venerdì 2 novembre 2012

factotum di charles bukowski


se hai intenzione di provare vai fino in fondo
altrimenti non cominciare neanche, 
potrebbe voler dire perdere la ragazza,
la moglie i parenti, il lavoro.
e forse anche la testa
potrebbe voler dire non mangiare
per tre o quattro giorni
potrebbe voler dire gelare
su una panchina del parco
potrebbe voler dire la prigione
potrebbe voler dire la derisione, lo scherno

l'isolamento,
l'isolamento è il premio 
tutto il resto è un test di resistenza 
per vedere fino a che punto sei disposto a farlo 
e tu lo farai. 
nonostante i rifiuti e le peggiori 
probabilità di successo e sarà meglio di 
qualunque cosa tu possa immaginare. 

se hai intenzione di provare vai fino in fondo 
non ce una sensazione al pari di questa 
sarai da solo con gli Dei 
e il fuoco incendierà le tue notti 
cavalcherai la tua vita 
dritta verso una risata perfetta 
è l'unica battaglia buona che ci sia.



charles Bukowski "factotum"



le immagini sono tratte da factotum di bent Hamer (2005).

martedì 30 ottobre 2012

Edda odia i vivi? - il Capitano Cook incontra Stefano Rampoldi

Stefano “Edda” Rampoldi è stata la voce di uno dei gruppi rock italiani più importanti degli anni ’90: i Ritmo Tribale. Poi, all’apice del successo, la sua scomparsa. Il ritorno sulle scene avverrà dopo circa 12 anni, nel 2008, quasi in punta di piedi, per non disturbare. 
L'ho incontrato una domenica pomeriggio di ottobre, prima di un suo concerto al circolo Agorà di Cusano Milanino e mi sono fatto raccontare di lui e della sua musica, scoprendo una bellissima persona: vera, sensibile, senza filtri. Questo è quello che ci siamo detti in quella occasione…
Odio i vivi è un titolo molto provocatorio. Perché li odi? hai i tuoi motivi e te li tieni per te o puoi spiegarceli?
Il motivo è che l’esistenza a volte mi appare demoniaca. Sono sicuro che sulla terra ci sono tanti  momenti paradisiaci ma si vivono anche tanti momenti da inferno. Io odio quelli che, a volte, mi creano un inferno in cui vivere, quindi, odio i vivi… 

Come ti sei sentito a cantare di nuovo davanti al tuo pubblico, che, nonostante uno stop di 13 anni ha dimostrato di non averti dimenticato?
A sapere che il pubblico non mi dimenticava non me ne sarei mai andato.
Mi ha fatto piacere anche se, all’inizio, quando ho ripreso, l’ho fatto solo per me, senza aspettative, per una mia esigenza, per darmi un po’ di paradiso. Se poi anche gli altri mi seguono, mi fa piacere.


La musica adesso non è il tuo unico mestiere. In che modo riesci a conciliare le due attività (ndr. costruisce ponteggi)?
Il problema è che la musica mi crea sempre una situazione di benessere, anche se non sono il musicista che vorrei essere. Non so suonare, non so forse neanche cantare. Però adesso torno a casa la sera abbastanza abbattuto, demotivato.. mi metto lì, prendo la chitarra, suono e vedo che piano piano mi perdo dentro. È come un gioco, una cosa bella. Il problema è che quando ho fatto il disco mi sono licenziato proprio per dedicarmi solo a quello. Credo che sia stata una cosa giusta, però, una settimana prima dell’inizio delle registrazioni non volevo più farlo, ero entrato in paranoia, non mi sembrava assolutamente di aver fatto la scelta giusta. Ricordo che Fabrizio De Andrè, in un’intervista rilasciata tantissimi anni fa, disse: ”questo non può diventare un mestiere, se lo diventa è una cosa un po’ pesante”. La stessa cosa me l’ha detta Mauro Pagani quando sono andato a registrare il primo disco nel suo studio ed ho detto che non facevo questo di mestiere. Lui mi ha risposto:” meglio!”. Il giorno, con situazioni troppo pesanti e squilibrate, mi uccide. Un po’ me lo sono scelto, sto cercando di venirne fuori, ma quando hai un lavoro te lo tieni.
Cosa ti ha spinto o chi ti ha convinto a tornare a cantare e a scrivere canzoni?
Mi è successo molto casualmente grazie al chitarrista Andrea Rabuffetti, con cui ho fatto il primo disco “semper biot”. Eravamo amici, io suonavo con lui per il piacere di suonare, lui è molto bravo, ci trovavamo davvero bene. Lui mi ha detto che voleva mettere alcuni miei video su youtube. Io non sapevo nemmeno che esisteva perché sono rimasto fuori dal mondo per tanti, tanti anni. Nel giro di una settimana è arrivata la proposta dell’etichetta Niegazowana di fare un disco ed io ho accettato. Alla fine nasce tutto dal fatto che suonare è una cosa che mi fa star bene. Bisognerebbe solo suonare, non andare a lavorare e suonare. Non per un fine, per un disco, ma solo per il piacere di farlo. Ti alzi una mattina, ti metti a fare una nuotata, giri un po’ per il mondo, cammini e poi ti metti a suonare. Se si potesse fare così sarebbe meglio…

Com'è cambiato il tuo modo di fare e di concepire la musica dai ritmo tribale ad oggi?
io presentavo ai ritmo tribale delle canzoni e loro poi me le ”imbastivano“ nel giro di una prova. Portavo i pezzi, li suonavamo e arrangiavamo in sala.
Adesso la cosa è un po’ più astratta: il pezzo c’è però mi chiedo sempre che vestito mettergli. Il vestito è una cosa importante, me ne sto rendendo conto. Stavo ascoltando i Radiohead e notavo la loro linea canora. Se proviamo a tenere la melodia e togliamo tutto il resto potrebbe diventare, per assurdo, una canzone alla Cristina d’Avena. Non è che loro melodie siano così astruse, è l’arrangiamento che è di un raffinato veramente grande. Le canzoni di Cristina d’Avena sono melodiche e sarebbe bello vedere come le arrangerebbero i Radiohead.
Il tuo ultimo disco è sicuramente uno dei più interessanti del panorama italiano degli ultimi anni, tanto da portarti ad essere finalista del premio Tenco pochi giorni fa. Dev'essere una gran bella soddisfazione...
E’ già una soddisfazione, ma io avrei voluto vincere. Ho vinto una sola volta, al circo: mi hanno regalato un arco e una freccia. Adesso sarebbe stato il momento di tornare a vincere. Agli Afterhours non cambia niente e probabilmente nemmeno a me avrebbe cambiato niente, però…

Com'è nata la collaborazione con Manuela Falorni per il video di Odio i vivi?
E cazzo, qui parliamo di porno! Parliamo di una vera dimensione… E’ nata da un’idea di Fabio Capalbo, uno dei ragazzi della Niegazowana. E’ stata una bellissima idea perché lei è una persona molto interessante e in più è un’attrice porno…
Praticamente abbiamo fatto  un documentario, ed è venuta fuori una bellissima cosa secondo me.
I titoli delle tue canzoni, nell'ultimo album sono quasi tutti nomi di donne. Ce n’è una a cui sei particolarmente legato?
A parte Marika, che praticamente conosco come amica, tutte le altre sono state più o meno mie fidanzate e donne importanti per me. I testi sono tutti assolutamente autobiografici.

Ero al Teatro da Verme (di Milano) questa primavera e in quell'occasione hai riproposto una serie di brani di altri autori riarrangiati e rivisitati. Mi è sembrato molto interessante il fatto di riscrivere alcuni testi. Com'è nata questa idea?
Quella sera ho temuto la debacle perché io già non so suonare i miei pezzi, figurati mettermi a suonare quelli degli altri. Però c’era stata la richiesta di Enzo Gentile che conosco di fama da 35 anni, da quando ascoltavo radio popolare alle medie. Mi scocciava quindi dirgli di no anche se proprio giocavo fuori casa. E’ andata bene, non so come, anche grazie ad Alessandro Grazian che è un grande musicista. Sono contento, quella serata me la ricorderò per tutta la vita, più che altro per l’ansia.
Se per te dal pubblico è bello, dal palco, per me, è bello la metà, perché da lì si è sempre più perfezionisti. Se mi avessero detto: ”la serata è stata una cagata” l’avrei accettato, perché dal palco non si riesce ad avere la percezione giusta delle cose.


In una di queste rivisitazioni, dici stravolgendo il testo di Finardi di Sulla strada: "Cantando di gioia, la mia masturbazione" invece di "cantando di gioia e di rivoluzione". La musica è masturbazione per te?
Per me che non son capace si, perché ogni tanto mi perdo. Ho imparato a cantare perché la musica mi piaceva. Anche io volevo in qualche modo esprimermi con questo mezzo, poi, quando comincio a suonare, un pochino mi perdo. La storia della masturbazione è venuta fuori perché non riuscendo a ricordare i pezzi a memoria  ho imparato ad improvvisare, però l’effetto finale non è così male.
Nei tuoi progetti futuri c'è la possibilità di rivedere insieme i ritmo tribale?
Quando ci vediamo ci pensiamo sempre, però è difficile per il fatto che non sappiamo se sia giusto farlo. Noi eravamo anche una specie di tribù, vivevamo veramente in simbiosi, stavamo sempre insieme, eravamo amici, lavoravamo assieme. Per noi i ritmo tribale potevano essere una famiglia. Il fatto è che ci siamo persi di vista da almeno 15 anni. Ora non potremmo tornare la famiglia che eravamo prima, ognuno ha la sua vita, ha preso la sua strada. Questo non ci permetterebbe di tornare alla vecchia dimensione, la scelta sembrerebbe un po’ posticcia, quasi una forzatura, che renderebbe il tutto poco magico. Non possiamo più vivere la musica nel modo in cui eravamo abituati a viverla, perché per noi i ritmo tribale “erano quella cosa lì”, oggi mancano le condizioni oggettive e materiali. Sono sicuro però che, se stessimo di nuovo assieme un mese, automaticamente ne verrebbe fuori qualcosa. E’ la prima volta che dico questa cosa, non l’avevo pensata prima. Il nostro era un po’ un modo di vivere, forse questo è arrivato negli anni alla gente. Io ad un certo punto ho smesso perché non mi sentivo più all’altezza. Mi sono impegnato per 12-13 anni a fare questa cosa e non ho ottenuto niente. E’ stata una scelta che ho fatto io, per me, invece bisognava continuare ancora per altri 20 anni…

Hai una voce e un modo di cantare molto particolare, a tratti ricordi Demetrio Stratos. Ti ispiri effettivamente a qualcuno quando canti?
Io tento di fare con la voce quello che faceva Demetrio Stratos ma, al contrario: praticamente lo faccio in senso antiorario. La sua voce usata in quella maniera è stupenda, la mia sembra una cosa un po’ strana. Io ho cercato ed è venuto fuori questo ibrido che ricorda un po’ Demetrio Stratos. Di sicuro i dischi degli Area li ho ascoltati tanto, li ho apprezzati tanto, anche se non si direbbe visto come suono. Secondo me, in quel periodo, c’erano i Weather Report e gli Area: per i primi la fama era mondiale ma il valore degli Area, secondo me, era a livello forse anche superiore.
Hare Krishna cosa ha dato alla tua vita?
Me l’ha cambiata. A 20 anni, assolutamente inconsapevole e mai attratto nemmeno dallo yoga, una notte in cui ero molto drogato, sono stato folgorato da quello che gli Hare-Krishna trasmettevano alla radio. Così, piano piano, li ho conosciuti e dopo 30 anni gli sono ancora attaccato, nel bene e nel male. Il fatto di essere diventato vegetariano lo devo a loro e sempre li ringrazierò per avermi aperto gli occhi su questa piccola cosa che per me è molto importante. Per adesso è stata una scelta positiva, si vedrà poi alla fine…


[James Cook was here!]



*grazie a Starfooker per le foto.

articolo pubblicato su just kids Webzine #2




domenica 28 ottobre 2012

tre allegri ragazzi morti - la fine del giorno (canto n.3) (2012)




la fine del giorno (canto n.3) è la prima anticipazione del nuovo disco dei tre allegri ragazzi morti "nel giardino dei fantasmi", che uscirà ad inizio dicembre.
è una poesia afro-blues, con in evidenza chitarra ed echi dub. Una specie di mantra che scandisce le fasi del giorno che inizia e va a dormire. alla voce di davide toffolo risponde un coro, come nelle canzoni popolari tradizionali.
I disegni del video sono di davide toffolo, la grafica di alessandro baronciani, e l’animazione di valeria prosperi.

non puoi più fingere che sia così non dirmi che non l’hai ancora capito
anche il colore del cielo lo dice “si ricomincia da qui”
io sarò così all’inizio del giorno porterò con me quello che mi serve
non puoi più fingere che sia così non dirmi che non l’hai ancora capito
anche il colore del cielo lo dice “si ricomincia da qui”
io non salirò sulla giostra del talento lo condividerò lo spenderò per noi
e quando il mio cavallo avrà perso lo smalto, lo caricherò sulla schiena lo porterò da te
io sarò così alla fine del giorno dormirò con te, dormirò con te…


venerdì 26 ottobre 2012

matteo toni - bruce lee vs. kareem abdul-jabbar (2012)


la storia di matteo toni è ricca di esperienze. il suo ultimo capitolo inizia durante un lungo viaggio in Australia e una performance live di xavier rudd che innescherà la scintilla per il suo nuovo progetto solista. stringe amicizia con ermanno pasqualato, uno dei primi liutai italiani produttori di chitarre hawaiane, che gli costruisce un’acustica slide chiamata weissenborn, e dà vita al suo percorso solista. 
matteo continua a viaggiare per il mondo, dall'europa al centro america, da bali ai carabi, collezionando esperienze che racchiuderà anche nelle sue canzoni che raccontano storie sognanti, ai margini, rifugiandosi in luoghi e tempi naturali.
chitarre slide lap steel e weissenborn, insieme ai tamburi, sono il binomio dominante di "santa pace", primo album uscito da poco.
“bruce lee vs. kareem abdul-jabbar” è il primo singolo tratto da questo album. il video è diretto da roberto de vivo.

bruce lee, nato a san francisco nel 1940 e cresciuto ad hong kong (dove morirà nel 1973), è stato un attore, artista marziale, filosofo, regista, sceneggiatore e produttore. è indubbiamente l’attore più ricordato per la presentazione delle arti marziali cinesi al mondo.kareem abdul-jabbar, nato a new york nel 1947, è un ex cestista e allenatore di pallacanestro statunitense, professionista nella nba. nel 1972 ha iniziato a girare "game of death" di bruce lee, mai finito per la morte prematura del protagonista; il film poi è stato rimontato con le scene già girate e successivamente inserite anche nel documentario del 2001 "bruce lee - la leggenda".

“attore estremo, bruce lee combatte con il gigante per eccellenza (l’allora famosissimo gancio cielo dei la lakers) nella sequenza di un film che non riuscì mai a terminare quando morì per cause ancora oggi non chiare. l’eterna lotta per l’esistenza in una scena grandiosa, come quella di un uomo che per sopravvivere deve attraversare a piedi un’autostrada terrificante, un combattimento immortale contro l’infernale macchina e contro l’uomo stesso. la canzone (come lo stesso video) sono ricchi di molteplici riferimenti, ma accomunati da un unico grande concetto: la sopravvivenza” (matteo toni)

"il videoclip è un omaggio ai film thriller anni 80, quelli più sregolati e illogici, ma pieni di inarrivabile e folle artisticitá. lucio fulci, e la sua abilità registica, vengono in questo caso citati come riferimento per mettere in scena un vero e proprio massacro di coscienza, la spettacolarizzazione del profondo Io desideroso di sangue." (roberto de vivo)


mercoledì 24 ottobre 2012

moro - silent revolution (2012)

massimiliano morini, in arte moro, ha pubblicato di recente silent revolution, dodici canzoni cui motivi conduttori sono l’amore e l’odio, ma anche la paura dell’invecchiamento e della morte. e poi una storia d’amore che finisce, la scomparsa di un amico e la consapevolezza che la prima persona della tua generazione se n’è andata per sempre. il tutto avvicinandosi alla grazia acustica dei primi wilco ed alle armonie delicate di elliott smith. moro ci guida in un viaggio nella coscienza dell’essere umano. la nostra…
la traccia che da il titolo al disco mette in ridicolo le false rivoluzioni dei nostri tempi. un brano dedicato a chi non sa dove schierarsi nella vita, cosa decidere o dove andare, un inno per tutti i ribelli da poltrona del mondo. possiamo ascoltare questo brano gustando anche le splendide immagini tratte dal corto di animazione old man of the mountain del 1933, in cui betty boop sfida l’uomo delle nevi… 

silent revolution
one at a time
that’s what lives should be like
name and place in line
and a title on a plate that no doubt’ll ever pry loose
but i can’t choose, i can’t even refuse, ‘cause i never know what i like
i’m not bright, not as good as i might, all my schedules are tight
and no plan is going to save me from
the last silent revolution that nobody wants to listen to
i know that it’s coming
just a silent revolution that i feel in all the things i do
i know that it’s coming
i need a good talking-to
straight down a line
that’s what thought should sound like
time and place are right
so why not wear words like a slogan on a t-shirt
but I’m not hurt, always try to shoot first, & i’ve never been through any war
i’m a bore, i can never be sure that whatever i say isn’t taken for the man i am
but the silent revolution i’m expecting like a traffic jam
i know that it’s coming
just a silent revolution that I never hope to understand
i know that it’s coming
i need a good talking-to