domenica 24 maggio 2015

somi - the lagos music saloon (2014)

laura kabasomi kakoma (in arte somi) è una cantautrice ed interprete nata in illinois da genitori immigrati in america dal rwanda e dall'uganda. il suo è un percorso di vita in senso inverso. nel 2011, dopo la morte del padre e su consiglio di hugh masekela (trombettista tra i grandi esponenti della musica africana e suo grande amico) ha lasciato new york e si è trasferita a lagos. qui, somi, che in america si era già conquistata una certa attenzione nel mondo jazz, ha avuto modo sia di arricchire il proprio repertorio, che di ampliare le conoscenze della musica nigeriana, esibendosi spesso con artisti locali. è nato così il suo nuovo disco, the lagos music salon, un progetto che si caratterizza per la costante sequenza, accanto a brani accattivanti, di pezzi i cui testi affrontano temi socialmente e politicamente impegnati quali il genocidio, l’infibulazione, il forzato sbiancamento della pelle...
dal punto di vista melodico spicca l’influenza della musica nigeriana ed il brano "lady rivisited” prende spunto proprio da uno dei capolavori di fela kuti, impreziosito dalla presenza di angelique kidjo. non manca anche un’impronta più squisitamente americana nel pezzo “when rivers cry”, che vede la collaborazione con il rapper di chicago common. anche grazie ad una voce che unisce una tecnica perfetta ad una seducente intensità, somi ha saputo creare uno stile ibrido che fonde l’essenza del jazz e del soul con la profondità delle sue radici africane. 

il video di “brown round things”, ispirato dalla visione di alcune “donne della notte” che abitano strade molto particolari di lagos, testimonia la sensibilità di somi verso un tema sempre di scottante attualità come la prostituzione femminile. il suo è un approccio particolare che, nel rispetto assoluto delle scelte di vita individuali, si astiene da qualsiasi giudizio morale, concentrandosi piuttosto sulle sensazioni legate alla “perdita d’innocenza” che caratterizza questa sofferente condizione di vita. quella tromba così struggente (suonata da ambrose akinmusire) che accompagna il piano per tutto il pezzo, unita ad una voce ricca di sfumature intime e delicate, trasmette il rispetto sincero per l’umanità ferita di donne che comunque hanno trovato un loro modo per sopravvivere in una città tanto dura… 
la delicata "last song" parte dolcissima voce e piano fondendo le precedenti
esperienze jazz di somi con le influenze assimilate nei 18 mesi passati a lagos. le immagini ci aiutano ad entrare in questo mondo in cui i sorrisi, i colori e la natura forniscono un grande contrasto con la visione delle degradate aree urbane. il brano è dedicato alla memoria delle vittime del volo interno abuja-lagos (dana air 992), schiantatosi durante l'atterraggio nella città africana il 9 giugno 2012, nel quale persero la vita tutte le 153 persone a bordo. in particolare somi fa riferimento ad una donna che aveva conosciuto una settimana prima, perita nell'incidente. il messaggio è di vivere ogni giorno fino in fondo perchè non possiamo mai sapere se sarà l'ultimo.


somi ha scritto "ginger me slowly" dopo aver sentito l'affascinante espressione in slang lagosiano (una varietà di pidgin english) "to ginger someone", praticamente "speziare qualcuno" che significa "farlo sentire bene". immagini in bianco e nero intime, romantiche, a tratti sensuali, accompagnano un brano che parla d'amore con sfumature minimali ma intensamente poetiche...


[grazie a ellebi per il grande aiuto]

venerdì 24 aprile 2015

old fashioned lover boy - your song (2015)


old fashioned lover boy è il nome d’arte di alessandro panzeri, cantautore napoletano, trapiantato a milano che ha già all’attivo un’esperienza nella band pop-rock degli abulico, con i quali ha realizzato due album. con the iceberg theory, pubblicato agli inizi di marzo, inizia il suo progetto da solista. il disco, intimo, del tutto istintivo e spontaneo, è una sorta di raccolta degli ultimi dieci anni di vita di alessandro. l’album, infatti, mette insieme pezzi scritti tantissimo tempo fa ed altri più recenti, frutto degli ascolti dell’ultimo periodo. nonostante il notevole arco temporale che separa i brani, il lavoro mantiene una sua omogeneità grazie a suoni naturali ed essenziali. fra chitarre, synth e batteria si crea un’atmosfera rarefatta e malinconica, con evidenti richiami al folk nordico ed incursioni anche nelle melodie degli anni ‘80. 
cantato in inglese, il disco presenta sonorità e testi apparentemente semplici che, al contempo, cercano di trasmettere una profondità che stimoli l’interpretazione personale di chi ascolta. è questa per alessandro la “teoria dell’iceberg”: lasciando affiorare pochi, scarni concetti, se ne possono esprimere in realtà tanti altri. del singolo your song, con la collaborazione del videomaker svedese daniel larsen, è stato realizzato un suggestivo video in un luogo particolare (una ex fabbrica di panettoni), chiamato “perpetua”. le immagini, mostrando un ambiente in parte degradato, ma che comunque la luce e il sole riescono ancora ad illuminare, sono in perfetta sincronia con lo spirito malinconico ma non rassegnato della canzone. una ballata che con note semplici ma intense, colpisce dal primo ascolto, trasportando in un mondo di emozioni rarefatte, ma dolcemente ipnotiche e totalmente condivisibili: chi, almeno una volta non si è trovato a pensare: è tempo di cambiare, di cambiare la mia vita...

[grazie ad ellebi per il grande aiuto]

sabato 4 aprile 2015

marinaio, cuoco, cantautore: una birretta con matteo fiorino...

mi è capitato di recente di imbattermi nel disco di matteo fiorino, uscito qualche settimana fa su etichetta frivola records: il masochismo provoca dipendenza. è un album piacevole, espressione di un cantautorato sbarazzino ma che allo stesso tempo offre interessanti spunti di riflessione, spesso giocati sul filo di una poetica ironia. notando il suo passaggio per milano, ne ho approfittato e sono andato ad ascoltarlo dal vivo. è stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere da vicino che mi hanno portato a conoscere meglio matteo e la sua musica.
va precisato che matteo non si è potuto esprimere al massimo delle sue potenzialità, non tanto per i contenuti, in quanto le canzoni sono state presentate in modo accattivante ed eseguite con impegno - tra l’altro si è prodigato nell’intrattenimento del pubblico, risultando a volte illuminante nel raccontare il senso più profondo dei suoi testi. il limite è stata la location, il bar al confine in zona porta genova. un locale che si è rivelato inadatto per questo genere di situazioni, fortemente condizionato dall’impianto audio piuttosto carente e dai presenti che in buona parte chiacchieravano amabilmente, disturbando chi voleva rimanere concentrato nell’ascolto del concerto. nonostante le condizioni ambientali, fiorino non si è scoraggiato, ha combattuto le avversità, portando così a termine egregiamente la sua performance.
nel dopo concerto ho avuto l’opportunità di soffermarmi con lui davanti a una birretta e quello che segue è più o meno quanto ci siamo detti: 
dalle informazioni diffuse dal tuo ufficio stampa, oltre ad essere un cantautore sei anche un marinaio... 
si, confermo! sono un pessimo marinaio con mansione di cuoco ma lavorando su barche piuttosto piccole sono praticamente un tutto-fare. mi imbarco solitamente per periodi brevi e soprattutto su barche a motore. 

mi risulta che da buon marinaio non mantieni le promesse (sbaglio o il tuo disco doveva uscire nel 2013?) 
quelle non le mantengo a prescindere. scherzo! diciamo che il mio slancio di ottimismo è stato severamente punito. purtroppo ci sono stati vari intoppi durante la produzione, perciò l'uscita è slittata di un paio di anni, durante i quali sono diventato matto, ma durante i quali ho sempre e comunque aggiornato i raisers sullo stato dei lavori. tutto sommato è uscito fuori un buon lavoro e, chi ha creduto in me fin dalla prima ora, adesso che ha finalmente ricevuto il disco, si ritiene ampiamente soddisfatto. meno male, va... 

parlami dell'esperienza di musicraiser 
un'esperienza di sicuro molto formativa, al di là del raggiungimento dell'obbiettivo. solo quando ci sei dentro ti rendi conto che fino a un attimo prima avevi pressoché totalmente ignorato una serie di aspetti legati alla creazione dell'immagine e al suo confezionamento: in una parola, la comunicazione. in italia gli artisti tendono a sottovalutare questo aspetto, forse perché fino a pochi anni fa erano altre figure professionali ad occuparsene, quindi è un problema nuovo.
lo scopo principale di piattaforme crowd-funding come quella di musicraiser, prima ancora che raccogliere fondi, è quella di promuovere la tua attività e coltivare il tuo seguito nel modo più diretto possibile, cioè coinvolgendolo nei tuoi progetti. lo staff ci crede un casino e non lascia nulla al caso, anzi, ti segue in tutte le fasi, fa report continui e si confronta con te in continuazione. ricordo le telefonate della mia tutor, che con un tono di voce iper determinato mi spronava a seguire delle strategie. quelle telefonate avevano un'atmosfera orwelliana! ma effettivamente, se dai retta a loro, la campagna funziona. 
di norma, chi suona in ambienti in cui non è conosciuto, cerca di richiamare lattenzione suonando qualche cover famosa. tu sei partito con un brano di oratio e uno di nino bruno e le otto tracce. mi è sembrata una scelta quantomeno bizzarra… 
mi rifiuto di credere che al mondo ci sia gente stordita dalla mancanza di curiosità al punto di aver bisogno di ascoltare cover conosciute per dedicare la propria attenzione a un concerto. mi rifiuto di suonare cover di canzoni che non avrei mai scritto. mi rifiuto di iniziare un concerto suonando le mie canzoni perché mi verrebbero male, così suono canzoni di altra gente. mi vuoi ancora bene? comunque ho un side project assieme a shiva bakta che si chiama “vedo gente faccio cover”. 

mi ha incuriosito il testo di "esca per le acciughe", di cui esiste un simpatico video ad opera del mitico mezzacapa. mi spieghi di cosa parla?
video bellissimo, vedetelo assolutamente! la canzone è una metafora sull'attesa di qualcuno che non tornerà mai sui suoi passi ma tiene l'altro in scacco, lasciandosi galleggiare per simulare indecisione. l'altro diventa un'esca per le acciughe, laddove le acciughe sono i tanti piccoli falsi allarmi che lentamente fanno venire le rughe al cuore di chi attende in vano. non la capisce nessuno 'sta canzone, è un bel casino. 
il singolo dellalbum (la buona occasione) si potrebbe quasi definire una dallata. te la prendi se la metto su questo piano? 
ahaha! fantastico! pensa che dallata è esattamente l'aggettivo che ho coniato per la presentazione track-by-track del disco, te lo giuro. complimenti vivissimi, chissà quante altre cose abbiamo in comune. ho scritto quella canzone in un momento in cui ero concentrato sull'ascolto di lucio dalla e paolo conte, ma evidentemente devo aver assorbito più dalla. 

come torni a la spezia, ancora con blablacar, come allandata? 
tornerò a roma, dove mi sono trasferito da qualche mese, ma spero di trovare comunque un blablacar, sennò sono fottuto!

[le foto sono di futura tittaferrante]

martedì 24 marzo 2015

giuliano dottori - forever giovane (2015)


l’arte della guerra volume 2, che uscirà il 7 aprile, è il nuovo disco di giuliano dottori.
un lavoro che arriva ad un anno di distanza dal precedente volume 1. Entrambi sono composti da canzoni scritte da giuliano mentre era in tour con la band. i pezzi più uniformi sono stati uniti fra loro, ma pubblicati in due dischi separati. mentre il primo si connota per un approccio più intimo, sia per quanto riguarda i contenuti che per i suoni, il secondo avrà soprattutto un occhio di riguardo verso il mondo esterno. racconterà quelle piccole e grandi battaglie che ognuno di noi si trova ad affrontare quotidianamente, accompagnandole con un piglio sonoro decisamente più spinto, che sarà l’occasione per affrontare un viaggio musicale fra cuba e grecia, passando per l’africa centrale. 

il gioioso video che anticipa l’album, è relativo al brano forever giovane, un omaggio a bob dylan (già chiaro dal titolo), una delle grandi passioni di giuliano. ideato dal regista cinematografico michele rho, è realizzato utilizzando materiale d’archivio. con ironia e “sbarazzina” leggerezza, dottori si confronta con la sensazione legata al trascorrere del tempo, offrendone una lettura su cui decisamente può valere la pena riflettere: volere bene a se stessi intensamente, essere consapevoli delle proprie qualità (anche peccando un poco di narcisismo), permette di rimanere vivi davvero e quindi, “giovani per sempre”…

forever giovane
giovane come me
non ce n’è
più vivo di me
giovane come me
non ce n’è
più leggero di me
quando il vento ti soffiava forte
su un traghetto al porto di Lisbona
il passato ti diceva cose strane
e il futuro era solo un foglio bianco
giovane come me
non ce n’è
più bello di me
quando il mare ti sembrava il cielo
ed il cielo un buco nero senza fondo
e una luna a spicchi veniva darti un bacio
e a cantare una fiaba per la notte
giovane come me
non ce n’è
più vivo di me

venerdì 6 febbraio 2015

carlo maver - monsieur coulibaly (2014)

per carlo maver viaggiare in solitario, conoscere e vivere situazioni completamente nuove è sempre stata una forte necessità, nata ancor prima della passione per la musica. si è trovato così ad attraversare paesi lontani e molto diversi dall’italia quali la turchia, il kurdistan, il mali (e il deserto del sahara), l’afghanistan, l’indonesia. esperienze intense che, inevitabilmente hanno influenzato sia la vita privata, che quella artistica. 
il primo strumento a cui si è accostato, non giovanissimo, è stato il flauto traverso. negli anni, la crescente passione per l’improvvisazione e il jazz, unita alla ricerca di nuove sonorità, lo ha avvicinato al bandoneón (un tipo di fisarmonica elemento fondamentale delle orchestre di tango argentine). suonato inizialmente da autodidatta, ha totalmente conquistato carlo in quanto lo sente dotato di un’anima forte ed estremamente ispiratrice. 
un nuovo viaggio, questa volta alla ricerca delle contaminazioni ritmiche che il “continente nero” ha regalato a tanti generi musicali, è la fonte ispiratrice di tracce d’africa, terzo disco dell’artista bolognese. tredici brani in cui il jazz e il tango s’incontrano attraverso melodie che spaziano fra il medio oriente, il mediterraneo e l’america latina. 
monsieur coulibaly è un suggestivo omaggio alla prima persona che ha accolto carlo durante il viaggio in mali e alla sua terra: il professore di agronomia all’università di katibogou, amadou coulibaly. grazie anche al prezioso contributo della formazione che accompagna maver, si crea “un’esplorazione etnica” in cui i confini delle singole tradizioni vengono piacevolmente abbattuti a suon di note. nell’ascolto emerge un’importante consapevolezza: non esiste una radice unica di provenienza ma, ciascuno di noi, quando “si apre al mondo”, può ritrovare frammenti di se stesso in ogni luogo e cultura…