i violons barbares sono un trio "barbar-ethno-rock" attivi dal 2010, i cui membri provengono da mongolia, bulgaria e francia. nazione, quest’ultima, dove per una casualità del destino, si è incrociato il loro percorso artistico. é una formazione che colpisce al primo ascolto per la capacità di contaminazione fra quelle che sono le radici e le tradizioni culturali di ciascuno e le più svariate sollecitazioni provenienti dal mondo attuale.
la loro musica, infatti, spazia con la stessa naturalezza, dai canti folkloristici dei rispettivi paesi di provenienza, alla rivisitazione in chiave del tutto personale di brani che hanno fatto la storia del rock come, ad esempio, purple haze di jimi hendrix. strumenti protagonisti delle loro performance insieme alle più canoniche percussioni, sono, rispettivamente: il violino morin khuur, di origine mongola e la gadulka, strumento ad arco proveniente dalla bulgaria. il primo si compone di una cassa armonica a forma di trapezio, con un lungo manico, una tavola di legno coperta da una pelle tesa di cammello, di capra o pecora e due corde di crine di cavallo. anche l'estremità del suo lungo collo è scolpita a forma di testa di cavallo. la forma e accordatura della seconda (imparentata con la nostra lira calabrese), varia da regione a regione. la versione moderna ha tre corde melodiche d'acciaio (un tempo in budello). altra caratteristica del tutto originale di questo gruppo è l’uso della voce da parte di dandarvaanchig enkhjargal che si esprime attraverso il così detto canto diplofonico: una tecnica che permette ad una singola voce di produrre simultaneamente due o anche più suoni distinti risultando così duplicata all’orecchio di chi l’ascolta.
il video di barbar rock è tratto da un’esibizione live avvenuta durante l’edizione 2011 delrhino jazz festival a firminy (francia). impossibile non essere conquistati dalla dirompente forza espressiva di questi “barbari moderni“, allo stesso tempo curiosi e attenti cittadini del mondo…
il david di donatello è un premio cinematografico, che può essere considerato l'equivalente per il cinema italiano dell’oscar americano. prende il nome dalla celebre statua, una cui riproduzione viene assegnata ai vincitori durante la cerimonia di premiazione. i primi riconoscimenti vennero assegnati al cinema fiamma di roma nel 1956. dalla seconda edizione la manifestazione si è svolge, quasi sempre, al teatro antico di taormina.
i virginiana miller sono un gruppo livornese, cui nome ha origine nell’orto botanico di pisa: “c’erano le piante con le targhette – racconta a tal proposito simone lenzi - in questa pianta c’era scritto ‘virginiana miller’. l’abbiamo scelto perché era un nome che, non avendo nessun intento programmatico, non ci precludeva nessuna possibilità”.
dopo aver pubblicato 5 dischi in studio, nel 2012, scrivono il brano “tutti i santi giorni”, che fa parte della colonna sonora dell’omonimo film, diretto da paolo virzì, la cui sceneggiatura si basa sul romanzo di simone lenzi (leader dei virginiana), “la generazione”.
nell’edizione 2013 dei david di donatello, questo pezzo ha ottenuto la statuetta come “miglior canzone originale”, importante riconoscimento per una band che, per la qualità delle loro proposte, meriterebbe molta più visibilità..
tutti i santi giorni
ho cercato nei poeti, nei dottori e nei profeti,
ma non ho trovato niente, che anche lontanamente
somigliasse a te… così,
ne deduco che non c’è…
nessun libro che mi spiega
come è fatto il paradiso,
la bellezza di una piega, dove precisamente
nasce il tuo sorriso
benedetto sia il tuo ventre, benedetto il viso
mentre fuori tutto…
tutto va, va a rovescio ma vedrai,
che in qualche modo si farà, non piangere
perché, io e te
vivremo altre primavere,
dopo gli inverni,
avremo tutti i santi giorni,
per noi se vuoi… prendermi
e ho sentito abbandonarmi
tutto il sangue dalle vene
che se tu non ti vuoi bene
indubitabilmente te ne voglio io, lo sai, per dio
chiedi ai filosofi,
interroga i teologi,
prega i beati,
vergini e martiri,
aprimi il cuore e finalmente fidati,
chiedi agli storici,
interroga gli oracoli
tutto va, va a rovescio ma vedrai,
che in qualche modo si farà, non piangere
perchè, io e te
vivremo altre primavere,
dopo gli inverni,
avremo tutti i santi giorni,
per noi…
benedetto sia il tuo ventre
benedetto il frutto di un sorriso sul tuo viso mentre
marcello e il mio amico tommaso vengono da roma e nascono come una piccolissima orchestra pop da cameretta, composta da violoncello, oboe, chitarra acustica, batteria, xilofono e due voci. a quasi due anni dall’uscita dell’ep d’esordio in lingua inglese, chounette, da pochi giorni è stato pubblicato in free download il loro primo album nudità. per l’occasione gli elementi sono diventati sei e la lingua di scrittura è l’italiano.
la lavorazione del disco, decisamente autobiografico, è stato effettuata la scorsa estate, dopo una lunga stagione di provini e lavoro sugli arrangiamenti e, più in generale, un periodo di intensa riflessione su quello che la band aveva fatto in passato e quello che desiderava fare nel futuro. prodotto con fabio grande dei quartieri, quasi tutto l’album è stato registrato nel borgo di vejano (vt), a metà tra casa di marcello e la chiesa del paese. esce anche in formato libro, infatti un breve racconto di francesco pacifico è contenuto nel booklet di corredo ed è divenuto la prefazione di quello che è il canzoniere del disco: un libretto con testi, accordi, spartiti, foto e altro.
blues balneare è il primo video estratto dal nuovo lavoro, diretto dallo stesso marcelloenea newman.
"girare questo video è stata una delle esperienze più stressanti della mia vita. era la mia prima volta da regista e una delle prime da attore. non vado spesso in discoteca ma quando ci vado è per annullarmi. in serate come quella che fa da sfondo per il video sento che riesco a scomparire, diventare la folla, passare inosservato. mi dà un senso di benessere specialissimo, non lo trovo da altre parti. l’idea del video era di portare la canzone nel mondo reale, confrontare il narratore con le persone che presumibilmente un tipo come quello della canzone incontrerebbe nella vita reale. abbiamo deciso di girare in quella location il giorno stesso in cui poi abbiamo fatto le riprese e non abbiamo fatto in tempo a chiedere il permesso agli organizzatori. se qualcuno ci chiedeva spiegazioni dicevamo di star girando un promo per la serata. Per un po’ ha funzionato e nel tempo passato dentro abbiamo girato un bel po’ di take, anche se purtroppo molte sono state interrotte a metà, una volta perché dei ragazzi ci lanciavano ghiaccio in testa dalle balconate, poi perché un ragazzo passando mi ha strappato le cuffie dalla testa buttandole per terra, poi perché un buttafuori del locale mi ha spinto in uno stanzino per far passare la gente. quella è la take che abbiamo scelto, montata con la fine di un’altra. Il taglio è brutto ma quella take non si poteva buttare. le luci e la gente che interagisce con me erano perfetti".
from the morning è un brano tratto da pink moon, il terzo album del cantautore inglese nick drake, registrato in appena due notti e pubblicato nel febbraio del 1972. E’ un disco in cui nick si presenta solo con la chitarra acustica, eseguendo tutto dal vivo, quasi sempre in una sola take. è l'ultima pubblicazione ufficiale a nome dell'artista prima della sua morte, avvenuta circa due anni dopo, il 25 novembre del 1974. nel brano c’è il sogno paradisiaco dell’autore, che finalmente è in grado di assaporare una magnifica alba. nick cessa di aver paura della notte, che acquista un'aria bella e rassicurante. si alza dal suo letto e vede davanti nuovi percorsi “colorati e infiniti”. il candore, e l'innocenza di questi versi trasmettono serenità.
difficile arrivare alla suprema bellezza di drake ma naomi berrill ci prova, con un’interpretazione originale e personale. la giovane violoncellista irlandese, figlia d’arte, polistrumentista e cantante, è una musicista sensibile ed estremamente versatile. si diverte a sperimentare nuovi arrangiamenti di brani di musica classica, barocca, folk e di grandissimi cantautori. con un filo di voce crea un’atmosfera magica e dolcissima, un dialogo intimo con il proprio strumento, che lascia fuori tutto il resto.
la voce di naomi coinvolge e avvolge l’ascoltatore, come è successo a me ieri sera, nel roseto della villa reale di monza, durante l’evento dei notturni di musicamorfosi. nella performance che vi presento, registrata all’hotel corona di bagni di lucca in una domenica di sole del 2011, l’artista ci regala una versione intensa e struggente della canzone di drake, quasi a tratteggiare il racconto del travaglio interiore vissuto per arrivare a non avere più paura della notte.
i cinemavolta sono un gruppo nato a montichiari (brescia) alla fine degli anni ’90. da subito cominciano suonare dal vivo e a comporre in proprio. un loro demo, registrato in un deposito per le vele vicino al lago di garda arriva nelle mani di max casacci, chitarrista e produttore dei subsonica, che pubblica il loro primo lavoro per l’etichetta casasonica. dal 2005 ad oggi sono usciti cinque album, che li hanno portati ad esibirsi in numerose città francesi. nel 2007 e 2008 si sono anche avvicinati al mondo della scrittura pubblicando due cd-libro, nel secondo dei quali, il mio dio è ateo, hanno collaborato con claudio bisio per la registrazione di un monologo scritto da giorgio terruzzi.
l’ultimo lavoro, del marzo di quest’anno, è composto da due dischi: uno funk, dal titolo love, party o altro?, ed uno acustico, intitolato altro. il primo, registrato fra brescia, verona e milano, è stato mixato a londra da byron hosking, produttore che ha lavorato a svariati progetti hip hop e r&b. i due album sono arricchiti da diverse collaborazioni: fra gli altri, bobby soul, cantante solista e di diverse storiche band del funk italiano anni novanta, gabby lewis, considerato astro nascente della scena hip hop di dallas e fulvio sigurtà, trombettista votato nel 2012 miglior giovane talento per la rivista musica jazz. l’occasione per presentare in anteprima questo nuovo progetto è scaturita da un mini-tour di otto concerti che i cinemavolta hanno realizzato nell’area di dijon, in concomitanza con il festival italiart. attraverso la collaborazione con la piattaforma di crowdfunding musicraiser, hanno raccolto la somma necessaria per mettere in strada il progetto funkamper, una specie di laboratorio musicale mobile, dal quale sono state trasmesse in streaming, tutte le date francesi e varie perfomance improvvisate durante il tragitto. “è fondamentale aprirsi, collaborare con molte persone, proprio per poter aver all’opera delle orecchie diverse dalle nostre”- così dichiarano i cinemavolta. in effetti, il loro sound, è una versione moderna, contaminata e dal respiro internazionale di un funky con una decisa “anima nera”. il brano che vi propongo, “provincia escape” è il primo singolo estratto dall’album “love,Party o altro?”. nel video, le luci illuminano una città dal traffico inesauribile, mentre un funky notturno, con fresca energia, trasmette tutta la voglia del protagonista di viaggiare, di andare oltre, proiettato in una fuga (solo metaforica o reale sta a chi ascolta deciderlo) che gli permetta di ritrovare il giusto spazio per se stesso e per chi ama.
provincia escape
oggi ho passato il pomeriggio in un negozio
ad ascoltare quel disco
quel disco io l'avevo ordinato, importato,
l'ho ascoltato e l'ho preso.
da qualche parte del mondo
c'è un tizio che ha messo questo disco
in un piccolo contenitore, un po' piatto,
l'ha chiuso e l'ha spedito
a me che sono qui in un negozio di provincia in attesa che si faccian le sei
per poi passare a prenderti e fartelo ascoltare
dentro le mie casse e poi dentro le speranze di
andarmene lontano da qui
cercandole là fuori le cose che son dentro di
me e te
sperando che in quel viaggio
si trovi il giusto spazio per...
oggi ho scoperto che in new jersey c'è un tizio che si è unito alla band
girando per le strade di campagna
mi sono accorto di canticchiare ravel
non credo che ci siano legami,
uno è in new jersey e l'altro è morto a parigi,
ma a volte la mia mente si confonde
o forse
si prende gioco di me.
di me che sono qui in una strada di campagna
in attesa che si faccian le sei
per poi tornare a casa e scoprire come sempre che chiuso nella stanza coltivo la speranza di
andarmene lontano da qui
cercando le là fuori le cose che son dentro di
me e te
sperando che in quel viaggio si trovi il giusto spazio per