mercoledì 27 giugno 2012

gaia cuatro @ jazzaltro 2012 - gorla maggiore (va)

a conclusione dell'ottima rassegna jazzaltro 2012 organizzata dall'associazione culturale area101 e dall'etichetta abeat for jazz, la sera del 25 giugno ho avuto il piacere di assistere al suggestivo concerto dei gaia cuatro. l'evento ha avuto luogo in contemporanea con l'incontro di calcio italia-inghilterra che, apprendo dai media, passerà alla storia per il "cucchiaio" di pirlo ma, con un certo stupore noto che il pubblico è veramente numeroso e la location scelta per il concerto (area feste di gorla maggiore - sud della provincia di varese) è a suo modo singolare: un grande palco inaugurato per l'occasione, in un area campestre a ridosso di un bosco. il particolare avrà la sua importanza perché, oltre alla splendida luna appoggiata di fianco al palco come fosse anche lei in ascolto, avremo per tutta la serata un costante, piacevole, sottofondo di grilli. mi era già capitato di assistere ad un'esibizione dei gaia cuatro ma, devo ammettere che, l'ambientazione all'aperto, la fresca serata estiva e la partecipazione del pubblico hanno aggiunto elementi ulteriori a completamento della perfezione musicale del quartetto nippo-argentino.
la prima particolarità del gruppo è proprio questo straordinaria miscela tra le sonorità nipponiche e i ritmi sudamericani.

gaia cuatro infatti nasce nel 2003 durante il japan jazz festival a parigi come progetto sperimentale, con due tra i migliori jazzisti giapponesi che incontrano due tra i più quotati musicisti argentini residenti in europa. da quel momento l'ensemble non si è più fermato e ha realizzato 3 cd (pubblicati in italia da abeat records) e diverse tournée in tutto il mondo. queste due culture, estremamente lontane ma egualmente affascinanti, attraverso il jazz creano uno dei progetti più innovativi di questi anni. gli intrecci melodici della violinista e cantante aska kaneko e del pianista gerardo di giusto poggiano sulle creative basi ritmiche del percussionista tomohiro yahiro e del bassista carlos 'el tero' buschini dando vita ad una struttura sonora di grande intensità. la passionalità dei ritmi sudamericani si fonde quindi con la raffinatezza della musica tradizionale giapponese e l'arte dell'improvvisazione arriva all'eccellenza, rivelando un altissimo interplay dove i confini geografici ed i 18.000 km che separano cordoba a tokyo davvero non si sentono.
la musica dei gaia cuatro è jazz moderno, libero e anticonvenzionale, ma al tempo stesso fresco e coinvolgente, ritmico e melodico, diretto e facilmente apprezzabile anche dal pubblico meno esperto. 

aska kaneko stupisce per la sua voce molto tradizionale e per il virtuosismo mozzafiato con il violino. tomohiro yahiro ha un personalissimo assetto percussivo, spesso con una mano sul cajon e l'altra sulla bacchetta per sviluppare i ritmi jazz. gerardo di giusto emoziona con il suo tocco deciso sui tasti e con i suoi virtuosismi. carlos buschini amalgama il tutto sia che imbracci il basso elettrico, sia che pizzichi con grande stile il contrabbasso.
il pubblico non può che rimanere affascinato da questo vortice di suggestioni, sospinto in questo viaggio dal tango alle scale orientali ed ai ritmi africaneggianti. ed alla fine tributa una vera e meritata ovazione a questi bravissimi ed originali artisti. 

quando a luci spente chiedo a carlos buschini se ha una scaletta per arricchire la mia collezione mi risponde quasi dispiaciuto che la loro è improvvisazione e non esiste un programma di brani, sta tutto in testa e dipende solo dal feeling del momento. 
naturalmente l'invito è di non perderli per nessun motivo se capitano dalle vostre parti. nemmeno se quella sera gioca la nazionale.
una curiosità: non fidatevi di quanto scritto nei cd, il sito www.gaiacuatro.com non parla (più) dei gaia cuatro!

la pagina di gaia cuatro su facebook

i loro 3 cd pubblicati da abeat records:



udin (abjz054) - 2008




haruka (abjz080) - 2010




visions (abjz099) - 2011
[riedizione di "gaia" registrato in giappone nel 2004, con bonus track]

mercoledì 13 giugno 2012

patti smith - banga (columbia, 2012)

patti smith è una poetessa rock, un'icona musicale di primissima grandezza con quasi quarant'anni di carriera, cui prime fonti di ispirazione furono jim morrison, jimi hendrix e john coltrane. nel corso degli anni 70 la sua fama è diventata planetaria grazie ad album storici come horses, easter e wave.
poi l'uscita di scena, il rientro, il dolore, i lutti. in pochi anni perde un musicista, il suo più caro amico, il fratello ed il marito. 
patti continua comunque a comporre, a suonare e a partecipare a numerosi progetti portando fieramente in giro per il mondo le cicatrici del suo cuore. 
oggi, ampiamente superata la boa dei 60, è ancora in splendida forma e ci regala un disco davvero superlativo: banga, il primo lavoro di inediti dai tempi di trampin', otto anni fa. in questo periodo ha pubblicato un disco di cover (twelve) ed un libro di successo, in cui si racconta la storia della grande amicizia tra patti e il fotografo e pittore robert mattlethorpe (just kids)poi ancora tanti concerti e una ripetuta presenza in italia.
banga (il titolo prende spunto dal nome del cane di ponzio pilato nel romanzo il maestro e margherita di michail bulgakov) è un disco religioso e fortemente legato alla nostra penisola. le prime idee di quest'opera sono state sviluppate nel 2009 durante una crociera nel mediterraneo sulla tristemente nota costa concordia, dove patti partecipava alle riprese del film socialisme di jean luc godard, ambientato proprio sulla nave. ed è qui che è nata amerigo, ouvertoure del disco, ispirata al grande navigatore italiano amerigo vespucci. poi ci sono due canzoni in parte registrate ad arezzo con la casa del vento, tra cui la lunga suite constantine's dream, sicuramente il pezzo più ambizioso dell'album. si tratta di una lunga poesia/canzone su base rock nella tradizione delle performance poetiche che hanno sempre caratterizzato la produzione di patti smith sin dagli anni 70, è una riflessione sulla religione, sull’arte e sulla natura che riunisce in una struttura a scatole cinesi i sogni di diversi personaggi: la stessa patti smith, san francesco, l’imperatore costantino, piero della francesca e cristoforo colombo. un brano ipnotico ed esaltante di improvvisazioni vocali cui titolo deriva dall'affresco di piero della francesca che ha stregato patti quando lo ha incontrato sulla sua strada, nella cappella maggiore della basilica di san francesco ad arezzo. e l'arte si incrocia appunto con la fede, quando, durante lo svolgimento del brano la voce di stefano righi recita in italiano la preghiera semplice, scritto apocrifo erroneamente attribuito a san francesco.
vi si celebrano poi icone vecchie e nuove: amy winehouse (this is the girl - che patti ammirava e vedeva quasi come una figlia), l'attrice maria schneider (maria - in cui si parla della nostalgia per il passato, ed in parte il brano diventa autobiografico) e johnny depp (nine - dedicata all'attore per il suo compleanno). poi ancora il filosofo seneca (seneca - altro brano in cui hanno collaborato i casa del vento), l'attore e regista russo andrej arsen'evič tarkovskij (tarkovsky - the second stop is jupiter - basata su un tema del jazzista cosmico sun ra) ed un brano è dedicato al popolo giapponese vittima del recente terremoto (fuji-san). di sicuro impatto anche il singolo uscito un paio di mesi fa, april fool. chiude l'album after the gold rush, commovente cover di neil young che termina con un coro di bimbi. ed è proprio questo il messaggio con il quale patti vuole salutarci, con un enorme senso di speranza per il futuro.
c'è davvero tanto dentro a questo disco, da rimanere storditi, ma soprattutto abbagliati per la bellezza che sprigiona ad ogni nota.
patti smith torna ai fasti degli anni 70, a tratti sostituendo le chitarre energiche del rock con atmosfere un po' più sfumate: una viola, un violino, un cello, una fisarmonica, ma sempre con quella voce toccante che sa arrivare direttamente ai nostri cuori.
è un disco splendido e familiare, registrato in buona parte negli electric lady studios di new york, anche per merito di collaboratori storici che la seguono fin dagli inizi, come lenny kaye (chitarrista e coautore di alcuni brani) e tom verlaine (che ci regala due ottimi assoli in april fool e nine). suonano inoltre tony shanahan (bassista e coautore), jay dee daugherty (batterista), jack petruzzelli (chitarrista), i figli jackson e jesse.
l'edizione de luxe si chiude con un brano in più - just kids - naturalmente dedicato alle vicende giovanili di cui si parla nel libro, un'elegante confezione che contiene i testi, tante belle foto e un'introduzione scritta da patti, dove si racconta la genesi di questa raccolta di canzoni. un oggetto assolutamente da avere, per passare un'estate indimenticabile, insieme a quella che può ancora oggi essere definita la sacerdotessa rock.
finalmente al cospetto del mare riuscii a calmarmi. rimasi a guardare il cielo. le nuvole avevano il colore di un raffaello. una rosa ferita. ebbi l'impressione che l'avesse dipinto lui stesso. l'avrei rivisto. avrei riconosciuto il suo tocco. fu questo, ciò che mi venne da pensare, e allora seppi che un giorno avrei veduto un cielo dipinto dalla mano di robert.
vennero le parole e poi una melodia. raccolsi i mocassini e poi avanzai sul bagnasciuga. avevo trasfigurato gli aspetti più tormentati del mio dolore, avevo donato loro una veste scintillante, un canto in memoria di robert. 

little emerald bird wants to fly
if i cup my hand, could i make him stay?
little emerald soul, little emerald eyes                    
little emerald bird, must we say goodbye?                      

in lontananza sentii un grido. la voce dei miei figli. mi correvano incontro. in quell'attimo di infinito mi fermai. d'improvviso lo vidi, i suoi occhi verdi, le sue ciocche nere. sentii la sua voce al di sopra dei gabbiani, delle risate infantili e del ruggito delle onde.
sorridi per me, patti, come io sorrido per te. 
da Just kids di Patti Smith, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, 2010 - pagine 291-292

articolo pubblicato su REvolution Rock #8,
la webzine di diavoletto netlabel
http://issuu.com/diavolettolabel/docs/re8
http://www.diavolettolabel.com/revolution.html

constantine's dream
words (improvised in electric lady studios, new work) by patti smith
music by lenny kaye
overdubs recorded in arezzo, italy, with casa del vento
saint francis prayer: stefano righi

TRADUZIONE ITALIANA
ad arezzo ho sognato
di san francesco che si inginocchiava e pregava
per gli uccelli, gli animali e l’umanità intera.
per tutta la notte mi sono sentita attrarre da lui
e l’ho sentito chiamare
come un inno distante.

mi sono ritirata dal silenzio della mia stanza
ho sceso le antiche pietre bagnate dall’alba
e sono entrata nella basilica che porta il suo nome
vedendo la sua effigie ho chinato la testa
e gli ho donato il mio cuore palpitante, mi sono inginocchiata e ho pregato
e il sonno che non avevo potuto trovare nella notte
l’ho trovato grazie a lui
ho visto di fronte a me il mondo del suo mondo
i campi chiari, gli uccelli in abbondanza
tutta la natura di cui aveva cantanto
che cantava di lui
tutta la bellezza che lo circondava mentre camminava
la sua natura che era la natura stessa
e l’ho sentito - l’ho sentito parlare
e gli uccelli cantavano dolcemente
e i lupi gli leccavano i piedi
(o signore, fa' che sia strumento della tua pace:
dove c’è odio, lascia che sia amore.
dove c’è offesa, perdono.
dove c’è dubbio, fede.
dove c’è disperazione, speranza.
dove c’è oscurità, luce.
dove c’è tristezza, gioia.
fa' ch'io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto consolare.
di essere compreso, quanto comprendere.
di essere amato, quanto amare.)

ma non ho potuto abbandonarmi a lui
ho sentito un altro richiamo dalla basilica stessa
il richiamo dell’arte - il richiamo dell’umanità
e la bellezza della materia mi ha trascinato via
e mi sono svegliata, e ho scorto sul muro
il sogno di costantino
l’opera di piero della francesca
che era stato dove stavo io
e col suo pennello aveva dipinto la leggenda della vera croce
immaginò costantino che si avvicinava a incontrare il nemico
ma quando stava passando il fiume
un timore insolito gli attanagliò le viscere
un presagio così opprimente da manifestarsi come un’onda.

durante la notte un sogno lo attrasse
come una crociata che avanza
dormì nella sua tenda sul campo di battaglia
mentre i suoi uomini stavano di guardia
e un angelo lo svegliò
costantino nel suo sogno si svegliò
e i suoi uomini videro una luce passare sopra il volto del re
il re tormentato
e l’angelo venne e gli mostrò
il segno della vera croce nel cielo
e sopra c’era scritto:

in hoc signo vinces

lontano, le tende del suo esercito erano illuminate dalla luna
ma un altro tipo di luce illuminava il volto di costantino
e nella luce del mattino
l’artista vide quanto aveva fatto
ed ecco, era cosa molto buona.

in hoc signo vinces

lasciò cadere il pennello e si immerse in un suo sonno
e sognò di costantino che portava in battaglia nella mano destra
un’immacolata, pura singola croce bianca
piero della francesca, mentre il pennello colpiva il muro
si sentì avvolgere dal torpore
e sprofondò in un suo proprio sogno.

dalla geometria del suo cuore, lo progettò
vide il re alzarsi, coperto dall’armatura
sopra un cavallo bianco
una croce immacolata nella sua mano destra.
avanzò verso il nemico
e la simmetria, la perfezione della sua matematica
causò la disfatta del nemico
turbati, distrutti, fuggirono.

e piero della francesca, svegliandosi, gridò
Tutto è arte - tutto è futuro
o signore fammi morire cavalcando l’avventura
con un pennello e un occhio pieno di luce
ma via via che l’età avanzò
la luce gli fu tolta dagli occhi
e accecato, morì nel suo letto
in una mattina di ottobre 1492, e sospirò
o signore fammi morire cavalcando l’avventura
o signore fammi morire cavalcando l’avventura.

e dall’altra parte del mondo - dall’altra parte del mondo
su tre grandi navi
l’avventura stessa come a rispondergli
approdava nel nuovo mondo
e fin dove i suoi occhi potevano vedere
non più ciechi
solo natura incontaminata - meravigliosa meravigliosa
una natura che avrebbe innalzato il cuore di san francesco
nel regno dell’amore universale.

colombo mise piede nel nuovo mondo
e vide una bellezza incontaminata
tutte le delizie create da dio
come se l’eden stesso, come se l’eden avesse aperto il suo cuore
ed il suo abito
e gli avesse donato tutti i suoi frutti
E colombo così sopraffatto
sprofondò in un suo proprio sonno
tutto il mondo nel suo sonno
tutta la bellezza, la bellezza intrecciata con il futuro
il ventunesimo secolo
che avanzava come l’angelo
avanzava come l’angelo
che era venuto
a costantino
costantino nel suo sogno
oh questa è la croce che porterai
oh Signore oh signore lasciami portare
l’impresa beata a tutta l’umanità
nel futuro
oh arte gridò il pittore
oh arte oh arte gridò l’angelo
arte il grande dono materiale dell’uomo
arte che ha negato
le umili preghiere di san francesco
o tu artista
tutto si ridurrà in polvere
oh tu navigatore
la terribile fine dell’uomo
questo è il tuo dono all’umanità
questa è la croce che porterai
e colombo vide tutta la natura in fiamme
la notte apocalittica
e il sogno del re tormentato
svanì nella luce.
(traduzione di lorenzo masetti)




venerdì 25 maggio 2012

il Capitano Cook intervista il Management del dolore post-operatorio

il management del dolore post-operatorio non è altro che luca romagnoli (voce), marco di nardo (chitarra), andrea paone (basso) e nicola geroli (batteria). per farla breve, una delle migliori realtà musicali indipendenti del momento in italia. pare si siano incontrati per motivi più o meno oscuri in un ospedale dove forgiano la loro filosofia: “l'unica alternativa al dolore è il piacere, in ogni sua forma più personale e astratta”. da quel momento, una promessa ha sancito la loro unione : “lottare strenuamente, contro tutti coloro che per il proprio tornaconto e per opportunismo puro, hanno reso questa nostra vita un insopportabile (bisogna ammetterlo) tormento”. questi ragazzi sul palco sono un concentrato di forze deliranti, racconti surreali e parole taglienti. in occasione del loro concerto al magnolia, li abbiamo incontrati per una lunga chiacchierata…



partiamo dalle origini del vostro nome: sul vostro sito si parla di ragazzi fracassati dopo un incidente d’auto. cosa c’è di vero? c’è un aneddoto da raccontare, da cui deriva nome della band?
guarda, così tu potrai confermare che ci sono le cicatrici, uno schifo! io non ho la milza per esempio, andrea può far vedere le braccia con le cicatrici ovunque e poi ci siamo spaccati le gambe…di tutto di più! è tutto vero e tu che ci hai visto potrai confermerai ai lettori. questo è successo qualche anno fa quando abbiamo fatto un incidente insieme in macchina…poi la storia è stata un po’ romanzata. suonavamo già in gruppi diversi, poi dopo anni ci siamo rincontrati e abbiamo fondato la band. io in ospedale avevo visto un bando, una sorta di seminario di ramo specialistico della facoltà di medicina: il management del dolore post-operatorio e via...così è partito tutto.

nel 2008 avete esordito con mestruazioni che non ha avuto grossi riscontri. poi un’attività live importante durante la quale avete diviso il palco con i marlene kuntz, the zen circus, diaframma, echo & the bunnymen, molti concorsi vinti ed infine il premio martelabel che è stata un po’ la vostra svolta. è stata una costante evoluzione o è successo qualcosa che vi ha fatto cambiare marcia?
mestruazioni in realtà han avuto un buon riscontro di recensioni, solo che era un’autoproduzione dove abbiamo dovuto lavorare noi personalmente per la promozione. tanto è vero che noi con le stesse canzoni di mestruazioni, che forse oggi ci piacciono un po’ meno, abbiamo vinto tutti i concorsi a cui abbiamo partecipato e, grazie anche ad un certo tipo di spettacolo live, abbiamo suonato con i grandi gruppi che tu hai citato. per questo, in realtà mestruazioni per noi ha avuto un grande successo che poi ci ha portato a questo.
diciamo però che auff! è il nostro primo vero disco perchè mestruazioni in realtà è un ep che andava lasciato sul comodino. però, siccome noi siamo pazzi, l’abbiamo mandato a tutte le radio, alle riviste come il mucchio, blowup, rollingstone e questa pazzia ci ha portato qui.
che poi in realtà il gusto è una questione di numeri, di “imboccamenti” per le persone comuni. sd esempio, se in radio passa 700.000 volte al giorno tiziano ferro si sa che i più, che sono stupidi, vanno dietro a quello. se non passa altro, quello diventa automaticamente il meglio. è come se io ho una fetta di pane e niente: la fetta di pane è la cosa migliore che ho. se invece, ho una fetta di pane e una fetta di pane col prosciutto, posso scegliere.

com’è stato lavorare con un produttore esperto come manuele fusaroli che ha prodotto gruppi come the zen circus, nada, tarm, il teatro degli orrori, le luci della centrale elettrica...
con manuele ci siamo trovati benissimo da subito e te lo potranno confermare anche altri gruppi che hanno lavorato con lui. è riuscito a creare esattamente il suono che volevamo e secondo me è davvero bravo a produrre i gruppi quando sono al loro primo disco.

il vostro disco ha avuto ottime recensioni da repubblica, corriere della sera e riviste specializzate. sembra che anche jovanotti abbia speso belle parole. come vivete questo momento di grande attenzione mediatica?
lo viviamo proprio bene! lo stiamo godendo e siamo molto contenti che persone di ambienti anche molto lontani dal nostro, come ad esempio jovanotti che hai citato, caparezza e altri parlino bene di noi.

voi provenite dall'abruzzo e nella scena italiana sono molti oramai i gruppi che pur venendo dalla provincia offrono prodotti musicali di altissima qualità e che partendo dall'autoproduzione riescono ad arrivare alla distribuzione a più ampio respiro. cosa ne pensate?
pensiamo che, forse, sia arrivato il momento della provincia. forse in provincia si è più artigiani, soprattutto artigiani delle emozioni, perché si vive il mondo in una maniera differente delle grandi città. è possibile che il grande pubblico si sia stufato di una visione molto pop, molto televisiva delle emozioni. probabilmente in provincia le emozioni sono più vere, si può ancora trovare il nonno davanti al focolare o il filosofo con la quarta elementare al bar che ti dice delle cose stupende. il pubblico si è stancato di quello che la radio impone, c’è una “rivoluzione” in italia. già un esempio è stato il primo maggio di quest’anno: fino all’anno scorso c’erano solamente gruppi di un certo calibro del panorama pop, quest’anno l’80% erano gruppi indipendenti, quindi questo vuol dire che qualcosa in italia sta cambiando. spero che non li abbiano chiamati solo perchè costano di meno!

auff! è un album incazzato e cinico dove si percepisce un estremo bisogno di contestare un sistema alle porte del tracollo. la vostra risposta, che fa un po’ da filo conduttore all’intero album, è spesso distruttiva e disfattista...
in realtà noi non siamo rivoluzionari, ma ci poniamo come cronisti della nostra epoca. i più grandi rivoluzionari erano persone che avevano dentro un amore incredibile. majakovskij ha scritto delle cose fantastiche ed è visto come un uomo burbero, grosso, violento. in realtà ha scritto un poemetto che si chiama io amo, delle poesie d’amore sconvolgenti: ti accorgi di quanto una persona possa arrabbiarsi e quindi volere questa distruzione e questa disfatta solo perché non riesce a trovare, a vedere attorno a sè l’amore. in realtà le persone così amano fortemente il bello e il giusto ed è fortemente ingiusto che una persona soffra, si ammazzi o che il mondo sia brutto. le persone più incredibilmente incazzate, sono le uniche che vorrebbero veramente cambiare il mondo. paradossalmente chi ha più voglia di distruggere le cose intorno a sé, è colui che più le vuole cambiare e che più vuole che le cose siano migliori.

dite che la storia ci insegna a “distruggere quando è il momento”. credi che sia davvero irreversibile il caos raggiunto dalla storia e distruggere questa società sia la chiave di volta?
non siamo proprio al momento giusto ma questa crisi non è assolutamente risolvibile. il grado di irreversibilità arriverà e ce ne accorgeremo, noi adesso stiamo fin troppo bene. perchè è da ripensare tutto: il lavoro è pensato male in Italia, forse anche più che in altri paesi, e poi soprattutto la cosa che non riusciamo a capire è che noi al lavoro non serviamo più, ci sono le macchine. le nostre braccia sono già inutili. perché le fabbriche crollano, licenziano tutti, non riescono a fare guadagno? perché l’essere umano non è fatto per lavorare. siamo inadatti al lavoro, soprattutto a livello industriale siamo inadatti. questa è l’era tecnologica e noi dovremmo diventare tecnologici. probabilmente la prossima evoluzione dell’uomo non sarà più umana ma robotica. probabilmente il robot è il prossimo uomo...!

macedonia è un pezzo graffiante ed incalzante. le guerre non sono mai servite, ma evidentemente il grido no-war non è mai bastato a fermare l'ignoranza degli eserciti. pensate che riusciremo mai a battere le frontiere della pace e della libertà combattendo con la musica?
con la musica no. già ci hanno provato in tanti ed erano anche più bravi di noi. io credo che il concetto di prima, dell’uomo inadatto a questo tipo di mondo forse un giorno riuscirà a fermare le guerre. la guerra è un modo di cercare potere, possesso, spazio per fare delle cose, per il mercato della guerra, per i soldi, per l’industria della guerra. quando tutto questo sarà assolutamente non necessario, perchè l’uomo non si preoccuperà più di queste cose, ci saranno dei robot che lavoreranno per noi e noi faremo solo all’amore dalla mattina alla sera. non ci sarà proprio bisogno nell’impeto umano di fare la guerra, salvo qualche pazzo... non ci sarà più bisogno della guerra, perchè non ci servirà più conquistare uno spazio, perchè in realtà non avremo niente da investire in quello spazio. investiremo solo nelle emozioni e tutti ci avvicineremo un po’ di più, probabilmente...

com’è nata la colaborazione con emiliano audisio dei linea 77?
l’ha chiamato emanuele fusaroli, la verità è questa. lui chiede solamente collaborazioni quando pensa che qualcuno può dare qualcosa in più al tuo album. molto probabilmente l’ha chiamato perchè è molto diverso da noi. tante volte alcune collaborazioni possono andare male perché inutilmente possono far credere al pubblico che il gruppo s’ispiri alla persona chiamata a collaborare. questa è la pericolosità delle collaborazioni, mentre mettere una persona che si distacca fortemente dal tuo sound e che ha anche una bella testa e ragiona diversamente, può essere una scelta vincente. le parti che canta lui le ha volute scrivere da solo e soprattutto le ha cantate negli spazi giusti. li voleva essere emiliano audisio dei linea 77,  nello spazio che gli lasciava la canzone, rispettando la canzone, il management ed il pezzo. io credo sia stata una persona intelligente; sia lui, sia emanuele che l’ha chiamato.

pornobisogno ha fatto immediatamente parlare di voi, infatti, il video è stato subito censurato da youtube e poi riportato sul sito di repubblicaXL. vi ha lusingato questa cosa?
certamente! c’è qualcuno a repubblica XL a cui piacciamo tantissimo e questo ci fa molto piacere. ringraziamo anche davide toffolo che parla sempre molto bene di noi e ci fa molto piacere. il fatto che pornobisogno sia stato censurato fa parte delle brutture che ci sono nel nostro paese. siamo dei bigotti. nel video non c’era nulla di più di quello che si vede in televisione tutte le sere.
anche youtube poi è un sistema che non funziona molto…tu potresti scrivere che il mio video non va bene perché ti sto antipatico o che è inadatto, ma questo non significa che i contenuti non siano validi per gli altri. in ogni caso ci fa molto piacere che persone come quelle di repubblica XL abbiano appoggiato la nostra campagna: questo video è bello e ben fatto, non c’è niente di esageratamente pornografico o volgare. e poi c’è sempre un modo su internet per divulgare…lo metteremo anche sui siti porno tra un po’!

in auff!! citate dei poeti maledetti, cercando di smitizzarli. ad un certo punto dici anche che bukowski non avrebbe bevuto poi così tanta birra...
è un po’ una critica contro l’industria discografica e contro l’industria di noi stessi. noi magari andiamo in giro parlando e strariparlando di tutti questi poeti maledetti senza magari averli letti o senza averli mai capiti. è il momento di parlare di noi stessi. non è una critica contro questi grandi artisti che ci hanno insegnato tanto, è un po’ contro le persone che ne abusano e anche contro chi fa sempre del citazionismo piuttosto che dire una cosa con il proprio cervello...

una curiosità per finire…chi è in realtà il numero otto?
il numero otto siamo tutti noi: gli esseri umani che si limitano a stare tra il sette e il nove piuttosto che diventare l’infinito. noi siamo tutto, siamo l’infinito, siamo quello che respiriamo, siamo tutte queste emozioni mentre ci limitiamo a fare il nostro dovere, ci limitiamo a vivere la nostra vita come se respirare fosse l’unica cosa…ma, respirare significa far parte dell’infinito. Respirando muovi tutta l’aria del mondo, una cosa fantastica. concludo con questo: c’era un tizio a cui hanno chiesto: “tu che fai nella vita?” - “io faccio il musicista” - “no no, cosa fai per vivere?” - “io per vivere respiro!”


james cook was here!
magnolia, 24 maggio 2012
















per approfondire...

sito internet ufficiale














































































lunedì 14 maggio 2012

un anno in più (non cambia niente)

prendo spunto da questo bel pezzo dei perturbazione per parlare di una storia che in realtà ha poco in comune con quella cantata da tommaso. 
esattamente un anno fa, quasi per sbaglio, partiva questo blog ed il fatto di essere ancora qui a scrivere è già un risultato.
in questi dodici mesi nella mia vita qualcosa è cambiato ma soprattutto ho visto, vissuto ed imparato un sacco di cose. di una piccolissima parte ho scritto, le altre sono tutte conservate nelle tracce sparse per casa, nelle foto, nei sapori, negli odori e nelle sensazioni impresse nella memoria.
lo stile di james cook non è cambiato e lo sintetizza molto bene questo dialogo tratto dal film 'jules et jim' di francois truffaut del 1962:

oh, io sono un mezzo fallito. il poco che so lo devo al mio professore, albert sorel.
"cosa vuol diventare?", mi domandò. "diplomatico."
"ha una grossa fortuna?" "no."
"può con qualche apparenza di legittimità aggiungere al suo cognome un nome celebre?" "no."
"e allora rinunci alla diplomazia."
"ma allora cosa posso fare?" "il curioso."
"non è un mestiere." "non è ancora un mestiere. viaggi, scriva, traduca, impari a vivere dovunque, e cominci subito. l'avvenire è dei curiosi di professione. i francesi sono rimasti in casa da troppo tempo. troverà sempre un giornale che paghi per le sue scappatelle"


per il resto la musica ascoltata in casa, in auto e davanti a un palco assorbe parecchio tempo. però i luoghi visitati, i libri letti, le persone incontrate, i cibi assaporati, sono anch'esse parte dello stesso progetto...
il pc ed i social network, gli schermi cinematografici ed i parchi silenziosi catturano la mia attenzione, mentre della tv non sento ancora il bisogno.

con affetto,

(un curioso) james. 

un anno in più non cambia niente, io mi dimentico di te ma torno a raccontarmi una bugia...



sabato 12 maggio 2012

dimartino - sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile (picicca dischi, 2012)

quest'anno la sicilia ci regala davvero tante belle sorprese: dopo colapesce (di cui ho già parlato), nicolò carnesi, oratio e il pan del diavolo, è il momento di dimartino, che pubblica in questi giorni un vero gioiello.
accompagnano antonio di martino in questo lavoro i fidi giusto correnti (batteria e percussioni) e simona norato (tastiere e chitarre). il disco è stato registrato al macwave studio di brescia e missato al picicca studio di rende con la coproduzione artistica di dario brunori e la supervisione di matteo zanobini.
è un disco pieno di emozioni quello che segue 'cara maestra abbiamo perso', sicuramente più maturo ed efficace, più omogeneo e con una grande personalità autorale. eh si, perché con dimartino viene proprio voglia di evitare la parola indie e di tornare a parlare di cantautori. viene proprio voglia di godere delle belle melodie, degli arrangiamenti curati e dei testi talmente belli che vivrebbero quasi di vita propria.
le prime parole del disco colpiscono dal primo ascolto (io odio immensamente le ferrovie dello stato, perché è li che ci diciamo addio quattro volte al mese), per proseguire in 'non ho più voglia di imparare' (mentre guardavamo il divo sul manifesto del detersivo, pensavamo a monicelli che vola dal balcone, alla faccia della moda che ci vuole tutti giovani e belli, alla faccia dell'italia che ci vuole vivi e basta) e in 'maledetto autunno' (e incontrarsi in metro con un disco in mano in un giorno assurdo, fingersi più grandi di trecento anni, domandarsi come stai io sto bene come te)...
ma di esempi ce ne sarebbero decine perché a voler scegliere i pezzi migliori, per me è praticamente impossibile: ognuno ha una storia di umanità, di amori, di sentimenti... tanti lampi e tante intuizioni che fanno venire voglia di ascoltarlo e di canticchiarlo in continuazione. 
e continuerò a farlo in casa, in macchina e presto sotto i palchi della sua lunga tournée estiva...


tracklist
1. non siamo gli alberi
2. non ho più voglia di imparare
3. venga il tuo regno
4. amore sociale
5. cartoline da amsterdam
6. la penultima cena
7. maledetto autunno
8. io non parlo mai
9. piccoli peccati
10. poster di famiglia
11. ormai siamo troppo giovani