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venerdì 6 febbraio 2015

carlo maver - monsieur coulibaly (2014)

per carlo maver viaggiare in solitario, conoscere e vivere situazioni completamente nuove è sempre stata una forte necessità, nata ancor prima della passione per la musica. si è trovato così ad attraversare paesi lontani e molto diversi dall’italia quali la turchia, il kurdistan, il mali (e il deserto del sahara), l’afghanistan, l’indonesia. esperienze intense che, inevitabilmente hanno influenzato sia la vita privata, che quella artistica. 
il primo strumento a cui si è accostato, non giovanissimo, è stato il flauto traverso. negli anni, la crescente passione per l’improvvisazione e il jazz, unita alla ricerca di nuove sonorità, lo ha avvicinato al bandoneón (un tipo di fisarmonica elemento fondamentale delle orchestre di tango argentine). suonato inizialmente da autodidatta, ha totalmente conquistato carlo in quanto lo sente dotato di un’anima forte ed estremamente ispiratrice. 
un nuovo viaggio, questa volta alla ricerca delle contaminazioni ritmiche che il “continente nero” ha regalato a tanti generi musicali, è la fonte ispiratrice di tracce d’africa, terzo disco dell’artista bolognese. tredici brani in cui il jazz e il tango s’incontrano attraverso melodie che spaziano fra il medio oriente, il mediterraneo e l’america latina. 
monsieur coulibaly è un suggestivo omaggio alla prima persona che ha accolto carlo durante il viaggio in mali e alla sua terra: il professore di agronomia all’università di katibogou, amadou coulibaly. grazie anche al prezioso contributo della formazione che accompagna maver, si crea “un’esplorazione etnica” in cui i confini delle singole tradizioni vengono piacevolmente abbattuti a suon di note. nell’ascolto emerge un’importante consapevolezza: non esiste una radice unica di provenienza ma, ciascuno di noi, quando “si apre al mondo”, può ritrovare frammenti di se stesso in ogni luogo e cultura… 
 

giovedì 20 marzo 2014

gabriele buonasorte 4et - anymore (2013)

musicista che fa della versatilità e dell’amore per le contaminazioni sonore il suo tratto dominante, gabriele buonasorte è sassofonista, compositore, arrangiatore e sound designer. ha collaborato con musicisti quali gabriel rivano, silvia bolognesi, carlos rojas, stelvio cipriani. nel 2012 ha formato il suo quartetto composto da angelo olivieri (tromba), mauro gavini (basso) e mattia di cretico (batteria), con cui ha registrato forward, primo progetto originale.il disco è nato dal desiderio di scrivere musica che potesse non esser racchiusa dentro una qualsiasi etichetta di stile. buonasorte da sempre interpreta il jazz come una straordinaria miscellanea di linguaggi differenti, da plasmare liberamente, attraverso l'ispirazione del momento. questo progetto, in particolare, racconta musicalmente immagini e situazioni del suo vissuto, esprimendo un pensiero critico su temi attuali politico-economici e sociali. 
per far questo ha scelto un linguaggio semplice e lineare, ma con una forma in costante evoluzione, che genera continui cambiamenti sonori. si passa dal groove intenso a ritmi sincopati, da atmosfere soft ed evocative ad improvvisazioni psichedeliche.
il video è relativo ad un versione live del brano anymore, nel quale è presente anche la violoncellista susanne hahn. le immagini sono state realizzate presso l’indiehub di milano in occasione della registrazione dell’album. un modo davvero suggestivo per dare vita, attraverso le note, a pensieri, riflessioni, ricordi che si alternano, crescono, fino ad esplodere in un energico "mai più", in cui ognuno può ritrovare la forza e volontà necessari per affrontare un quotidiano spesso complicato…





foto di alessandro sgarito.

domenica 11 settembre 2011

paolo alderighi in concerto al carcere di bollate

la sera del 7 settembre arriviamo in prossimità del carcere di bollate con un bel tramonto. lo sfondo contrasta nettamente con il triste e grigio edificio in cui entreremo.
quando il gruppo di ospiti è completo si inizia ad avanzare, passando attraverso i metal detector, senza portare nulla con sé, seguendo le energiche indicazioni delle guardie.
si attraversano porte con muri spessi e si percorrono corridoi che sembrano infiniti e ci fanno tornare alla mente immagine di film famosi. la temperatura sale e sembra mancare l'aria guardando gli edifici intorno a noi, attraverso le sbarre alle piccole finestre.
si arriva infine ad un piccolo teatro con al centro, nella penombra, un pianoforte ed una tribuna gremita di detenuti che, all'arrivo di paolo alderighi scoppia in un fragoroso applauso. i nostri sguardi emozionati si incrociano con i loro, entrambi curiosi di guardarci e di sapere se siamo poi così diversi. per una volta loro sono sulla tribuna principale e noi, defilati, in un angolino.
l'organizzatore corrado beldì presenta la serata e spiega che sarà un concerto di stride piano, con musiche degli anni '20-'30-'40 del secolo scorso, stile in cui l'illustre ospite è uno dei più importanti esecutori.
paolo alderighi, poco più che trentenne, diplomato al conservatorio giuseppe verdi di milano, laureato in economia per le arti la cultura e la comunicazione all'università bocconi, ha raccolto diversi premi per le sue grandi doti di musicista jazz.
di recente ha pubblicato il terzo lavoro discografico a suo nome in pianoforte solo e partecipato a numerose altre produzioni collaborando con moltissimi musicisti noti nell'ambiente jazzistico mondiale.
oltre ad esaltare le sue doti di musicista, la serata gli consente di sfoggiare doti di grande comunicatore: ogni brano viene presentato con le parole giuste ed accompagnato da aneddoti che meglio inquadrano il contesto in cui è stato composto o il nuovo arrangiamento preparato per l'occasione. nel buio solo un pianoforte ed un uomo a tiene in pugno il pubblico della tribuna, che spesso scandisce il tempo, rivelando la presenza di qualche musicista e sembra apprezzare parecchio la serata.
noi, come per non disturbare un evento in cui ci sentiamo un poco intrusi, ci limitiamo ad applaudire calorosamente le bellissime esecuzioni.
alla fine della performance il momento più bello ed emozionante della serata: il pubblico si mescola e gli ospiti prendono timidamente contatto con i padroni di casa. due mondi apparentemente lontani si sfiorano ed allora le domande scorrono spontanee da entrambe le parti. è stato molto bello incontrare persone che ci hanno raccontato le loro sensazioni ed aver colto tanti pensieri positivi, di uomini che nutrono belle speranze per il futuro, quando anche loro potranno uscire da quell'edificio da persone libere, esattamente come noi facciamo dopo aver ancora una volta ringraziato tutti.
in particolare corrado beldì, marco scotti e novara jazz per averci regalato una serata così ricca di emozioni uniche.