il progetto arm on stage nasce nel 2008, in un casolare tra i colli sperduti del passo del sassello, dove, i musicisti ed amici, folco orselli, stefano piro, alessandro sicardi e claudio domestico si isolano, per 10 giorni, restando a stretto contatto con la natura. i quattro, con energia e coraggio, si trovano ad improvvisare e liberare idee. la loro è un'appassionata ricerca di un nuovo modo di fare musica, qualcosa che contenga le esperienze artistiche personali, fondendole in un inedito approccio alla composizione.
sette ore di registrato "di getto", a cui si aggiunge un intero anno di lavoro sui testi, teso a creare piccoli quadri che raccontino in modo evocativo storie interne ed esterne.
nasce così l'album sunglasses under all stars, pubblicato nel 2010. segue un tour in italia ed un periodo in cui ognuno riprende a dedicarsi alle proprie attività soliste. di recente gli arm on stage sono tornati in una formazione riveduta: claudio domestico ha deciso di seguire altri progetti (gnut e tarall&wine) ed è stato inserito a pieno titolo nella band alessio russo, alla batteria.
attualmente, dopo aver composto nuove canzoni, ancora nella casa isolata sul sassello, stanno completando la registrazione del secondo album. il tutto con l'apporto di lorenzo corti alle chitarre elettriche e paolo benvegnù alla produzione artistica, nello studio jork di dekani, in slovenia. il progetto si sta realizzando grazie alla raccolta fondi di musicraiser.
il 28 marzo scorso, al teatro no'hma di milano, ho avuto l'emozionante opportunità di partecipare alla seconda delle uniche due date live prima dell'uscita del nuovo disco.
la location scelta per il concerto ha una storia particolare, che credo sia interessante condividere con voi. questo teatro, infatti, fino ai primi anni 90, era sede dell'acqua potabile. grazie all'ottimo lavoro di recupero urbano, salvando l'architettura industriale di un "luogo d'acqua", è stato creato uno spazio dall'atmosfera accogliente, aperto alle più diverse esperienze culturali e fruibile da tutti gratuitamente.
sono le 21 circa, accompagnato da una delle numerose "maschere", raggiungo la mia postazione, carico di aspettative e curioso di rientrare nel mondo immaginifico degli arm on stage. spente le luci, uno dopo l'altro, entrano in scena folco, stefano, alessandro e alessio.
si parte subito con un pezzo da 90, il primo dei "viaggi" che la band si è concessa: the guardian. ballata dolce e malinconica, profondamente mistica; mentre l'ascolto mi tornano alla mente le parole con cui folco l'ha presentata: "ci siamo seduti in una stanza, fuori alberi e boschi. abbiamo immaginato un paesaggio interiore dove poter incontrare il guardiano della coscienza in un immutabile giardino. abbiamo cominciato a suonare. è un incontro con l'io più profondo, un abbraccio con se stessi, il primo pezzo che ci ha uniti…"
segue spiritual, forse il pezzo più solare di tutto l'album, in cui il concetto di alba, in puro spirito pagano, coincide con la ricerca di una luce che possa salvarci. dalle prime note, che propongono una melodia autentica ed originale, capisco e apprezzo la scelta della lingua inglese. mi sembra lo strumento migliore, sia per partire da un comune terreno vergine (visto che i singoli artisti, in precedenza, avevano sempre scritto in italiano), che per dare un piglio più aggressivo e meno descrittivo ai testi. la scelta è convincente perché, unita al timbro caldo e graffiato della voce di orselli, arricchisce un rock venato di progressive e psichedelico, donandogli un sound dal respiro decisamente internazionale.
folco, nel frattempo, presenta la band, spiegando che questa è l'ultima opportunità di ascoltare per intero il primo disco. dopo il concerto, infatti, partiranno per completare le nuove canzoni, ed il prossimo live, probabilmente a fine maggio, sarà dedicato alla presentazione ufficiale del nuovo album.
è il momento di introdurre un primo ospite, fabio visocchi, che si occuperà del synth e dell'elettronica, ideale completamento delle atmosfere visionarie ed oniriche della band.
in spider rain, una metaforica ed immaginaria pioggia di ragnatele diviene il contesto ideale per la rappresentazione di un mondo interiore popolato da negatività e cattivi pensieri. le trame elettroniche diventano una parte importante delle sonorità e si fondono perfettamente con gli altri strumenti, riproducendo con intensità il lato oscuro che ognuno cela dentro sé stesso. folco, a seguire, ci spiega che in desert coffee il testo racconta del sogno di volare su un deserto di caffè, quando all'orizzonte compare un iceberg… il brano sta per partire, ma è il momento del secondo ospite: domenico mamone, che, con il suo sax baritono, esplorerà altre sfumature di suoni, aggiungendosi alla già complessa architettura musicale dei cinque in scena.
arriva a questo punto la gradita sorpresa che tutti stiamo aspettando: un'anticipazione dal nuovo album, strong enough, brano che parla di riscosse, di cui tutti abbiamo bisogno in questo particolare momento storico. l'atmosfera iniziale è malinconica, quasi struggente "i'm blind but i'm strong enough, and i'm trying to do all my best, i'm tired but strong enough", ma gradualmente, si apre a nuove energie dal piglio decisamente rock. ci fa intuire che questo nuovo lavoro potrebbe orientarsi verso suoni più essenziali e "puliti", insomma un lavoro a "togliere", per arrivare in modo più lineare a chi ascolta. Si prosegue con i brani del primo album: the queen is gone, con il suo incedere quasi funky, esalta le sonorità del basso di alessandro sicardi e racconta di una "amica" cavalletta, divenuta assidua ascoltatrice durante i giorni di composizione nella ormai famosa casa sul sassello. mouse in a cornflakes box, pezzo cantato da stefano piro, racconta, come sempre in modo visionario, di un supermarket e dell'incubo di un topo dentro una scatola di cornflakes (ed infatti sul finale i miagolii "nemici" si sentono molto distintamente).
mi ritrovo piacevolmente spiazzato dalla capacità della band di tradurre in musica ciò che ognuno può vedere dentro sé, lasciando campo libero ai sogni e alla fantasia. rifletto un attimo e capisco che questa abilità è stata accentuata dal luogo in cui è nato il progetto musicale. ricongiungersi con la natura, abbandonarsi ai suoi ritmi fino a viverla in modo contemplativo, mi sembra ne abbia fatto una fonte d'ispirazione privilegiata per intraprendere un nuovo, stimolante ed inedito viaggio interiore, stavolta non singolo, ma di gruppo.
ormai mancano solo poche tracce per concludere la serata… gli splendidi suoni, valorizzati dalla resa acustica in sala, accompagnano il pubblico in percorsi onirici ed emotivi. il tutto grazie anche alla perfetta scelta delle luci e all'impeccabile direzione di tutta la serata da parte del regista del teatro, charlie owens.
le varie anime del gruppo, le mille sfumature, si fondono magicamente, creando un amalgama di sonorità blues, funky, minimal jazz, classic rock e psichedelica anni '70. Impossibile non rimanere conquistati da un suono completamente avvolgente, impreziosito, per la serata, dall'aggiunta dell'elettronica e del sax che hanno regalato suggestioni davvero inaspettate.
nel finale, il pubblico, al massimo dell'entusiasmo, si lascia andare ad una, del tutto meritata, "standing ovation", che richiama a gran voce i musicisti per il bis. proprio di bis si tratta, perché, dopo una breve consultazione, si riparte con una nuova esecuzione di "spider rain" e "the guardian," in questo caso in una nuova veste, con la band allargata ai due ospiti.
aggiungo una piccola postilla per menzionare l'attenzione massima a quello che succede in sala da parte dell'organizzazione del teatro. fotografi completamente assenti, divieto assoluto di carpire immagini o video anche attraverso i telefoni, che siamo invitati a spegnere prima dell'inizio del concerto. se qualcuno del pubblico, sbadatamente, estrae un cellulare acceso, i commessi, attratti dalla luce generata, si avvicinano immediatamente, invitando risolutamente la persona a riporlo in custodia, dove non può "nuocere".
certo un po' mi manca non avere nemmeno un'immagine di una serata così intensa, non poter riassaporare la voce di folco che, in un perfetto equilibrio di sfumature, mi ha invitato a sognare ad occhi aperti…
rimane però una confortante certezza: la performance si è rivelata un ottimo aperitivo, ci ha consentito di verificare che gli Arm on Stage sono più vivi che mai, in forma smagliante, pronti a partire per una nuova, entusiasmante avventura. io, fin da ora, prenoto un posto in prima fila in una delle prossime date estive.
[articolo già pubblicato su keepon, solo musica dal vivo.]
giovedì 18 aprile 2013
martedì 16 aprile 2013
uno non basta - passi da gigante (2013)
antonio marcucci, (voce, chitarra e programmazioni), nico di marzio (batteria), domenico ragone (basso) sono i componenti degli uno non basta, trio romano electro-pop. per capire l'origine di questa band bisogna fare un passo indietro nella vita di antonio, in particolare negli ultimi 15 anni dedicati alla composizione di pezzi per altri: "scrivevo cose talmente personali che nella bocca di un altro perdevano valore e credibilità. è per questo che sono nati gli uno non basta, perché avevo delle cose da dire e volevo dirle io, senza intermediari".
marcucci vive fuori roma, completamente solo da 4 anni, dividendosi fra la casa e lo studio in cui nascono a computer i provini del gruppo.
i testi sono la sua valvola di sfogo, con cui a volte racconta il proprio vissuto ed altre fantastica, quasi sempre avendocela a morte con qualcuno. saturo del classico approccio piano e voce o chitarra e voce, attraverso il pc, si è aperto ad un nuovo mondo musicale. dall'incontro di diverse passioni che vanno dal metal estremo all'elettronica, passando anche per il pop, il rock e, non ultima, la musica classica, è stato creato un sound che il gruppo autodefinisce rock in electronic.
marcucci vive fuori roma, completamente solo da 4 anni, dividendosi fra la casa e lo studio in cui nascono a computer i provini del gruppo.
i testi sono la sua valvola di sfogo, con cui a volte racconta il proprio vissuto ed altre fantastica, quasi sempre avendocela a morte con qualcuno. saturo del classico approccio piano e voce o chitarra e voce, attraverso il pc, si è aperto ad un nuovo mondo musicale. dall'incontro di diverse passioni che vanno dal metal estremo all'elettronica, passando anche per il pop, il rock e, non ultima, la musica classica, è stato creato un sound che il gruppo autodefinisce rock in electronic.
il loro esordio discografico è avvenuto nel dicembre scorso con l'album narciso dilaga, completamente autoprodotto. lo hanno intitolato così, come la canzone contenuta all'interno, per invitare la gente a riflettere, ad evitare il rischio di cadere vittima delle apparenze, del desiderio infinito di competizione, se non addirittura di immortalità.
passi da gigante, secondo singolo estratto, regia ndm, con un testo importante pone l'accento con intensità sulle difficoltà dei rapporti personali e sulla crisi di valori che spesso li caratterizza...
“continuo a chiedermi perché, se sei felice veramente, hai il bisogno di ostentare un passato tanto amaro invece di dimenticare...”
passi da gigante, secondo singolo estratto, regia ndm, con un testo importante pone l'accento con intensità sulle difficoltà dei rapporti personali e sulla crisi di valori che spesso li caratterizza...
“continuo a chiedermi perché, se sei felice veramente, hai il bisogno di ostentare un passato tanto amaro invece di dimenticare...”
domenica 14 aprile 2013
tarall & wine - che tiempo fa (2013)
che tiempo fa è il secondo estratto dal brillante album d’esordio dei tarall&wine, “l’importante è ca staje buono”, pubblicato circa un mese fa. claudio domestico (gnut) e dario sansone (foja), napoletani doc, hanno unito le loro ispirazioni musicali dando vita ad un sodalizio perfetto.
il clip, realizzato dal videomaker “ufficiale” del duo, dario calise, rigorosamente in bianco e nero, è stato registrato durante l’esibizione live al programma radiofonico zazà* di rai radio tre. dolce, poetico, leggero, nella sua semplicità quasi disarmante, ci racconta di un amore forte e determinato, pronto, con il sorriso, a resistere di fronte a qualsiasi avversità.
che tiempo fa
(claudio domestico-dario sansone)
quanne chiove mi arreparo dint' o' purtone
addò staje 'e casa tu
e te veco appriesso 'e panne spase e po' te ne trase
comme si bella pure cu 'e pezze dint' e capille
si troppo bella quanne faje 'a pazza e quanne strille
nun me ne 'mporta che tiempo fa
cu 'nu ddio 'e sole o cu nu patapata je torno cca'
je torno cca'
terra 'e fuoco o'sole 'ncap cocie
ma è nu viento ca me porta a turnà sempe addù te
'nu guaglione sta pazzianne l'aria è doce ma a te nun te ne 'mporta
o forse faje a vedè
comme si bella cu l'uocchie tristi e je ca 'nzisto
si troppo bella quanne me cacce e po' m' astrigne
nun me ne 'mporta che tiempo fa
cu 'nu ddio 'e sole o cu 'nu patapata je torno cca'
e resto cca'
che tempo fa**
quando piove trovo riparo sotto il portone
dove abiti tu
e ti vedo impegnata a stendere il bucato, poi te ne rientri in casa.
come sei bella pure con degli stracci tra i capelli
sei troppo bella quando vai fuori di testa e quando strilli
a me non importa che tempo fa
col sole molto forte o con un temporale io torno qua
io torno qua
la terra arde e il sole in testa brucia
ma c'è un vento che mi fa tornare sempre da te
un ragazzino sta giocando, si respira un'aria dolce
ma a te non importa
o forse chissà, fai finta
come sei bella con gli occhi tristi e io che insisto
sei troppo bella quando mi cacci via e poi mi stringi
a me non importa che tempo fa
col sole molto forte o con un temporale io torno qua
e resto qua
*zazà.
musicisti, scrittori, teatranti, registi, insomma artisti a tutto tondo, dallo sprofondo sud italiano, si ritrovano ogni domenica pomeriggio dalle 15 alle 16.45, in diretta presso gli studi rai di fuorigrotta a napoli. il programma prende nome dal personaggio della canzone napoletana di cui va in cerca isaia, reso famoso dalla graffiante versione proposta dall'indimenticabile cantante romana gabriella ferri. in questo spazio pubblico si da voce e visibilità a tutti coloro che contribuiscono a creare e mantenere alta la vitalità culturale della città.
**traduzione del testo a cura di nadia merlo fiorillo e silvio iaccarino
***grazie a ellebi per il prezioso aiuto
****le foto ufficiali sono di alessandra finelli
venerdì 12 aprile 2013
campetty - the muffa forest (2013)
c'erano una volta gli edwood, band “indie rock” dai beat sintetici,
che prendeva il nome da un film di tim burton: tre dischi in inglese all'attivo,
tra il 2004 e il 2010. c 'erano
poi gli intercity, gruppo “electro” con testi in italiano con due album
pubblicati tra il 2009 e il 2012. entrambe le formazioni erano guidate dai
fratelli fabio e michele campetti.
the muffa forest
ora questi gruppi non esistono più, ma i due fratelli stanno
preparando un album con il loro nuovo progetto, che promette di essere molto
personale, visto il titolo quasi omonimo: campetty.
in questa nuova avventura, con i fabio e michele ci sono paolo comini al basso e gian nicola maccarinelli alla batteria. il loro disco uscirà per la neonata etichetta bresciana orso polare dischi, “fatta di piccole cose familiari in tempi di crisi”, il 31 maggio, con il titolo la raccolta dei singoli. questo nuovo lavoro può essere considerato come l’evoluzione ideale di yu-hu, album degli intercity uscito poco più di un anno fa. i suoni saranno meno immediati, il disco sarà più eterogeneo, ma anche molto ricco dal punto di vista delle melodie e con testi che tratteggeranno situazioni in modo quasi cinematografico (come nello stile dell’autore). ospite d’eccezione nel disco, l’ex scisma sara mazo, in due brani.
in questa nuova avventura, con i fabio e michele ci sono paolo comini al basso e gian nicola maccarinelli alla batteria. il loro disco uscirà per la neonata etichetta bresciana orso polare dischi, “fatta di piccole cose familiari in tempi di crisi”, il 31 maggio, con il titolo la raccolta dei singoli. questo nuovo lavoro può essere considerato come l’evoluzione ideale di yu-hu, album degli intercity uscito poco più di un anno fa. i suoni saranno meno immediati, il disco sarà più eterogeneo, ma anche molto ricco dal punto di vista delle melodie e con testi che tratteggeranno situazioni in modo quasi cinematografico (come nello stile dell’autore). ospite d’eccezione nel disco, l’ex scisma sara mazo, in due brani.
il primo singolo, the muffa forest, è
decisamente eccentrico nei contenuti, delinea una serie di visioni bizzarre e
probabilmente alcolemiche, quasi felliniane, concludendo con una citazione dal
celebre brano di vasco rossi, ormai divenuta di uso comune…
vi propongo una versione acustica, live in studio; il video è diretto da paul mallory.
vi propongo una versione acustica, live in studio; il video è diretto da paul mallory.
the muffa forest
mi bevo un litro di sangue, da te che sei per bacco,
una cometa, una rondine, un pensiero presente
m’incuriosisce il fungo, una muffa diabolica
allucinogeno a muschio, su nel bosco a conifere
poi passeggiata a lago, a passo lungo e disteso,
una cometa, una rondine, un pensiero presente
m’incuriosisce il fungo, una muffa diabolica
allucinogeno a muschio, su nel bosco a conifere
poi passeggiata a lago, a passo lungo e disteso,
scrocchiarsi le rotule, irrubostirsi le natiche
con te prenoto un kilo di carne argentina, abbrustolita al rosso
mischiata a vino fluente
the muffa forest, i love you, the muffa forest, i love you
sarai in gonna speciale, con gli occhi verdi del mare,
con te prenoto un kilo di carne argentina, abbrustolita al rosso
mischiata a vino fluente
the muffa forest, i love you, the muffa forest, i love you
sarai in gonna speciale, con gli occhi verdi del mare,
truccata a festa lieve
a ritmo a-boreale, forse un temporale, estivo e carnale,
a ritmo a-boreale, forse un temporale, estivo e carnale,
fatto di grandine, che ci spezza le timbriche
ragazzi polemica sul nostro governo, che non ci aiuta a vivere,
ragazzi polemica sul nostro governo, che non ci aiuta a vivere,
ma ci lascia nell’essere
ma tutto poi rinasce, come il sole al mattino, una cena perfetta,
ma tutto poi rinasce, come il sole al mattino, una cena perfetta,
noi due a contar le stelle
the muffa forest, i love you, the muffa forest, i love you
the muffa forest, i love you, the muffa forest, i love you
poi aumentare di colpo il proprio tasso alcolemico,
o forse andare al massimo,
o meglio andare in messico
o meglio andare in messico
mercoledì 10 aprile 2013
l'orso - james van der beek (2013)
mattia barro, tommaso spinelli, gaia d'arrigo, giulio scarano sono quattro ragazzi che partendo da quattro storie e luoghi differenti (ivrea, milano, messina, treviso) trovano un punto d’incontro in un trilocale milanese. con delicatezza fotografano in musica l'essenza di una crescita, tra i vent’anni e la maturità. dopo tre ep ed oltre cento date fatte, finalmente arriva il primo album, omonimo, de l'orso: 11 tracce tra rivisitazioni del passato e nuove storie. brani pop in cui le rassicuranti tinte pastello si arricchiscono di nuove e più decise sfumature. anche le copertine testimoniano questa evoluzione: i colori leggeri e le mani dei primi tre ep, lasciano spazio ad un rullo, che dipinge la casa dello stesso colore del cielo e a lui la fonde (giordano poloni cura la grafica del nuovo disco).
i testi sono poetici e moderni e raccontano delle difficoltà del passaggio al mondo adulto con i conseguenti fallimenti e tristezze e di come capiti spesso di andarsi a rifugiare nei ricordi del passato, pieni di malinconia, ma anche di sincerità. la loro musica è spensierata, leggera e allo stesso tempo non banale, ricca di contenuti che invitano dolcemente a ripercorrere il proprio cammino di evoluzione personale.
nel brano james van der beek si parla dell’attore omonimo (il dawson di dawson’s creek), che viene incoronato simbolo di questa generazione teen. protagonista è il concetto di un'adolescenza che bussa alla porta, qualcosa che – per quanto la si voglia scacciare – non può che ritornare.
i testi sono poetici e moderni e raccontano delle difficoltà del passaggio al mondo adulto con i conseguenti fallimenti e tristezze e di come capiti spesso di andarsi a rifugiare nei ricordi del passato, pieni di malinconia, ma anche di sincerità. la loro musica è spensierata, leggera e allo stesso tempo non banale, ricca di contenuti che invitano dolcemente a ripercorrere il proprio cammino di evoluzione personale.
nel brano james van der beek si parla dell’attore omonimo (il dawson di dawson’s creek), che viene incoronato simbolo di questa generazione teen. protagonista è il concetto di un'adolescenza che bussa alla porta, qualcosa che – per quanto la si voglia scacciare – non può che ritornare.
il video, diretto da valentina dell’aquila, dura 1:37, interrompendosi proprio nel momento in cui, su disco, arriva la sorpresa, la voce che non ti aspetti, quella di pernazza dei magellano che conclude il pezzo donandogli una sensibile anima rap...
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