente “posseduta” ed appagata da questa consapevolezza la protagonista, nel finale, chiude gli occhi e sorride arrendendosi a questa forza d’origine quasi ultraterrena…





lunedì 1 settembre 2014

Momo Said - con l'Africa nel cuore

Momo, negli ambienti domestici marocchini, è un nomignolo dato ai bambini. Ed è proprio questo desiderio di vivere in leggerezza, coltivando lo spirito tipico dell’infanzia, che ha spinto il cantautore Moussamih Mohamed Said a scegliere di utilizzarlo come nome d’arte. Nato a Casablanca nel 1982 da emigranti marocchini ma cresciuto nelle Marche, in provincia di Ancona, Momo è entrato in contatto con la musica fin da piccolissimo. 
Ho avuto l’occasione di ascoltare il suo disco d’esordio, Spirit, pubblicato lo scorso anno. Composto da 11 brani tutti suonati in acustico, mi ha idealmente condotto in un viaggio musicale che, partendo dall’Africa, incontra e contamina fra loro generi diversi come il soul, il reggae, il funk ed il folk. E’ nato così il desiderio di approfondire alcuni aspetti della sua vita e del suo universo sonoro. Nell'attesa di incontrarlo e di ascoltare dal vivo la sua musica, gli ho chiesto di scrivermi raccontandomi un po’ di sé. 
“Il primo approccio incondizionato con la musica l’ho vissuto con la celebrazione delle feste in famiglia, condividendo la bellezza di gesti semplici, come il battito di mani alla marocchina (che è tutta un’altra cosa, non è un applauso alla europea). Ho conosciuto vari strumenti a percussione e la viola, ho ascoltato vagonate di dischi e cassette che potevo trovare nel negozio di mio padre. Da lì ho sentito l’innato desiderio e piacere di emettere ed imitare tutti i suoni che udivo - e parlo di quando avevo solo 6 anni”.
Successivamente è arrivato il determinante incontro con il canto, partecipando, durante gli anni dell’oratorio, alla corale della chiesa di S. Maria di piazza, ad Ostra Vetere (AN) e la decisione di prendere lezioni di solfeggio, seguita da una crescente attenzione per la percussione negli strumenti della tradizione. L’ascolto delle voci femminili di tutto il mondo che poteva conoscere allora, spaziando fra generi e stili quali il R&B, il Blues, il Soul, il Jazz e il Funk, ha portato Momo, a 18 anni, all’acquisto della sua prima chitarra che, indossata a mo’ di zaino, lo ha accompagnato ovunque, fino al giorno in cui, dopo una rovinosa caduta, gli ha salvato la vita. 
“E’ proprio vero, povera la mia Carmen. Una scena anche a dir poco imbarazzante davanti al bar 45 di Cesena e chi c’era se lo ricorda bene. Ha salvato la mia schiena dallo spigolo del marciapiede che, cadendo dallo skate, avrebbe inevitabilmente incontrato le mie lombari… Meglio così, Carmen mi ha salvato ed è ancora con me.” 
Proprio con questo strumento, portando la sua terra d’origine nel cuore e prendendola a riferimento, divenendo così un faro che illumina la sua via per il mondo, Momo ha iniziato a comporre le prime canzoni. 
“La mia terra d’origine è tutto, e quando dico tutto non lo dico per scherzo. Sono costantemente legato ad un filo che alimenta ogni mio pensiero, desiderio, paura, volontà, bellezza d’essere, tormento e agonia dell’anima, esaltazione di ogni più viscerale felicità; Il solo sapere che esistono certi profumi e colori, le persone e il loro magnifico modo d’essere, mi da forza, energia mentale e fisica”. 
Momo è poliglotta e, pur avendo scelto essenzialmente la lingua inglese per esprimersi, ha scritto molte composizioni anche in italiano, in francese, arabo e spagnolo. Il suo primo singolo, prodotto da Tam Tam Studio Recordings è stato proprio un brano cantato in italiano, Campi di Grano, con cui si è presentato a Sanremo nel 2010. Al suo percorso fra parole e musica appartengono argomenti di rilevante impatto socio-culturale quali il razzismo e le seconde generazioni. 
“Non sono io in particolare ad aver focalizzato l’attenzione su questi temi, piuttosto le persone che mi hanno incontrato hanno avuto la curiosità di approfondire con me queste argomentazioni. Sono un ragazzo a cui piace informarsi, documentarsi. È facile incappare in cantonate mostruose, quindi la mia attenzione è incentrata sull’amore per la vita, la meditazione, la conoscenza e la condivisone del sapere umano, il silenzio.” 
In “Spirit” Momo ha utilizzato numerosi strumenti per arrivare a trasmettere tutti i dettagli del suo mondo sonoro. 
“Non si parte a priori, con la scelta di un suono o di uno strumento. In realtà è l’ascolto che permette di tracciare percorsi psico-auditivi. Lasciarsi andare al silenzio per ascoltare veramente è come tentare di abbandonare le proprie paure di fronte a un nuovo amore. È così che scopro i suoni, imparo a conoscerli e come un sarto, tento di vestire un essere che è docile quanto feroce, con i tessuti di un’anima che appartiene a tutti.”
Father’s Love, secondo singolo estratto dal suo album d’esordio, è un brano che, attraverso numerose radio italiane, sta riscuotendo un discreto successo.
Il video è nato sviluppando un’idea di Ray. Ci è piaciuta moltissimo da subito ed abbiamo iniziato a collaborare con Doktor Zoil per produrre in breve tempo un soggetto che parlasse di uno degli aspetti che ci toccano più da vicino, quello dei sentimenti, della passione, della famiglia, affrontandolo in maniera leggera, quasi ironica.”
Guardando e ascoltando il clip mi è arrivato fino in fondo un contagioso senso di gioiosa libertà. Fin dalle prime note, scandite da un delizioso ukulele, mi sono ritrovato, con un sorriso, a condividere il cammino di due simpaticissime infradito che, inarrestabili, tornano ad una vita più vera, a contatto con la natura con le sensazioni più autentiche.
FATHER'S LOVE 
FATHER'S LOVE 
HAS WISDOM & PAIN 
PLAY HARD AS HARD 
BECOMES THE GAME 
SEVERAL TIMES 
MORE THAN WORDS ME GAVE 
GROWN ME STRONG 
SO I CAN'T BE AFRAID 
HOW MANY TIMES 
YOU FOUND YOURSELF 
ALONE GIDEON SOLDIER 
WRONG LESS 
SO FORWARD 
THERE'S NOTHING 
I SUPPOSE OR 
I EXPECT 
TIME HAD BEEN 
CRUMBLEING AWAY 
SPARKLING FI BLAZE 
SAY ME NOW FOR DRYING TEARS 
DROPPING ALL THE WAYS 
PEOPLE JUST TO FIND IF IS SO 
WHANT YOU TRUST TO ME OR NOT 
WHEN I TALK ABOUT THIS 
FATHER'S LOVE 
HAS WISDOM & PAIN 
PLAY HARD AS HARD 
BECOMES THE GAME 
SEVERAL TIMES 
MORE THAN WORDS ME GAVE 
GROWN ME STRONG 
SO I CAN'T BE AFRAID 
FROM ABOVE LOVE IS TELLING 
NOW ME FEATURING THE LONE 
PEOPLE JUST KEEP TALKING ABOUT SOMETHING 
THEY DON'T REALLY KNOW 
FARY MOM WHANT ME TO COME BACK 
NOW ME ROUTING ON FOR LUCK 
SO DOES THIS FEELING 
GOT NO TRUTHNESS 
AND I KNOW THERE'S MUCH TO MARCH 
ZION'S TELL YA 
WANTING ALL FI ROLE YA 
NOTHING BUT MATERIAL 
COMING JUST TO USE YA AGAIN 
PEOPLE COMING UP TO HELP YA 
NO ONE WHANT TO LET YOU FALL 
COME TO TRUST YA 
IF EVER WHEN FIRE 
COMES AND LONG ME BLAZE 
I WHANT UP FI RAISE 
I WANT TO GET A WORD LIKE THIS 
SET ME FREE 
GOT ANOTHER WORLD 
TO LIVE ANOTHER DAY 
FATHER'S LOVE 
HAS WISDOM & PAIN 
PLAY HARD AS HARD 
BECOMES THE GAME 
SEVERAL TIMES 
MORE THAN WORDS ME GAVE 
GROWN ME STRONG SO I CAN'T BE AFRAID 

words and music by M. Moussamih
©2013 Giurrado snc music publishings

Le foto sono di Corrado Magalotti.
Grazie a Momo e Corrado per la disponibilità.
Ad ElleBi per il prezioso aiuto.

lunedì 21 luglio 2014

abiku - qui non succede mai niente (2014)

gli abiku sono cinque ragazzi di grosseto che “amano il cinema di elio petri, l'ornitologia, ma soprattutto la musica pop”. nascono artisticamente nell'estate del 2009 ed hanno pubblicato il primo disco technicolor nel 2011. fondamentalmente si sentono un po’ dei peter pan e ritengono che, chi voglia rivolgere al mondo uno sguardo di tipo artistico, debba per forza conservare un po’ di innocenza infantile. non a caso il loro nome prende a prestito una parola che, nella mitologia del popolo africano degli yoruba, indica gli spiriti dei bambini trapassati prima di raggiungere la pubertà: spiriti che, ciclicamente, muoiono e rinascono, sempre sotto forma di bambini, proiettando così l’infanzia in una dimensione senza tempo. la musica degli abiku nasce dall'incontro spontaneo delle passioni dei singoli componenti del gruppo: si compone di note che partono dal cantautorato pop fino ad arrivare al jangle, allo shoegaze, al post-punk e ad accenni retrò anni 60. 
qui non succede mai niente è il primo pezzo estratto da la vita segreta, secondo album che uscirà a settembre. il titolo è lo stesso di un'iniziativa che ha visto gli abiku esibirsi per le strade della loro terra, interpretando 12 cover di celebri brani della tradizione italiana, pubblicati su youtube dallo scorso 19 marzo. 
partendo da una classica frase qualunquista sentita pronunciare dai loro coetanei, i musicisti toscani danno vita a un progetto teso a scardinare questo cliché. vogliono essere un esempio di come sia possibile fare cultura, anche e soprattutto in una zona come la maremma, terra che è fondamentale per la loro espressione artistica. da anni, infatti, fanno le prove in un cascinale in riva all'ombrone, le loro canzoni spesso e volentieri parlano della vita in provincia e del falso immobilismo legato ad essa. 
da pochi giorni, per la regia di edoardo lenzi, è uscito il lyric video che presenta il nuovo singolo. ogni fotogramma del clip è composto da una foto (ne sono state scattate 44,101) e diverse sono le persone che hanno partecipato alle riprese, ognuna con un cartellone scritto a mano che riporta una frase del testo. un brano electro-dream pop che si presenta come un racconto provocatorio, ironico e dolcemente intenso. inizialmente potrebbe sembrare quasi una dichiarazione di guerra nei confronti della loro città, in realtà, ad un ascolto più attento, si rivela una profonda dichiarazione di nostalgia per un amico che, forse partito alla ricerca di qualcosa che non riusciva a trovare nella sonnolenta vita in città, è ormai lontano da troppo tempo…
qui non succede mai niente
"farei qualsiasi cosa pur di lasciare la città 
perché mi manca qualcosa che non si può trovare qua"
se almeno avessi parlato così
avrei potuto chiederti di restare 
poi, arrendendomi all'evidenza, 
ti avrei lasciato andare 
tanto qui non succede mai niente 
qui non succede mai niente 
terremoto, dove sei? 
tromba d'aria, dove sei? 
napalm, dove sei? 
"qual'è il suo vero lavoro 
ma quand'è che crescerà?" 
qui suonare la chitarra è un crimine 
via saffi, here we come! 
vorrei finirla di parlare di te 
e ricominciare a parlare con te 
ma i desideri hanno il limite 
di non considerare il fatto che 
qui non succede mai niente 
qui non succede mai niente 
carabina, dove sei? 
barricata, dove sei? 
lanciafiamme, dove sei? 
bombardiere, dove sei? 
agente arancio, dove sei? 
bomba atomica, dove sei? 
luca, dove sei?
luca, dove sei?


gli abiku sono:
giacomo amaddii barbagli: voce chitarra
virna angelini: basso voce
edoardo lenzi: tastiere sintetizzatori samples voce glockenspiel
stefano campagna: batteria percussioni tastiere
lorenzo falomi: chitarra voce

[ringraziamenti]
a fabio bruni per le foto
a costello's per la disponibilità
a ellebi per il grande aiuto