lunedì 17 dicembre 2012

cosa piace ad amélie (da "il favoloso mondo di amélie”) (2001)


<<“mi piace molto voltarmi nel buio e osservare le facce degli altri spettatori. e poi mi piace cogliere quei particolari che nessuno noterà mai. Invece, non mi piacciono i vecchi film americani quando il guidatore non guarda la strada.” coltiva un gusto particolare per i piccoli piaceri: tuffare la mano in un sacco di legumi; rompere la crosta della creme brulée con la punta del cucchiaino; e far rimbalzare i sassi sul canale saint martin. amélie continua a rifugiarsi nella solitudine. si diverte a porsi domande cretine sul mondo e su quella città che si stende davanti ai suoi occhi, per esempio: “quante coppie, in questo preciso istante, stanno per avere un orgasmo?” "quindici". la mitezza del giorno, quel profumino nell'aria, il rumore tranquillo della città. inspira profondamente e la vita le appare semplice e limpida. a un tratto si sente sommersa da uno slancio d'amore, un desiderio di aiutare l'umanità intera...>>

"il favoloso mondo di amélie”


"le fabuleux destin d'amélie poulain" di jean-pierre jeunet con audrey tautou e matieu kassovitz. musiche originali di yann tiersen.

sabato 15 dicembre 2012

manzoni - a mio padre (2012)

i manzoni sono un gruppo originale: da una parte quattro chitarristi trentenni con il pallino per la sperimentazione post rock, che, a turno si alternano alla batteria; dall’altra luigi tenca, un ragazzo che ormai di anni ne ha cinquantanove. suoi i testi, sua la vita da raccontare, l’esperienza, la voce delicata, calma, mai oltre le righe, spesso in forte contrasto con le potenti sonorità create dagli strumenti degli altri membri della band: ed è proprio questa voce che sa dare un tocco d’umanità alla musica della formazione veneta, anche davanti alle crude negatività della realtà moderna che tenca e compagni propongono nei loro pezzi, mentre nei frangenti più romantici, riesce ad aumentare l’intensità emotiva della canzone. suo quello stile così simile a piero ciampi da far venire qualche brivido. post rock e piero ciampi. chi l’avrebbe mai detto? l’amore per piero manzoni avvicina i due antipodi.




a mio padre, tratto dal secondo album del gruppo, cucina povera, è un pezzo che sa di ricordi, di fumo e dita ingiallite, di sudore lavorato e di attese ripagate. sa anche di amore, quell’amore che non si dice, che non si regala, tra padri e figli. quell’amore che però resta a dispetto del tempo che passa e delle piccole grandi cose del mondo intorno che cambiano.
le immagini del video sono tratte dal live tenuto dalla band l'8 settembre 2012 presso il cortile della farmacia a torino per il festival garrincha loves torino.


venerdì 14 dicembre 2012

zibba - asti est (2012)

come il suono dei passi sulla neve è il quarto disco di zibba e almalibre, che lo scorso 8 dicembre ha ritirato la targa tenco come miglior album dell'anno. 
recentemente zibba ha anche ricevuto il premio indie music like come artista indipendente più trasmesso negli ultimi cinque anni dalle radio italiane. contemporaneamente all’attività con gli almalibre, il cantautore partecipa ad altri progetti: scrive musiche per gli spettacoli teatrali comedian blues e camilla, interpretati dal gruppo comico i turbolenti, e diventa anche attore in all’ombra dell’ultimo sole, musical ispirato al mondo di fabrizio de andrè.
“asti est, nuovo singolo e video, è dedicato all’omonimo casello autostradale per quelli che ad asti ci arrivano dalla liguria. musicalmente è un omaggio a stevie wonder, arricchito dalla voce di eugenio finardi. l’ho scritto in un pomeriggio caldo nella casetta nel bosco di marrone quando fugge, al secolo massimo lepre, cantautore astigiano nonché mio amico" (zibba)
il video è stato girato tra sassello e pontinvrea, in provincia di savona, per la regia di michele delucis.

asti est
sette amori per sette villani
cinquantamila ornamenti papali
festa dei tavoli in legno
fine del mondo domani ad un metro da qui
passavoce che passoparola
dammi lingua e mutande viola
pesto e vitello crudo di misto
di razze e di fisionomie da città
muoviti non c'è più tempo
dove hai messo il vento? Svengo
guaivo e lei non era qui
ho un orizzonte nuovo
che mi ricorda un po' il perché
fuori hai più freddo di me.
non è luna che piange il sole
non è un fatto di erezione
fra l'odore di cane, di menta
e di fiori cresciuti lontano da qui
passa l'acqua per chi ne vuole.
tette nude e facce buone
gira la favola della cascina nel bosco
coda di rospo e muri di mosto
atterra le grucce e i pensieri
e dove cazzo eri, ieri
morivo e tu non eri qui.
ho un tatuaggio nuovo
che mi ricorda un po' il perché
fuori hai più freddo di me.
non v'è pace se non v'è intenzione
non è l'osso che resta al padrone
niente stelle per chi non ha petto
e romanzi sbagliati ma scritti per se.
quattro lire per buone ragioni
a cavallo di gechi e ciccioni
dalla casa al fagiolo
spunta del fumo dal tetto che sia desinare
ma versane sol due bicchieri
sono stato bene, ieri
morivo e tu non eri qui.
ho un mal di capa nuovo
che mi ricorda un po' il perché
fuori hai più freddo di me.

lunedì 10 dicembre 2012

il Capitano Cook incontra Nicolò Carnesi

Nicolò Carnesi è un giovane palermitano che certamente ha qualcosa da dire. Uno dei più interessanti autori della scena emergente italiana, il cui disco d’esordio, gli eroi non escono il sabato, è stato uno dei lavori di cui si è parlato maggiormente nel 2012. L'ho incontrato prima di una delle sue recenti date milanesi per fare il punto su un periodo davvero luminoso per lui.
Chi era Nicolò Carnesi prima che tutti si accorgessero di lui?
In realtà è successo esattamente quello che succede un po’ a tutti. Tu sei lì, scrivi canzoni e le porti in giro. Ovviamente, trovandomi in Sicilia, è stato più difficile farmi notare a livello nazionale. Quasi impossibile, senza dietro un nome, un ufficio stampa e un disco che rispondessero ai criteri canonici di visibilità.
Concerti ne ho fatti tantissimi in Sicilia, ho seguito nuovi progetti, scritto molte canzoni, questo per anni…ma non succedeva nulla, tantomeno la possibilità di registrare un disco. Non ho mai pensato di lasciare ma ero un po’ scoraggiato, finché, un giorno,mi son detto: “ho dei brani nuovi, li metto su youtube e vediamo che succede”…(fra parentesi comprendevano avevo poca fantasia che poi è finita nel mio primo disco). Da lì si è formata una piccola nicchia siciliana che ha iniziato ad ascoltare i miei video condividendoli su internet e a frequentare i miei concerti. Mi sono poi arrivate alcune richieste da parte di piccole etichette discografiche, tra cui la palermitana malintenti che già conoscevo.
Si è creato un vero e proprio progetto, un’idea. Il processo creativo è stato lunghissimo, è trascorso più di un anno nel quale ho scritto un sacco di canzoni. Addirittura, la mia idea iniziale era di pubblicare un doppio album…ma chi mai ha esordito con un doppio cd?? Nessuno, proposta improbabile da realizzare….
Per pubblicizzare l’uscita del disco abbiamo anticipato un singolo con tanto di video: il colpo, stampato in 45 giri. 500 copie che ora sono quasi esaurite, non verrà mai più ristampato, quindi, collezionisti, approfittate delle ultime disponibili… La cosa bella è che il video è piaciuto a rockit e da lì ha preso il via l’attenzione a livello nazionale. Si è stabilita una base minima di attesa, incrementata anche dall’ep pubblicato due mesi prima dell’album, che ha permesso al disco di “uscire” nel migliore dei modi. Ricordo che dopo l’uscita dell’ep le agenzie hanno cominciato a chiamarmi, il mio progetto ha iniziato a concretizzarsi, la mia musica a piacere.

Ho letto che, nella tua adolescenza disegnavi fumetti e ti inventavi cortometraggi. Sei anche appassionato di cinema?
Credo che per un certo periodo (dai 13 ai 17 anni), sia stato il mio interesse dominante. Guardavo fino a 5 film al giorno, scrivevo sceneggiature, cercavo con mezzi ridicoli di fare dei piccoli cortometraggi e intanto disegnavo, mi piaceva anche l’idea di fare fumetti. Non a caso ho frequentato il liceo artistico e l’accademia di belle arti (anche se poi ho lasciato a metà…)
Ti piacerebbe scrivere una colonna sonora?
Una volta l’ho fatto! Si trattava di un piccolo cortometraggio finanziato dalla comunità europea. Ho avuto a che fare da vicino con un mondo davvero affascinante. Eravamo tutte persone senza curriculum ed è stato bello sentire la propria colonna sonora al cinema, anche se il corto, a mio parere, era veramente bruttissimo..

Con quale regista ti piacerebbe collaborare?
Con Paolo Sorrentino sarebbe bellissimo. A livello mondiale invece, David Lynch, un regista che mi ha cambiato un po’ la vita…

Ho letto che ti piace tantissimo ogni giorno scoprire musica nuova. Quali sono gli ultimi ascolti che ti hanno colpito?
Un disco italiano che mi è piaciuto tanto è quello dei Non voglio che clara, scoperto solo di recente. A livello internazionale mi ha colpito l’album di Norah Jones, prodotto da Danger Mouse… il suo tocco si sente molto! Credo poi che l’ultimo album dei Tame Impala sia uno di quelli che ho ascoltato con più soddisfazione negli ultimi anni.

Nelle tue canzoni ti riveli un osservatore della realtà ironico e cinico. Le tue origini palermitane hanno influenzato questa attitudine?
Naturalmente si, ognuno è il prodotto del luogo in cui vive e a sua volta ne viene influenzato. Il periodo in cui in Sicilia, e in particolare a Palermo, stava nascendo questo piccolo movimento musicale, per tutti è stato un bel momento di confronto…poi, naturalmente, ognuno ha preso la sua strada. Ho sempre coltivato il senso dell’ironia nella vita di tutti i giorni, anche in famiglia, con i miei genitori. E’ naturale, quindi, che i temi delle canzoni che scrivo vengano filtrati attraverso questo lato dominante del mio carattere. Ad esempio, penso a “levati”, un brano che, forse, al primo ascolto fa semplicemente sorridere, ma, in realtà, rappresenta al meglio il mio modo di affrontare le situazioni e “vivere” le persone.


il titolo del tuo album “gli eroi non escono il sabato” sembra quasi una dichiarazione di anticonformismo. Chi sono i tuoi eroi?
Su questo tema mi rifiuto di rispondere. Scusa, ma non ne posso veramente più di discuterne. Ho scritto una canzone che si intitola “Gli eroi non escono il sabato” che poi non ho messo nel disco, ma i concetti di eroi e di sabato sera ricorrono spesso nel mio lavoro. Ascoltandolo, secondo me, è più logico che ognuno trovi da solo la propria singola risposta. Il titolo lancia una sorta di messaggio che ciascuno può interpretare liberamente… 
In un brano dici “cambio mestiere, divento ingegnere” è una battuta o ti pesa la precarietà del tuo essere artista?
Io ho la fortuna di avere alle spalle una famiglia che mi ha sempre aiutato e mi permette di prendere quest’attività con un po’ più di leggerezza. Se, dal punto di vista economico, mi ritrovassi a dover essere completamente indipendente, oggi non riuscirei a vivere la mia passione con questo stato d’animo… 

Mi sono perso a Zanzibar parla di un viaggio ma in realtà non sembra importante la destinazione, piuttosto le esperienze vissute nel viaggio stesso…
A me piaceva l’idea, filtrata sempre dal mio senso dell’ironia, di utilizzare come punto di riferimento emotivo un luogo esotico. Allo stesso tempo, però, stavo cercando di descrivere uno stato d’animo, una sorta di idea utopica di felicità. Per il protagonista del mio pezzo Zanzibar rappresenta la felicità perché, proprio lì, trova quello che sta cercando. Credo che, nella vita quotidiana, ognuno di noi cerchi un luogo o uno stato d’animo dove tornare o arrivare. La canzone è semplicemente una sorta di metafora per raccontare questo percorso.

cosa c’entra in tutto questo “itaca” di Konstantinos Kavafis?
Quando ho inciso questa canzone (mi sono perso a Zanzibar, ndr.) l’ho fatta sentire a mia madre. Lei, ascoltandola più volte, ha trovato spontaneo collegarla alla poesia di Kavafis, che io non conoscevo. In effetti, rileggendola, anche io vi ho riconosciuto lo stesso approccio.

In tanti parlano di te come una promessa. Ora che dovrai pensare al secondo disco, ti senti libero di scrivere o ti pesa un po’ quest’aspettativa?
Sono abbastanza sereno. Certo mi fa piacere che la gente si interessi a quello che compongo, fondamentalmente lo faccio perché venga ascoltato. Questo disco l’ho scritto senza crearmi aspettative particolari, senza sapere in quanti l’avrebbero apprezzato. Ora un minimo di attesa c’è: ora esiste un pubblico che si aspetta qualcosa da me. Cerco di accantonare questo pensiero e scrivere ciò che mi piace.. vorrei trovare un filo conduttore tra i due dischi, senza però pormi limiti. Sono alla ricerca di soluzioni nuove che mi appartengono e che nel primo disco non ho avuto modo di sviluppare.
Nell’ultimo anno hai fatto tantissimi concerti girando praticamente tutta l’italia. Ti pesa restare così spesso lontano da casa o è una scelta che ti fa piacere?
In effetti, se facciamo il calcolo quest’anno, in Italia, penso di essere fra quelli che hanno fatto il maggior numero di esibizioni live. In ogni caso mi ha fatto piacere, ne sentivo proprio il bisogno. Comunque, anche nel periodo di attività più intensa, capitava sempre di tornare a casa, almeno una volta a settimana. Certo, in alcuni momenti, la stanchezza si è sentita, ed è proprio in quelle occasioni che mi ha fatto veramente piacere rientrare in famiglia.

hai lavorato con diversi artisti italiani. Chi ti piacerebbe ti telefonasse domani per una nuova collaborazione?
Le collaborazioni sono sempre molto interessanti. Franco Battiato, tra i cantautori, è il mio preferito. Mi piacerebbe molto averci a che fare, vederlo all’opera. L’ho incontrato in un’occasione, ma non so se lui conosce quello che ho fatto.

Cosa c’è nel futuro di Nicolò Carnesi?
Altri concerti fino a marzo e poi la scrittura del nuovo disco. Ho già pronte un po’ di canzoni, ma ne voglio scrivere altre per avere una maggiore scelta, poterle selezionare e pubblicare, poi, solo quelle che sento ben amalgamate tra loro.


biko milano, novembre 2012

grazie a Noelia Suarez per le foto
grazie a Ellebi per l'assistenza 


****intervista apparsa sul #4 di just kids.

giovedì 6 dicembre 2012

la mattina dell’11 marzo 1994...

Charles Bukowski (1920-1994)

Appena affacciato al mondo delle scuole superiori la mia curiosità esplose: conoscere gente nuova, utilizzare mezzi pubblici, uscire da un contesto ordinario fece in modo che iniziassi ad appassionarmi a tantissime cose di cui prima non sentivo il bisogno, in particolare in ambito musicale e letterario. Un pomeriggio notai in libreria “storie di ordinaria follia. erezioni eiaculazioni esibizioni” di Charles Bukowski. Quel titolo mi invitò a leggere subito qualche riga. In breve ne fui catturato, lo comprai e iniziai a divorarlo, tale era la frenesia di esplorare il mondo maledetto che raccontava. Di lì a poco diventai un fan vorace dello scrittore americano, procurandomi man mano tutte le sue opere: romanzi, racconti, poesie, fino quasi ad immedesimarmi con la sua vita. Intendiamoci, non è che passassi le giornate a bere, vomitare, andare alle corse di cavalli e a barcamenarmi con qualsiasi lavoro possibile; né tantomeno le notti in squallide camere d’albergo con donne sconosciute, a fare sesso e scrivere racconti ascoltando musica classica. Vivevo come un normale teenager di provincia, ma sognavo una vita maledetta. Arrivai al punto che qualche amico iniziò a chiamarmi Chinaski, dal nome dell’alter ego di Bukowski utilizzato nei suoi libri.
Un giorno lessi l’avventura di alcuni ragazzi italiani che arrivarono a San Pedro, nei pressi di Los Angeles, dove viveva. Si presentarono alla porta con la celebre six-pack ghiacciata in mano (la confezione da sei birre tanto presente nei suoi racconti), trovandolo disponibile ad accoglierli. Da quel momento avevo una missione: organizzare il viaggio della vita ed incontrare il mio eroe. Dopo giorni passati a documentarmi su aerei e improbabili hotel californiani, la dura realtà, cioè la mancanza di fondi, mi si presentò spietata; fui costretto a ripiegare, accantonando temporaneamente l’idea.
Passò qualche anno, le cose cambiarono, ma la passione per Bukowski rimase immutata e ogni tanto mi ritrovavo a pensare a quel sogno nel cassetto…
Quel sogno si infranse definitivamente la mattina dell’11 marzo 1994 quando, mentre bevevo un caffè in un bar milanese, sfogliai il corriere e l’occhio mi cadde su un articolo a firma Fernanda Pivano, che mi gelò il sangue: “E’ morto Charles Bukowski, l’ultimo scrittore maledetto”. Mi avvolse subito un enorme senso di tristezza che mi impedì di rientrare in ufficio quel giorno. Andai in centro, comprai l’ennesima riedizione di “post office” e mi sedetti su una panchina a leggerlo: in quel momento sentivo solo il bisogno essere dentro le sue storie per immedesimarmi ancora una volta con lui…



*post originariamente pubblicato su SEGNALE ORARIO [Gli Orologi di Everton] per la giornata a tema UN IMMAGINE... UN RICORDO...