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sabato 4 aprile 2015

marinaio, cuoco, cantautore: una birretta con matteo fiorino...

mi è capitato di recente di imbattermi nel disco di matteo fiorino, uscito qualche settimana fa su etichetta frivola records: il masochismo provoca dipendenza. è un album piacevole, espressione di un cantautorato sbarazzino ma che allo stesso tempo offre interessanti spunti di riflessione, spesso giocati sul filo di una poetica ironia. notando il suo passaggio per milano, ne ho approfittato e sono andato ad ascoltarlo dal vivo. è stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere da vicino che mi hanno portato a conoscere meglio matteo e la sua musica.
va precisato che matteo non si è potuto esprimere al massimo delle sue potenzialità, non tanto per i contenuti, in quanto le canzoni sono state presentate in modo accattivante ed eseguite con impegno - tra l’altro si è prodigato nell’intrattenimento del pubblico, risultando a volte illuminante nel raccontare il senso più profondo dei suoi testi. il limite è stata la location, il bar al confine in zona porta genova. un locale che si è rivelato inadatto per questo genere di situazioni, fortemente condizionato dall’impianto audio piuttosto carente e dai presenti che in buona parte chiacchieravano amabilmente, disturbando chi voleva rimanere concentrato nell’ascolto del concerto. nonostante le condizioni ambientali, fiorino non si è scoraggiato, ha combattuto le avversità, portando così a termine egregiamente la sua performance.
nel dopo concerto ho avuto l’opportunità di soffermarmi con lui davanti a una birretta e quello che segue è più o meno quanto ci siamo detti: 
dalle informazioni diffuse dal tuo ufficio stampa, oltre ad essere un cantautore sei anche un marinaio... 
si, confermo! sono un pessimo marinaio con mansione di cuoco ma lavorando su barche piuttosto piccole sono praticamente un tutto-fare. mi imbarco solitamente per periodi brevi e soprattutto su barche a motore. 

mi risulta che da buon marinaio non mantieni le promesse (sbaglio o il tuo disco doveva uscire nel 2013?) 
quelle non le mantengo a prescindere. scherzo! diciamo che il mio slancio di ottimismo è stato severamente punito. purtroppo ci sono stati vari intoppi durante la produzione, perciò l'uscita è slittata di un paio di anni, durante i quali sono diventato matto, ma durante i quali ho sempre e comunque aggiornato i raisers sullo stato dei lavori. tutto sommato è uscito fuori un buon lavoro e, chi ha creduto in me fin dalla prima ora, adesso che ha finalmente ricevuto il disco, si ritiene ampiamente soddisfatto. meno male, va... 

parlami dell'esperienza di musicraiser 
un'esperienza di sicuro molto formativa, al di là del raggiungimento dell'obbiettivo. solo quando ci sei dentro ti rendi conto che fino a un attimo prima avevi pressoché totalmente ignorato una serie di aspetti legati alla creazione dell'immagine e al suo confezionamento: in una parola, la “comunicazione”. in italia gli artisti tendono a sottovalutare questo aspetto, forse perché fino a pochi anni fa erano altre figure professionali ad occuparsene, quindi è un “problema” nuovo.
lo scopo principale di piattaforme crowd-funding come quella di musicraiser, prima ancora che raccogliere fondi, è quella di promuovere la tua attività e coltivare il tuo seguito nel modo più diretto possibile, cioè coinvolgendolo nei tuoi progetti. lo staff ci crede un casino e non lascia nulla al caso, anzi, ti segue in tutte le fasi, fa report continui e si confronta con te in continuazione. ricordo le telefonate della mia tutor, che con un tono di voce iper determinato mi spronava a seguire delle strategie. quelle telefonate avevano un'atmosfera orwelliana! ma effettivamente, se dai retta a loro, la campagna funziona. 
di norma, chi suona in ambienti in cui non è conosciuto, cerca di richiamare l’attenzione suonando qualche cover famosa. tu sei partito con un brano di oratio e uno di nino bruno e le otto tracce. mi è sembrata una scelta quantomeno bizzarra… 
mi rifiuto di credere che al mondo ci sia gente stordita dalla mancanza di curiosità al punto di aver bisogno di ascoltare cover conosciute per dedicare la propria attenzione a un concerto. mi rifiuto di suonare cover di canzoni che non avrei mai scritto. mi rifiuto di iniziare un concerto suonando le mie canzoni perché mi verrebbero male, così suono canzoni di altra gente. mi vuoi ancora bene? comunque ho un side project assieme a shiva bakta che si chiama “vedo gente faccio cover”. 

mi ha incuriosito il testo di "esca per le acciughe", di cui esiste un simpatico video ad opera del mitico mezzacapa. mi spieghi di cosa parla?
video bellissimo, vedetelo assolutamente! la canzone è una metafora sull'attesa di qualcuno che non tornerà mai sui suoi passi ma tiene l'altro in scacco, lasciandosi “galleggiare” per simulare indecisione. l'altro diventa un'esca per le acciughe, laddove le acciughe sono i tanti piccoli falsi allarmi che lentamente fanno venire le rughe al cuore di chi attende in vano. non la capisce nessuno 'sta canzone, è un bel casino. 
il singolo dell’album (la buona occasione) si potrebbe quasi definire una “dallata”. te la prendi se la metto su questo piano? 
ahaha! fantastico! pensa che “dallata” è esattamente l'aggettivo che ho coniato per la presentazione track-by-track del disco, te lo giuro. complimenti vivissimi, chissà quante altre cose abbiamo in comune. ho scritto quella canzone in un momento in cui ero concentrato sull'ascolto di lucio dalla e paolo conte, ma evidentemente devo aver assorbito più dalla. 

come torni a la spezia, ancora con blablacar, come all’andata? 
tornerò a roma, dove mi sono trasferito da qualche mese, ma spero di trovare comunque un blablacar, sennò sono fottuto!

[le foto sono di futura tittaferrante]

sabato 1 giugno 2013

cinemavolta - provincia escape (2013)

i cinemavolta sono un gruppo nato a montichiari (brescia) alla fine degli anni ’90. da subito cominciano suonare dal vivo e a comporre in proprio. un loro demo, registrato in un deposito per le vele vicino al lago di garda arriva nelle mani di max casacci, chitarrista e produttore dei subsonica, che pubblica il loro primo lavoro per l’etichetta casasonica. dal 2005 ad oggi sono usciti cinque album, che li hanno portati ad esibirsi in numerose città francesi. nel 2007 e 2008 si sono anche avvicinati al mondo della scrittura pubblicando due cd-libro, nel secondo dei quali, il mio dio è ateo, hanno collaborato con claudio bisio per la registrazione di un monologo scritto da giorgio terruzzi. 
l’ultimo lavoro, del marzo di quest’anno, è composto da due dischi: uno funk, dal titolo love, party o altro?, ed uno acustico, intitolato altro. il primo, registrato fra brescia, verona e milano, è stato mixato a londra da byron hosking, produttore che ha lavorato a svariati progetti hip hop e r&b. i due album sono arricchiti da diverse collaborazioni: fra gli altri, bobby soul, cantante solista e di diverse storiche band del funk italiano anni novanta, gabby lewis, considerato astro nascente della scena hip hop di dallas e fulvio sigurtà, trombettista votato nel 2012 miglior giovane talento per la rivista musica jazz. l’occasione per presentare in anteprima questo nuovo progetto è scaturita da un mini-tour di otto concerti che i cinemavolta hanno realizzato nell’area di dijon, in concomitanza con il festival italiart. attraverso la collaborazione con la piattaforma di crowdfunding musicraiser, hanno raccolto la somma necessaria per mettere in strada il progetto funkamper, una specie di laboratorio musicale mobile, dal quale sono state trasmesse in streaming, tutte le date francesi e varie perfomance improvvisate durante il tragitto. 
“è fondamentale aprirsi, collaborare con molte persone, proprio per poter aver all’opera delle orecchie diverse dalle nostre”- così dichiarano i cinemavolta. in effetti, il loro sound, è una versione moderna, contaminata e dal respiro internazionale di un funky con una decisa “anima nera”. il brano che vi propongo, “provincia escape” è il primo singolo estratto dall’album “love,Party o altro?”. nel video, le luci illuminano una città dal traffico inesauribile, mentre un funky notturno, con fresca energia, trasmette tutta la voglia del protagonista di viaggiare, di andare oltre, proiettato in una fuga (solo metaforica o reale sta a chi ascolta deciderlo) che gli permetta di ritrovare il giusto spazio per se stesso e per chi ama.


provincia escape
oggi ho passato il pomeriggio in un negozio
ad ascoltare quel disco
quel disco io l'avevo ordinato, importato,
l'ho ascoltato e l'ho preso.
da qualche parte del mondo
c'è un tizio che ha messo questo disco
in un piccolo contenitore, un po' piatto,
l'ha chiuso e l'ha spedito
a me che sono qui in un negozio di provincia in attesa che si faccian le sei
per poi passare a prenderti e fartelo ascoltare
dentro le mie casse e poi dentro le speranze di
andarmene lontano da qui
cercandole là fuori le cose che son dentro di 
me e te
sperando che in quel viaggio 
si trovi il giusto spazio per...
oggi ho scoperto che in new jersey c'è un tizio che si è unito alla band
girando per le strade di campagna 
mi sono accorto di canticchiare ravel
non credo che ci siano legami,
uno è in new jersey e l'altro è morto a parigi,
ma a volte la mia mente si confonde 
o forse 
si prende gioco di me.
di me che sono qui in una strada di campagna 
in attesa che si faccian le sei
per poi tornare a casa e scoprire come sempre che chiuso nella stanza coltivo la speranza di
andarmene lontano da qui
cercando le là fuori le cose che son dentro di
me e te
sperando che in quel viaggio si trovi il giusto spazio per
me e te

mercoledì 27 marzo 2013

arm on stage - strong enough (2013)

tutto ha inizio nel 2008, in una casa sperduta tra i colli, sul passo del sassello. quattro amici (folco orselli, stefano piro, alessandro sicardi e claudio domestico) avevano voglia di scambiarsi idee, musica, immagini, oltre i propri singoli percorsi artistici. in realtà stavano provando a superare le proprie paure, i propri convincimenti, i linguaggi personali, per abbandonarsi l’uno nell'altro, cercando di creare un nuovo approccio alla composizione. in quei 10 giorni le milonghe di stefano si mischiavano al blues di folco; le trovate bassistico arrangiative di alessandro, si contaminavano con i tempi dispari di claudio. nasceva così l’album sunglasses under all stars, pubblicato nel 2010. seguì un tour in italia, una trasferta a londra, chilometri di parole e di autostrade, birra, applausi, l'abbraccio di un pubblico nuovo e curioso…

claudio domestico ha deciso di seguire altri progetti (gnut e tarall&wine) e gli arm on stage, di recente, sono tornati, con l’inserimento a pieno titolo di alessio russo alla batteria. ora si trovano in slovenia, dove stanno completando le registrazioni del nuovo album, con l’apporto di lorenzo corti alle chitarre elettriche e paolo benvegnù alla produzione artistica. le nuove canzoni sono state composte ancora nella casa isolata sul sassello e il progetto si sta realizzando grazie alla raccolta fondi di musicraiser. nel video, diretto da enrico parenti, possiamo vedere la band nello studio jork di dekani, durante l’esecuzione di strong enough, un nuovo brano che parla di riscosse, di cui tutti abbiamo bisogno, in questo particolare momento storico.