giovedì 16 gennaio 2014

daniele tenca - wake up nation (2013)

daniele tenca è nato all’ombra del mito del grande “boss” (bruce springsteen), che ha omaggiato guidando la cover band dei badlands. nel 2007 ha esordito come solista con un album che già conteneva ballads ispirate alla tradizione dei rocker americani.
blues for the working class, del 2010, è il disco che ha rivelato il suo costante impegno civile, già intuibile dal fatto che, nella vita di tutti i giorni, si occupa di sicurezza sul lavoro. con testi in inglese e melodie blues, si trattava di un concept di denuncia delle problematiche relative alle condizioni della classe operaia. 

ad inizio 2013 è stato pubblicato wake up nation, con la produzione di antonio “cooper” cupertino e l’apporto della working class band, che accompagna il cantautore anche nelle esibizioni live. daniele racconta così la genesi del nuovo disco: "è bastato tenere aperti gli occhi e guardarmi in giro in questi anni, capire che è necessaria una reazione, misurare la distanza tra una risposta a parole ed una effettiva e metterla in musica. provare a fare qualcosa che serva, così come il fatto che molta della gente ai concerti ci dicesse - ma nel prossimo disco parlerete della crisi? - come se aver scritto e cantato di sicurezza sul lavoro, o di mancanza del lavoro stesso ci avesse dato una specie di missione da portare avanti (anche se si tratta sempre di dischi). noi lo facciamo volentieri e lo avremmo fatto comunque, è di sicuro un grande onore, oltre che molto gratificante…".
il suo è un rock/blues moderno, incisivo, “tagliente”, reso ancor più penetrante da testi profondi, diretti, immediati (accompagnati dall’immancabile libretto di traduzione in italiano). se nell’immaginario collettivo il blues è visto prima di tutto come espressione di protesta della popolazione nera, tenca ci dimostra che questo genere musicale, non solo è attuale, ma, con grande efficacia, può essere utilizzato per descrivere la realtà quotidiana italiana. il video relativo alla title track del disco, registrato al rootsway - roots’n’blues & food festival di soragna (pr), dimostra l'innegabile impatto emotivo della musica di questo artista. impossibile rimanere indifferenti a questa fusione di voce e note che, energiche, intense, graffianti, ci invitano a non rassegnarci,a darci una scossa, risvegliandoci dal torpore dei nostri cuori, ancor prima che delle nostre menti...



*foto di andrea furlan

domenica 12 gennaio 2014

manuel volpe - gloom lies beside me as i turn my face towards the light (2013)

manuel volpe, originario di jesi, da qualche anno vive a torino. tutta la sua famiglia proviene dalla sicilia, terra di intensa fonte d’ispirazione, che lui stesso definisce "luogo che incanta ed al tempo stesso spaventa, con la sua sensualità feroce accoglie tutti, ma si svela a pochi". manuel inizia a suonare a 10 anni, frequentando da subito una scuola di musica. in seguito si dedica allo studio di armonia e improvvisazione jazz. dopo aver militato come bassista nell’esperimento post punk dei bhava, esordisce da solista con gloom lies beside me as i turn my face towards the light
c'è voluto qualche mese per scegliere il titolo (il buio che sta al mio fianco mentre volgo lo sguardo verso la luce), perché doveva rappresentare la giusta chiave di lettura con cui avvicinarsi all’ascolto dell’album, una sorta di descrizione del suo contenuto. un lavoro nato lentamente, partendo da numerosi brani che, dopo l'incontro con maurizio busca (polistrumentista e coproduttore), manuel ha iniziato a registrare in una cascina immersa nelle langhe piemontesi. la maggior parte dei pezzi sono stati definiti proprio durante questa fase, protrattasi per quasi 3 anni. una volta terminato, tolto tutto il superfluo, lasciato solo l’essenziale, si è cercata una certa coesione dei brani, una loro comune identità.
la musica è intimista, a tratti quasi dark, un incontro tra blues e folk acustico caratterizzato da una particolare attenzione per gli arrangiamenti. 
il clarinetto, assieme ad altri strumenti come sax, violino, mandolino, trombone, dona al disco un innegabile fascino.
i testi scritti in inglese sotto forma di brevi monologhi o dialoghi, accentuano le suggestioni create dalla musica, evidenziando l'attitudine internazionale del progetto, come traspare anche dal video di maria magdalena. diretto da andrea sorini e wally gironi, rivela una voce che, calda e profonda, avvolge sin dalle prime note in un’atmosfera languida e sensuale da cui lasciarsi dolcemente conquistare…

lunedì 6 gennaio 2014

maria devigili - motori e introspezioni - i video

nata a trento ma vive a bologna, maria devigili è cantautrice già all’età di dieci anni, perché comporre rappresenta per lei, autodidatta, il modo migliore d’imparare la musica. dopo l’ep la semplicità, frutto di un premio vinto nel 2010, nel novembre 2012 esce il suo primo album. si tratta di motori e introspezioni, registrato in duo con il batterista stefano orzes, co-produttore del disco. 
è un album nato dall’esigenza di rimanere il più coerente possibile con il set minimale che maria utilizza per suonare dal vivo, in duo. registrato nel giro di due giorni in uno studio di correggio (re), contiene chitarre e batteria in presa diretta, per conferire al tutto una resa molto simile a quella live. le parole che danno il titolo al disco sono solo apparentemente prive di legame fra loro. per maria motore (inteso in senso ampio, non solo riferito all'automobile) è movimento, comprende tutto ciò di più automatico e spesso anche inconsapevole che vive dentro di noi. l'introspezione invece è stasi, corrisponde cioè a quella fase in cui ci si ferma ad osservare questo motore, per capire il come e il perché dei suoi meccanismi. su un tappeto sonoro affidato a chitarra, percussioni e suggestioni elettroniche, con arrangiamenti ai minimi termini, nascono così testi sintetici e diretti, influenzati sia dall’amore per gli studi filosofici che per la poesia, in particolare quella francese. il poeta prediletto di maria è charles baudelaire, scoperto all’età di dodici anni, al quale ha dedicato un omaggio importante in questo disco mettendo in musica un suo classico immortale: “l’albatros”. 
il disco contiene anche un tributo a battiato, con una versione voce e percussioni del suo brano del 1973, aria di rivoluzione. quest’ultimo diventa, da una parte un riconoscimento della capacità dell’artista siciliano di divulgare nell’ambito della musica leggera temi spirituali e filosofici, dall’altra una manifestazione di volontà, da parte della cantautrice, di proseguire verso quella stessa strada. 
il primo video estratto, diretto da vito palmieri è relativo al pezzo d.n.a. de nostraes aetatis (letteralmente “della nostra età”). questo testo, con profondità, analizza l’esperienza di essere "umani“ nella nostra contemporaneità, in cui la comunicazione (soprattutto attraverso i mass media e i social network) ha conquistato il ruolo di nuova dea creatrice della realtà. la melodia electro-tribale, sostenuta dalla voce di maria, che scandisce ogni parola dilatandone il significato, rende questo pezzo intenso e suggestivo fin dal primo ascolto…
il secondo video, girato al teatro dell'arena del sole di bologna a fine settembre 2013, con la regia di laura frontera è relativo al brano dentroil soggetto, scritto da maria nella primavera 2013, rivisto poi più volte insieme alla regista, mostra la sua volontà di suggerire concetti, evocare riflessioni, più che limitarsi a descrivere storie. il tutto è sostenuto da una musicalità semi-acustica asciutta, quasi “tribale”, in cui protagoniste sono, naturalmente anche in questo caso, la batteria di orzes e la chitarra di maria. la location scelta per il clip è servita per rendere più scarno, quasi privo di calore, un ambiente domestico che si riconosce come tale per la presenza dei vestiti, di un materasso, di alcune foto e quadri. il brano prende ispirazione da essere e tempo, testo filosofico pubblicato nel 1927 da martin heidegger. in particolare, sviluppa il suo concetto di “gettatezza”, una condizione umana secondo la quale ognuno di noi, che lo voglia oppure no, si troverebbe catapultato in una vita tutta da accettare e da comprendere. il video è realizzato utilizzando immagini simboliche, a partire da quella valigia chiamata a rappresentare la nostra esistenza. un “essere al mondo“ in cui ogni giorno aggiungiamo esperienze, ricordi, beni materiali e non, cercando un modo per “riempirci”. quel girotondo finale, così liberatorio, insieme all’immagine della valigia contenente unicamente un foglio bianco e una penna, ci dimostrano che la protagonista ha conquistato un’importante consapevolezza. è solo nel vuoto la possibilità di continuare ad essere, ogni giorno, una persona aperta al cambiamento e quindi, alla vita!
“gettàti dentro l’essere che muta e rimane”

sabato 4 gennaio 2014

il cinema beltrade, un'oasi per la settima arte a milano...

il cinema mi appassiona da sempre, insieme alla magia che si sprigiona in ogni occasione che mi ritrovo nel buio di una sala a condividere emozioni, il più delle volte con perfetti sconosciuti. spesso, negli ultimi tempi, di fronte ad un universo sempre più tecnologico, fatto di prenotazioni automatiche, pellicole in digitale e 3d, posti rigorosamente numerati, mi sono chiesto se fosse ancora possibile trovare uno spazio in cui rivivere a “misura d’uomo” tutta l’arte e la poesia insita nei film. lo scorso 31 dicembre, alla ricerca di un modo “alternativo” di trascorrere le ultime ore del 2013, vagliando le proposte cinematografiche milanesi e guidato da un paio di splendidi film di cui vi parlerò presto, ho scoperto che questo luogo esiste: è il cinema beltrade, in via nino oxilia 10. 
si tratta di una piccola sala “parrocchiale”, che esiste da decenni, in una strada intitolata ad uno dei più importanti registi degli anni dieci del secolo scorso. proseguimento di via soperga, dove un tempo si concentravano tutte o quasi le case di distribuzione, nonché molte delle aziende che fornivano beni e servizi per il cinema. forse anche grazie a questa sua posizione “strategica”, per alcuni anni, è stato anche sala della cineteca italiana. situato a lato dell’omonima chiesa di santa maria, basta varcare una porta e tre gradini per immergersi in un mondo in cui dal primo sguardo si respira un amore ancora “genuino” per la cultura e, in particolare, per il cinema al cinema. a partire dalle locandine appese ai muri, visibilmente stampate in proprio, alla scatola in cui è possibile depositare commenti, suggerimenti, suggestioni, all’accoglienza cordiale della cassiera che, con naturalezza, invita da subito il pubblico ad interagire, lasciando un recapito e-mail. esiste addirittura la possibilità di chiedere nuovamente la visione di un film, che verrà riproiettato qualora gli interessati raggiungano un piccolo numero (una ventina di persone sono già sufficienti). 
sono stati in primis don marco e don andrea, con determinazione ed energia, a curare negli anni la sala in ogni dettaglio, permettendole così di rimanere aperta. si sono via via aggiunti volontari, nonché appartenenti ad associazioni culturali e cinefile quali barz and hippo, la scheggia e cecinepas
insieme a distributori e registi indipendenti, sono tutti accomunati dallo stesso intento: sorprendere lo spettatore per la qualità e spesso la rarità dei film presentati, in multiprogrammazione giornaliera e, se possibile, parlanti con la loro “vera voce”, sottotitolata in italiano. voce che, per quanto riguarda le varie proiezioni, è affidata a cinebrillo, foglio informativo stampato con periodicità variabile. un nome scelto non a caso: se, infatti, da una parte rimanda al fatto che spesso, assistendo ad uno spettacolo, rimaniamo inebriati dalle emozioni che ci regala, dall’altra è un chiaro riferimento alla spugnetta abrasiva per stoviglie resa famosa in tutto il mondo dal cineasta e artista sperimentale andy warhol. di fronte all’approccio dominante con cui un film viene considerato “usa e getta”, pompato da trailers e anticipazioni che ci bombardano attraverso tutti i media, il beltrade, con coraggio e determinazione, si pone come un progetto culturale “abrasivo” di un’arte ingessata in schemi che rispondono principalmente alle logiche del profitto. qui ci si “prende cura” dei film presentati (che anche nel 2014 potranno ancora essere visti con pellicole a 35 e 16 mm), nella convinzione che il cinema sia un’imperdibile occasione per condividere approfondimenti e riflessioni sui più svariati aspetti della vita.
potrebbe sembrare una “sfida impossibile”, ma mi rivedo a fine serata… stesso sguardo soddisfatto e sereno degli altri spettatori, con un sorriso sincero che mi accompagna nel brindisi al nuovo anno, condiviso sorseggiando con lentezza un bicchiere di vino, gustando una fetta di panettone o un piatto di lenticchie. piccole cose che però fanno la differenza e fotografano come gesti genuini possano ricreare una socialità reale, ben lontana da quella “finta” e virtuale tanto cara a zuckemberg & co. insomma al cinema beltrade ho scoperto un’oasi di autenticità, un luogo che sembra uscito da un film in bianco e nero. solo in apparenza fuori dal tempo, arricchisce di sensazioni in parte perdute i nostri giorni che spesso scorrono troppo veloci. è uno spazio in cui succedono sempre cose “speciali”, per chi sa fermarsi ad apprezzare le emozioni semplici e vere che scaturiscono dall’arte proposta attraverso il grande schermo. nelle prime ore del nuovo anno, mentre accompagnato dal frastuono dei botti e festeggiamenti uscivo dal cinema, pensavo alle parole del poeta milanese vincenzo costantino “cinaski”, parole che fotografano un’idea che si può sicuramente applicare a questa sala: niente è grande come le piccole cose!
niente è grande come le piccole cose
mentre spremi un'arancia, la lavatrice canta
e l'acqua della doccia ti riscalda i pensieri
la vita si offre attraverso uno schermo di persuasione
e mentre c'e chi guarda il sole aspettando la luna
c'è chi si guarda intorno aspettando un segnale
basterebbe guardarsi dentro
e intristirsi per il continuo bisogno di eroi
da quando ci impediscono di bere, di fumare
e ci istruiscono sull'alimentazione sana
seguono i nostri passi, le nostre conversazioni
per paura che ci facciamo male
è lecito domandarsi se ci sia vita su marte.
quando chiudiamo la porta,
che noi si sia dentro o fuori,
ricordiamoci che niente è grande come le piccole cose
e che quando incontriamo qualcuno
che ci sembra non sappia quello che dica
in realtà sta semplicemente dicendo
quello che sa

giovedì 2 gennaio 2014

federico sirianni - nella prossima vita (2013)

nella prossima vita è il terzo disco pubblicato dal cantautore genovese federico sirianni. a sei anni dal precedente dal basso dei cieli, il nuovo lavoro, che ha avuto una lunga genesi, nasce dall’esigenza di sirianni di “guardarsi dentro” in modo diverso. abbandonato lo stratagemma che in passato gli ha permesso di parlare di sé attraverso le storie degli altri, comincia a raccontarsi in prima persona. "nella prossima vita" è un concetto che gli sta molto a cuore.
l’album è infatti permeato da un senso di possibilità che vengono a mancare, dalla consapevolezza che più si va avanti, meno tempo rimane per progetti nuovi o grandi cambiamenti. di fronte a questa realtà, al cantautore piace pensare che ci sia una "prossima vita", in cui riuscire a colmare le lacune di questa. il disco è anche l’occasione per fare un viaggio nei luoghi più oscuri, a tratti disperati dell’animo umano, trovando nella spiritualità, in particolare nella preghiera, la salvezza da uno stato di malessere così profondo. dal punto di vista musicale, fondamentale è l’apporto dei gnu quartet, una formazione anomala, tre archi ed un flauto, che riesce, contemporaneamente, ad essere un quartetto da camera ed una rock band dall'approccio quasi punk. 
“gli gnu non sono stati semplicemente gli arrangiatori di questo nuovo lavoro, ma hanno preso le mie canzoni che nuotavano serene in un fiume e le hanno riportate al mare, anzi all’oceano” - sirianni descrive così il risultato della loro stretta collaborazione. il video relativo al brano che apre il disco e ne fa da title track è diretto da pasquale ruju. la voce di sirianni, calda ed intima è sostenuta da una melodia in perfetto equilibrio fra archi e percussioni. ci regala un testo che, attraverso un’ intensa riflessione su una vita che verrà, offre, in realtà, una visione arguta anche del nostro presente…
nella prossima vita
nella prossima vita
avrò un fisico snello e asciutto
nella prossima vita 
farò più o meno tutto
nella prossima vita
ti salverò in anticipo da chi vuol farti del male
perché viaggiare nel tempo
sarà normale
nella prossima vita
potrò leggere nel pensiero
ma evitando di farlo continuerò 
a essere preso sul serio
nella prossima vita
non ti darò motivi per scomparire
ti sposerò ogni giorno
ed ogni giorno ti guarderò fiorire
nella prossima vita...
nella prossima vita
imparerò a uccidere a rubare
col sorriso negli occhi e un si
sempre pronto a sparare
nella prossima vita
non mi farò prendere la mano
sarò astemio del tutto
magari vegano
nella prossima vita...
nella prossima vita
sarò un uomo o una donna
qualche altro animale
un violino una primula
una nave spaziale
nella prossima vita
imparerò un mestiere lo farò fruttare
e se rinascerò a genova
non soffrirò il mal di mare
nella prossima vita
navigherò tra oceani e stelle
e i continenti si muoveranno
come caravelle
nella prossima vita
vedrò la mia casa da nuovi pianeti
avrò una donna lontana
e nove figli segreti
nella prossima vita
avrò un legno per scrivere sopra il cemento
e un quaderno di vetro
per guardarmici dentro
nella prossima vita
i miei peccati li spazzerà il vento
e al giudizio divino andrò assolto
per legittimo impedimento